Crisi idrica in Italia: la vite ora ha bisogno d’aiuto

Crisi idrica in Italia: la vite ora ha bisogno d’aiuto

Pur resistendo bene alla siccità, i vigneti in Italia necessitano di sempre maggiori interventi. Dall’irrigazione di soccorso alla creazione di laghetti, fino alla riduzione degli sprechi: i tanti modi in cui i Consorzi corrono ai ripari. La nostra inchiesta.

È come se lo Stivale si fosse capovolto. In molte regioni del Sud, già avvezze alla siccità, la vite non sembra stia soffrendo più di tanto, mentre spostandoci verso nord, dove l’acqua non è mai mancata, la preoccupazione è decisamente più percepibile, così come la ricerca di soluzioni.

La Franciacorta pensa a canali, invasi e pozzi

Come spesso capita quando si affrontano questioni generali in Italia, è pressoché impossibile generalizzare. E così se il tema della crisi idrica è certamente centrale nel nostro Paese – la recente istituzione di una cabina di regia da parte del Governo ne è la dimostrazione – e assume toni anche drammatici per alcune colture più bisognose di acqua, nel caso della vite da vino la situazione, al netto di chi magari preferisce, quasi per scaramanzia, buttare la palla in avanti e aspettare, è a macchia di leopardo. Ci sono, però, alcuni comuni denominatori; parlare di irrigazione di soccorso non è più un tabù e la lotta allo spreco incentiva la richiesta di invasi e laghetti. Inoltre, in alcuni casi è arrivato anche il momento di mettere in discussione paradigmi che si pensavano indissolubili, come i sistemi di allevamento e le altitudini.
«La prima considerazione da fare è che, con il senno di poi, un’annata come la 2022, se gestita bene, valutando la qualità delle uve e dei vini, la possiamo considerare positiva», spiega Silvano Brescianini, presidente del Consorzio tutela del Franciacorta. «Questo significa che annate come la 2017, 2015, 2012, 2007 e 2003 hanno costretto la vite ad abituarsi alla siccità e al caldo, e noi ad affrontare la questione».
Se la fertilità dei suoli è un ottimo alleato per combattere la siccità, poiché la presenza di maggior sostanza organica consente di trattenere l’umidità e di combattere lo stress da mancanza di acqua, dall’altro pensare anche ad altre soluzioni diventa una necessità.
«Insieme ad Anbi Lombardia e al Consorzio di bonifica Oglio Mella stiamo facendo uno studio per capire varie cose. Se, ad esempio, laddove ci sono già canali di irrigazione nella parte sud-ovest della Franciacorta è possibile estenderli, se possiamo pensare di costruire degli invasi per non perdere l’acqua, soprattutto nelle zone pedecollinari e, infine, se è possibile costruire pozzi consortili, da usare soprattutto per gli impianti nuovi e in situazioni difficili».

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© Riproduzione riservata - 10/05/2023

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