In Italia In Italia Luca Casadei

Cosa succede nel Piceno

Cosa succede nel Piceno

L’anima biologica e gli investimenti in chiave enoturistica. L’identità autoctona e la crescita sul fronte dell’export. Una panoramica sui trend e sui punti di forza della produzione enologica tra Ascoli e Fermo.

Un territorio in fermento, sempre più capace di coniugare una viticoltura dalle origini antiche a uno sguardo rivolto al futuro, orgogliosamente autoctono e convinto della propria anima biologica. Per lungo tempo ancorato a un’impostazione tradizionale, da alcuni anni il Piceno ha allargato le prospettive enologiche senza tradire la propria identità. L’innalzamento della qualità media delle diverse produzioni si accompagna a un più recente investimento in chiave enoturistica, dove l’esigenza è quella di fare sistema tra le tante risorse d’eccellenza disponibili.

cosa succede nel Piceno
Un momento della vendemmia alla Cantina Fiorano

Nel cuore verde d’Europa

Oltre 100 milioni di fatturato, 70 mila ettari di terreno e circa 2.200 agricoltori coinvolti; sono i numeri del Distretto biologico unico delle Marche, costituitosi ufficialmente a fine 2021 e attualmente il più grande del Vecchio continente. Nato per promuovere e sostenere l’agricoltura biologica marchigiana, è nel Piceno, dove si concentra il 52% della produzione vitivinicola regionale, che trova la sua massima rappresentanza per il comparto enologico.
Il clima favorevole e la conformazione collinare hanno storicamente reso le campagne tra Ascoli e Fermo un terreno fertile per il biologico, sistema già abbracciato circa trent’anni fa da diverse aziende. A riprova di ciò, tra i 57 soci che oggi compongono il Consorzio Vini Piceni, l’82% della produzione è certificata bio. E in futuro la quota verde è destinata a crescere ulteriormente.
«Essere biologici è il punto di partenza di quella sostenibilità di cui oggi si parla tanto», afferma il presidente del Consorzio Giorgio Savini, titolare dell’azienda Santa Liberata. «Ma che senza l’adesione a un disciplinare preciso e controllato rischia di diventare poesia senza sostanza».

Origini antiche e sguardo al futuro

Una vocazione all’enologia che inizia 2.500 anni fa e uno spirito combattivo capace di non arrendersi davanti alle avversità sono i capisaldi della campagna di comunicazione Piceno Veritas lanciata poco più di un anno fa dal Consorzio in occasione del ventennale della sua costituzione. Attraverso l’immagine di un guerriero vignaiolo, che indossa un elmo storico e sfodera un calice come se fosse una spada, l’antica identità del territorio si rinnova in chiave contemporanea. I viticoltori di oggi sono chiamati a guidare la tradizione millenaria verso il futuro; come gli antichi guerrieri piceni, devono lavorare con coraggio e determinazione per dare carattere a vini carichi di storia e di potenza espressiva ma destinati ad andare oltre. Da qui lo slogan “Alcuni vini invecchiano, i nostri passano alla storia”.

Fieramente autoctoni…

Il forte radicamento nella tradizione dell’enologia picena si esprime in prima istanza nell’aver sempre puntato sui vitigni autoctoni, resistendo alle seduzioni delle uve internazionali anche negli anni in cui un po’ di Chardonnay e Cabernet Sauvignon non si negava a nessuno.
La triade Pecorino, Passerina e Montepulciano è alla base delle Denominazioni di origine. Dei circa 7,5 milioni di bottiglie prodotte annualmente, più della metà (4 milioni) esce come Rosso Piceno Doc (Montepulciano dal 35% all’85% e Sangiovese dal 15% al 50%). Di Offida, la Docg più diffusa nelle Marche, si producono circa 2 milioni di bottiglie nelle tipologie Pecorino, Passerina e Rosso (Montepulciano almeno all’85%). Il terzo gradino del podio in termini di produttività è occupato dal Falerio (Trebbiano dal 20% al 50%, Passerina e Pecorino entrambi dal 10% al 30%) con 1,83 milioni di bottiglie; mentre il Terre di Offida (Passerina almeno all’85%) si ferma a quota 33 mila.

… guardando oltre i propri confini

Pensando al mercato nazionale, nell’ultimo triennio si è registrata un’impennata delle vendite nella Gdo per la Passerina (+92%) e il Pecorino (+55%). Mentre sul fronte export le principali destinazioni sono rappresentate da Stati Uniti, Canada, Giappone e Sudest Asiatico.
«Come Consorzio stiamo cercando di lavorare per favorire un innalzamento del valore dei vini e creare nuove opportunità per i nostri associati, perché il mondo non finisce nella riviera sotto casa», sottolinea Giorgio Savini. «È una strada ancora lunga e impegnativa, ma la direzione è chiara. Affrontare mercati esteri da soli per le singole aziende è difficilissimo, mantenerli quasi impossibile. Occorre fare squadra per costruire percorsi e relazioni in grado di durare nel tempo a beneficio di tutti, dalle aziende già affermate a quelle emergenti».

Rossi più contemporanei e la stella del Pecorino

Sul versante stilistico la novità più interessante riguarda i vini rossi che – rimanendo fedeli alla metafora dei guerrieri piceni – negli ultimi anni si sono progressivamente liberati della pesante armatura che li aveva contraddistinti in passato. Meno estrazione, maggiore fragranza e un nuovo equilibrio per regalare più piacevolezza nel calice e andare incontro alle richieste del mercato. È questa la svolta contemporanea del Montepulciano, che senza snaturarsi punta sempre più spesso sulla croccantezza e sull’eleganza rispetto alle esibizioni muscolari di inizio millennio. Tra le etichette più illuminate si segnala l’Offida Rosso Vignagiulia di Dianetti. Anche nel connubio con il Sangiovese prevale sempre più di frequente l’approccio fresco e moderno, che dona notevoli vantaggi anche negli abbinamenti a tavola. Il nuovo corso del Vigna Messieri di Tenuta Cocci Grifoni interpreta bene questa svolta territoriale.
Tuttavia il vitigno che meglio incarna la crescita qualitativa del Piceno è senza dubbio il Pecorino. Uva dalla grande versatilità, ha convinto pubblico e critica per la sua capacità di unire ricchezza aromatica, grande freschezza, buona sapidità e un notevole potenziale evolutivo. Gli interpreti di spessore sono diversi, dall’azienda agricola Fiorano ad Aurora, passando per Tenuta Santori, Terra Argillosa e Pantaleone, ma l’elenco è riduttivo.

Focus su abbinamenti a tavola…

Proprio l’Offida Pecorino Docg è stato il vino che ha dato il via lo scorso dicembre al nuovo format Autoctoni Gourmet che mira a promuovere e divulgare la biodiversità enoica delle Marche abbinandola ai piatti della tradizione italiana. Organizzata dalla Camera di commercio delle Marche per il Consorzio dei Vini Piceni in collaborazione con l’azienda speciale Linfa, la prima tappa ha visto giornalisti enogastronomici, influencer e blogger impegnati ai fornelli dell’Harena Chef Academy per riprodurre un piatto ideato dallo chef Arcangelo Tinari del ristorante stellato Villa Maiella da abbinare al vino bianco principe del territorio piceno.
«Un nuovo appuntamento è in programma per il prossimo 7 luglio con un altro chef stellato», rivela Giorgio Savini. «Questa volta protagonista sarà il Rosso Piceno. Con questo format ci stiamo avvicinando a un target più giovane rispetto alla media dei consumatori abituali, un pubblico che sceglie il vino come elemento di piacere ed è molto attento alla qualità».

…e sviluppo di un enoturismo consapevole

La valorizzazione dei vini piceni si intreccia strettamente con il grande impegno della Regione Marche sul fronte dello sviluppo enoturistico. Con il progetto “Enoturismo delle Marche: dalla vigna alla tavola”, grazie a un nutrito calendario annuale di eventi, i vini Docg, Doc e Igt sono serviti e raccontati da chef e produttori e abbinati a piatti preparati con prodotti di qualità, diventando in ogni tappa una porta di conoscenza dei diversi territori. Mentre le aziende vitivinicole si stanno attrezzando sempre più in termini di ricettività.
«Chi visita il Piceno ha voglia di vivere un momento speciale», sottolinea Savini. «Come Cantine possiamo offrire esperienze uniche, di grande fascino, perché abbiamo una precisa identità. Non siamo attività di ristoro, dal punto di vista normativo c’è ancora bisogno di limare alcuni aspetti per stimolare l’adesione da parte delle aziende a quella che è una grande opportunità per lo sviluppo del territorio».

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© Riproduzione riservata - 28/06/2023

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