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Come se la passa il vino italiano? L’indagine Mediobanca

Come se la passa il vino italiano? L’indagine  Mediobanca

Secondo il report dell’istituto di credito, le 253 principali società di capitali italiane prevedono un 2024 positivo per vendite (+2,6%) ed export (+3%). Cambiano i consumi: nel 2023 si è bevuto meno (-4,5% sulle quantità totali) ma meglio (+12,7% i vini premium). In 10 anni i vini Doc e Docg sono cresciuti quasi del 10%.

In un contesto globale di significativa contrazione della produzione e rimodulazione dei consumi che hanno caratterizzato il 2023, l’annuale report firmato da Mediobanca sullo stato di salute del vino italiano getta uno sguardo ottimistico sul futuro. Secondo le 253 principali società di capitali italiane oggetto dell’indagine (quelle cioè con un fatturato 2022 superiore ai 20 milioni di euro) il 2024 sarà un anno di crescita, con un +2,6% di vendite attese e un export in progresso del 3%. E a gasare la performance saranno in particolare le bollicine, per cui si prevede un +3,7 di ricavi complessivi e un export in aumento del +6,8%.

Italia primo esportatore di vino di qualità

L’anno passato l’Italia ha seguito la tendenza mondiale registrando un calo del -23,3% nella produzione (a livello globale la contrazione è stata del -9,6% con 237 milioni di ettolitri complessivamente prodotti) e del -1,6% nei consumi (-2,6% e 221 milioni di ettolitri a livello mondiale). Il segno più sul saldo commerciale, passato in 20 anni da 2,5 miliardi di euro del 2003 ai 7,2 nel 2023, fa comunque del nostro Paese il primo esportatore di vino in quantità (21,4 milioni di ettolitri nel 2023) e il secondo per valore (7,7 miliardi di euro, dietro solo agli 11,9 miliardi della Francia). Per i produttori piemontesi l’export vale il 64,5% del fatturato, per i toscani il 60,6%. Nel 2023 le esportazioni hanno trainato in particolare la crescita delle imprese friulane (+6,1% le vendite complessive e +22,3% oltreconfine), lombarde (+4,4%; +7,4%) e dell’Emilia-Romagna (+1,6%; +8,6%).

Una grafica tratta dal report Mediobanca che riassume i consumi e le previsioni sul 2024

Consumi: crescono bianchi e rosé, calano i rossi

Le macrotendenze di consumo del settore, rimescolate da fattori come il ricambio generazionale e i cambiamenti climatici, disegnano un calo nelle preferenze dei vini rossi, passati negli ultimi 20 anni da una quota del 51,3% a 48,3%, cui vengono preferiti sempre più i bianchi (+2,2% nelle quote di consumo) e rosé (+0,8%).

Mercato italiano sempre più polarizzato

In Italia, sottolinea Mediobanca, la pressione inflattiva nel 2023 ha eroso il potere di acquisto delle famiglie portando a una diminuzione commerciale in tutti i canali del -4,5% e finendo per polarizzare le vendite: particolarmente interessati dal fenomeno sono risultati, infatti, i vini di fascia intermedia (-10,1%) a fronte di un calo più lieve registrato dai prodotti di fascia bassa (-1,7%, market share al 44,2%) e da un balzo dei vini premium (+12,7% i vini di fascia molto alta sul 2022, con una quota di mercato del 18,6%. Crescono anche i risultati dei vini biologici (+1,4% e 5,4% di market share), vegani (+1,4% e 2,7%) e naturali (+1,8% e 1%).

In 10 anni i vini Doc e Docg cresciuti del 9,2%

In dieci anni i vini Dop sono aumentati di quasi 10 punti percentuali: dal 38,5% del 2013 nel 2023 i vini Doc e Docg sono passati al 47,7%. Contemporaneamente sono calati gli Igt (-12%) che erano il 35% nel 2013 e oggi hanno una quota di mercato del 27% e vicina ai vini da tavola (25,3%). Complessivamente, il valore delle Dop e Igt imbottigliate è pari a 4,3 miliardi di euro in Veneto, 1,4 miliardi in Piemonte e 1,2 miliardi in Toscana.
La voce relativa all’export legata ai vini a denominazione ha rappresentato una grossa fetta del fatturato soprattutto per i produttori piemontesi (64,5%) e toscani (60%).

Fatturato 2023 stabile per i big player italiani

Le 253 aziende italiane con oltre 20 milioni di fatturato hanno ricavi aggregati per 11,8 miliardi di euro e rappresentano l’88,4% del fatturato nazionale del settore.  Il dato aggregato dei maggiori produttori ha vissuto un 2023 sostanzialmente stabile (-0,2% sul 2022) con un leggero peggioramento sul mercato interno (-0,7%) rispetto a quello estero (+0,3%). Spiccano le buone performance oltreconfine dei vini frizzanti (+2,5%). L’Ebit margin ha riportato un aumento del +1,4% sul 2022, il rapporto tra il risultato netto e il fatturato del 4,2%.

Chi sono i best performer

Sono quattro le società italiane del vino che superano i 400 milioni di euro di ricavi nel 2023. Cantine Riunite, con la controllata Giv-Gruppo italiano vini, si conferma leader con un giro d’affari annuo di 671 milioni di euro (-3,4 per cento sul 2022). Al secondo posto, il polo costituito da Argea (449,5 milioni di euro, -1,2 per cento), seguita dalla quotata Italian Wine Brands con 429,1 milioni (-0,3% sul 2022). Caviro (423,1 milioni, in aumento dell’1,4% sul 2022) resta al quarto posto.
Nella Top 10 compaiono la cooperativa trentina Cavit (267,1 mln +0,9% sul 2022), Santa Margherita Gruppo Vinicolo (255,4 mln, -2%), Marchesi Antinori (250,3 milioni, +1,9%), La Marca (225,8 mln, -4%), Fratelli Martini (219,6 mln, +1,1%), Mezzacorona (217,7 mln, +2%) e il Gruppo Collis (209,4 mln di euro, +64,8% grazie a una serie di incorporazioni societarie).
Osservando la redditività (cioè il rapporto risultato netto/fatturato), il 2023 vede in testa Frescobaldi (29%) seguita da Santa Margherita (18,5%) e Antinori con un utile su fatturato del 17%.

Quasi il 65% del patrimonio netto delle imprese è familiare

Per quanto riguarda la struttura patrimoniale delle imprese che fanno vino, cita ancora il rapporto di Mediobanca, il settore è ancora in prevalenza sotto il controllo familiare (64,8% del totale, che sale al 81,4% se si includono le cooperative) mentre la quota di investitori finanziari sul totale è del 10,9%. Banche e assicurazioni (5,2%) sono assenti nelle imprese più piccole, mentre i fondi di private equity (4,1% del patrimonio netto) partecipano nei capitali delle principali imprese vinicole indipendentemente dalla loro dimensione. Al diminuire della dimensione cala anche l’incidenza di possesso non italiano, pari al 7,6% dei mezzi propri.

Solo una impresa su tre ha un bilancio di sostenibilità

La sostenibilità, secondo Mediobanca, è invece da migliorare. Solo il 34,9% delle maggiori imprese vinicole italiane redige un bilancio di sostenibilità (38,6% i produttori con più di 50 milioni di fatturato). Le principali motivazioni sono: la complessità del processo di validazione o consuntivazione (per il 26,8% delle imprese), mancanza di benchmark o best practice di riferimento (14,3%) la difficoltà a coinvolgere le funzioni aziendali rilevanti e carenza di competenze specifiche (10,7%).

Foto di apertura: © Holgi – Pixabay

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© Riproduzione riservata - 19/06/2024

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