Premium Premium Riccardo Oldani

Carne sintetica: che cos’è esattamente?

Carne sintetica: che cos’è esattamente?

Dopo Singapore nel 2020, anche gli Usa lo scorso novembre hanno autorizzato la vendita di una carne di pollo sintetica prodotta in California. In Italia si è subito acceso un animoso dibattito sui pro e (soprattutto) i contro di questa novità, anche in vista di future aperture previste in Europa. Ma che cos’è esattamente la carne “coltivata”? E in che modo dovremmo valutarla razionalmente?

Lo scorso novembre Francesco Lollobrigida, il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e delle foreste, lo ha promesso solennemente: «La carne sintetica, finché ci saremo noi al governo, non arriverà mai sulle tavole degli italiani. Siamo contrari ai cibi creati in laboratorio e artificiali e contrasteremo in ogni sede questo tipo di produzione». Coldiretti negli stessi giorni ha definito quella che in Italia viene chiamata “carne sintetica” come «una preoccupante novità, contro la quale si schiera il 75% degli italiani, che non sarebbe disposto a portare a tavola nel piatto la “carne di Frankenstein“».

Una svolta epocale

Che cosa ha acceso questo dibattito, che prosegue a intermittenza anche ora? L’annuncio da parte della Food and Drug Administration, l’organizzazione statunitense che dà il via libera alla commercializzazione di farmaci e alimenti, di avere autorizzato la vendita della carne di pollo “coltivata” in laboratorio da un’azienda californiana, Upside Foods. Una decisione che segue di due anni quella presa invece a Singapore, che ha consentito la vendita della carne di pollo sintetica sviluppata da un’azienda locale, Good Meat.

Un settore chiave

Come sempre quando si entra in terreni minati che possono incidere profondamente su settori radicati, come sono appunto quello zootecnico e della filiera della carne, occorre liberare il campo dal marketing e dalla politica. È comprensibile che ci si preoccupi in Italia per il futuro di un settore, quello dell’allevamento, che in tutta Europa vede la presenza di 5 milioni di aziende, ognuna delle quali in grado di creare 6/7 posti di lavoro.

Che cos’è questo cibo?

Ma che cos’è esattamente la carne sintetica? Nei paesi anglofoni si definisce “cultured” meat, cioè carne coltivata, o da coltura. È nata da un processo di sviluppo da cellule staminali ideato inizialmente per produrre tessuti o organi per i trapianti. Viene prodotta in bioreattori a partire quindi da cellule prelevate da animali veri, che hanno il potenziale di trasformarsi e crescere nel tessuto voluto, per esempio quello muscolare. Perché ciò avvenga le cellule vengono alimentate con sostanze nutritive ricche di amminoacidi, glucosio, vitamine, sali inorganici, in un’atmosfera ricca di ossigeno e con l’aggiunta di proteine e altri fattori di crescita.

Se ne parla da un decennio

Il primo hamburger di carne prodotta in questo modo comparve nel 2013, quando uno scienziato britannico, Mark Post, lo mostrò in un programma tv. Da allora sono sorte decine di startup in tutti i continenti che hanno attirato centinaia di milioni di investimenti. Ma ancora oggi, dopo un decennio, con pochissimi risultati concreti raggiunti, per lo meno in termini di prodotti realmente introdotti sul mercato.

Quali i vantaggi?

Detto degli impatti negativi che una diffusione globale di questo tipo di produzione genererebbe, quali sarebbero, invece, i vantaggi? In effetti, l’industria della produzione di carne è una tra le più impattanti del pianeta, in termini di emissioni prodotte, consumo di acqua e di risorse primarie. Riuscire a ridurre il suo peso sull’ambiente avrebbe un senso; anche perché gli stessi operatori del settori non immaginano che questo tipo di prodotto possa sostituire in toto quello tradizionale.
Un altro vantaggio sarebbe che la carne così prodotta non avrebbe bisogno dell’inoculazione di antibiotici, farmaci e ormoni della crescita oggi somministrati negli allevamenti.

Limitare il consumo di animali

Secondo Daan Luining, direttore tecnico di Meatable, un’azienda olandese che sta sviluppando la propria carne sintetica, «se potessimo anche soltanto ridurre dal 10% al 20% del numero di animali allevati solo per essere uccisi e mangiati otterremmo un enorme risultato per l’ambiente. Ma questo non è un obiettivo realizzabile in un prossimo futuro. Quello che in realtà ci proponiamo è fermare la crescita del consumo di carne animale; consumo che sta aumentando a dismisura per la pressione demografica sul pianeta. Già solo se riuscissimo in questo intento avremmo raggiunto un risultato eccezionale».

I costi sono ancora astronomici

Pensare che la carne sintetica possa invadere gli scaffali dei nostri supermercati al momento è irrealistico. Uno studio recente condotto negli Usa ha stimato che con le tecnologie attuali il costo di 1 chilogrammo di carne di manzo coltivata per hamburger non potrà essere inferiore ai 100 dollari in un impianto su larga scala. Potrà scendere intorno ai 63 dollari soltanto dopo lo sviluppo di tecnologie, ancora non esistenti, per produrre a basso costo le sostanze necessarie ai bioreattori. Nel momento in cui si dovesse raggiungere una convenienza economica molto dipenderà poi da come il prodotto verrà proposto.

Un approccio equilibrato

Un esperimento realizzato in Italia ha rivelato come basterebbe adottare un’etichetta verde anziché rossa, e la dicitura “carne pulita”, anziché “sintetica”, “in-vitro” o “coltivata” per ottenere un gradimento positivo da parte del pubblico.
Ma la strada per arrivare a quel punto è ancora lunga. Vedremo che cosa succederà in futuro. La nostra speranza è che l’approccio sia equilibrato e non ideologico, come purtroppo avviene sempre di più quando si parla di applicazioni della scienza.

Foto di apertura: la FDA ha approvato negli States la vendita di carne di pollo prodotta di Upside Foods © Upside Foods

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© Riproduzione riservata - 07/02/2023

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