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Brachetto d’Acqui. Il vino di San Valentino, ma non solo

Brachetto d’Acqui. Il vino di San Valentino, ma non solo
Il Consorzio tutela vini d’Acqui sta puntando sul Rosé in versione Brut o Extra Brut, che svincola dall’abbinamento classico con i dolci per essere un ottimo compagno di tutto il pasto

L’incontro a Milano con il “re del cioccolato” Ernst Knam è l’occasione per fare il punto su questa denominazione piemontese. Prodotto soprattutto nella tipologia spumante, ha una naturale bassa gradazione e, oltre ai dolci, si accompagna ai cibi speziati e piccanti

Il Brachetto d’Acqui è il vino dei golosi. Di chi ama prolungare il piacere di un cioccolatino con un sorso che risveglia il desiderio. Prima dell’assaggio, si annuncia con un profumo di fragole di bosco e un colore scivolato da un petalo di rosa. E proprio così, tra cioccolatini e rose, il Brachetto d’Acqui finisce inevitabilmente per affermarsi come il vino di San Valentino.

L’incontro con la pasticceria di Knam

Lo è un po’ per diritto di mescita e un po’ per narrazione. Il Consorzio tutela vini d’Acqui, per rinforzare il legame con il giorno dedicato agli innamorati, ha fatto incontrare i propri vini con il “re del cioccolato”, Ernst Knam. Lo chef ha creato per l’occasione due praline d’autore. Entrambe a forma di cuore – ovviamente – e con un cuore di Brachetto. Il cuore rosso è composto da una camicia fondente, ripiena con ganache al cioccolato fondente, crispy di lampone e Brachetto d’Acqui Passito Docg ristretto. Anche il cuore rosa ha una camicia di cioccolato fondente, ma è ripiena di ganache al cioccolato bianco e Acqui Rosé Docg ristretto.

brachetto d'Acqui
Il maitre chocolatier Ernst Knam ha creato due praline, cuore rosso e cuore rosa, ripiene di Brachetto d’Acqui

Una nicchia piemontese poco conosciuta

L’appuntamento organizzato dal Consorzio è stato l’occasione per riscoprire i vini d’Acqui, a volte messi in ombra dai piemontesi più blasonati. Il territorio della Docg Brachetto d’Acqui si estende tra le province di Asti e Alessandria. Un’area dai confini precisi delimitati dal fiume Tanaro e dagli Appennini, dal torrente Belbo e dal fiume Bormida. Novecento ettari stesi sulle colline di 26 comuni, con suoli di marne che a sud si alternano all’arenaria, mentre a nord all’argilla. Delle tre tipologie di Brachetto d’Acqui (“tappo raso”, spumante e passito) la quasi totalità della produzione si concentra sulle bollicine, ottenute con metodo Martinotti (Charmat).

Il Brachetto d’Acqui nel calice

Il risultato è un vino di grande impatto visivo, piacevole alla beva e di bassa gradazione alcolica (6% circa). Il naso prepara il palato alla dolcezza con note morbide di frutti rossi, rosa e caramella. In bocca è soave, conserva il frutto, ma non scade nello stucchevole. Bollicine e un buon bilanciamento in freschezza invogliano a un secondo sorso. L’abbinamento con i dolci e con il cioccolato è l’ideale, ma il Brachetto può riservare piacevoli sorprese anche con formaggi stagionati o cibi speziati e piccanti.

Il Brachetto d’Acqui nel mondo

Il mercato negli ultimi anni è sostanzialmente stabile con una produzione intorno alle 3 milioni di bottiglie, con un rimbalzo nel 2025 dopo un calo nel 2024. Il Brachetto d’Acqui è bevuto principalmente in Italia (65,5%), ma una bottiglia su tre varca i confini nazionali per lo più verso gli Stati Uniti (23%), ma con un crescente interesse anche nei mercati asiatici (5%). «Negli anni Novanta avevamo ricavi decisamente interessanti, poi abbiamo passato un momento difficile: una crisi d’identità e di mercato», spiega Paolo Ricagno, presidente del Consorzio tutela vini d’Acqui. «Oggi poco per volta ci stiamo riprendendo. Puntiamo sul territorio e stiamo avviando una promozione con altri due consorzi: l’Asti Spumante e il Barbera d’Asti. Insieme, tre Docg importanti».

Con il Rosé si ampliano gli orizzonti

Brachetto d’Acqui, però, non significa solo vino dolce. Il Consorzio e i produttori stanno puntando tanto anche sulle bollicine “secche”. Con la vendemmia 2017 è nato l’Acqui Rosé Docg che viene declinato dall’Extra Brut al Demi Sec. Un rosato color cipria, con profumi delicati di rosa canina e frutta croccante. Il sorso è deciso e quadrato: sapido. Ha una freschezza moderata che riporta alla frutta del Brachetto, ma la fragolina di bosco lascia il posto al ribes e al lampone. Quella del Rosé è una traiettoria del vitigno che amplia il respiro del Brachetto e ne estende le possibilità espressive. «L’impostazione che abbiamo dato al Rosé è davvero molto interessante», conclude Ricagno. «Perché è un vino che può essere bevuto come aperitivo, accompagnarci a tutto pasto per poi lasciare il posto al Brachetto d’Acqui che è un classico da dessert».

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