Dall'Italia Dall'Italia Alessandro Torcoli

Benvenuto Brunello: tutto quello che volevate sapere!

Benvenuto Brunello: tutto quello che volevate sapere!

Riportiamo a mo’ di sintesi conclusiva il commento del nostro direttore sulla manifestazione di Montalcino, Benvenuto Brunello, al termine della quale è stato assegnato il massimo riconoscimento (5 Stelle) all’annata 2010. L’articolo è stato pubblicato lo scorso sabato sul sito de Il Sole 24 Ore on line.

C’è una bella atmosfera a Montalcino e il leggendario Brunello mantiene il suo incredibile fascino. D’altronde, basta passare da queste parti per innamorarsi di lui, del suo carattere solare e intenso, dell’orizzonte aromatico che arriva lontano, tra eleganti colline, fedele versione liquida del paesaggio che spazia dall’antico borgo sino all’Amiata. Che importa l’annata, verrebbe da dire paradossalmente? Il Brunello è la maestosa espressione di un territorio, i suoi artigiani ne hanno colto le potenzialità e si impegnano per ottenere uve sempre all’altezza del suo nome. Non può deludere, e quando l’annata è proprio storta qualcuno vi rinuncia, rifugiandosi nel fratello minore del Brunello Docg, il Rosso di Montalcino Doc. Talvolta invece il millesimo è superbo e si propongono Riserve destinate a durare quasi in eterno, quelle del Greppo (Biondi Santi) hanno dimostrato di reggere i 100 anni di età. Dureranno 100 anni i Brunelli del 2010? Oggi a Montalcino il Consorzio di tutela del Brunello, che riunisce 208 produttori, ha comunicato il rating dell’ultima vendemmia: ben 5 stelle, il massimo, l’eccellenza. E dire che l’estate scorsa in pochi ne vedevano il potenziale: «Non ce lo saremmo aspettati che si dimostrasse un’annata così grande», ammette il presidente del Consorzio Ezio Rivella. «Persino superiore al grande 2006 che stiamo immettendo sul mercato, anch’esso 5 stelle. Direi che dipende da una maggiore esperienza in vigna». La nuova presidenza (Rivella è stato eletto l’anno scorso) è dunque foriera di buoni auspici. La manifestazione Benvenuto Brunello che s’è chiusa oggi ha visto la partecipazione di circa 250 giornalisti, la metà esteri. Un successo che si ripete da anni e per non provocare cali di interesse ne è stata leggermente modificata la formula, con diversi incontri in luoghi storici dell’antico borgo: il chiostro di Sant’Agostino, il palazzo arcivescovile, il teatro degli Astrusi, una bomboniera che rientra nella tradizione dei piccoli teatri così caratteristica del Centro Italia.

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Tre enologi molto noti: Barbara Tamburini, Vittorio Fiore e Riccardo Cotarella

Abbiamo degustato, accompagnati da un esercito di 50 sommelier, tutti i Brunelli del 2006, le Riserve 2005 (millesimo a 4 stelle), il Rosso di Montalcino 2009 (4 stelle). E mentre i critici del vino arrivavano ad assaggiare anche 120 campioni, si svolgevano alcuni importanti momenti culturali: un talk-show sulla storia del vino che s’intreccia con i 150 anni dell’Unità nazionale (presenti Francesco Ricasoli, Francesca Colombini, Riccardo Illy, Sandro Chia, Rosanna Carpenè, Lamberto Vallarino Gancia…) ed è stata presentata una puntata sul vino italiano de La Storia siamo noi di Giovanni Minoli. Sono stati inoltre assegnati i premi Leccio d’oro al ristorante, l’osteria e l’enoteca che meglio valorizzano il Brunello: Romano di Viareggio (Lucca), Osteria Ristorante Nostrana di Portland (Oregon, Stati Uniti) e La Mia Cantina di Padova.
Tornando alle degustazioni, che rappresentano il pilastro della manifestazione, hanno fatto notizia, con un velo di polemica, gli assaggi “prima dell’anteprima” di alcuni colleghi: James Suckling, ex “colonna” in Italia della rivista statunitense Wine Spectator e Monica Larner di Wine Enthusiast, i quali avevano comunque giudicato il 2006 una delle più grandi annate di sempre. Ha commentato Suckling: «Credo che questa annata sia il nuovo benchmark per la denominazione e per l’uva Sangiovese. Non riesco a pensare ad un esempio migliore dei vini toscani».
Tanto entusiasmo è molto benefico per il Brunello di Montalcino che sembra lanciato verso una nuova giovinezza, dopo qualche battuta d’arresto provocata ovviamente dalla crisi finanziaria mondiale, dato che è un vino di fascia alta, e purtroppo anche da qualche pietosa rissa interna. D’altronde si sa come son fatti i toscani, e i senesi in particolare… hanno un gusto estremo per la polemica, e questa talvolta degenera in pratiche masochistiche. Hanno rischiato di rovinare un gioiello con guerre ideologiche, incentrate sulla “purezza del vitigno”, sono partite denunce incrociate dettate da vecchie inimicizie… Non è un caso che si scrivano pure romanzi gialli, su Montalcino.
Scandali e polemiche, con relative conseguenze, sono stati una lezione speriamo utile e soprattutto passata. Ora si tratta solamente di gestire un successo. «Il Brunello non risente della crisi», ha commentato il presidente Rivella, «e tiene nei mercati di tutto il mondo. I dati rilevati nel 2010 sfanno emergere la cessione di fascette (quelle della Denominazione di origine controlla e garantita) per il Brunello ammonta a 8.300.000 contro le 7.200.000 del 2009 con un incremento del 15%. Questo Brunello per il 62% è venduto sui mercati internazionali, il 25% negli Stati Uniti e buoni risultati si sono registrati anche in Germania, Svizzera, Canada». La crescita delle fascette, però, si sta accompagnando a una sempre maggiore attenzione verso la qualità dei vini. Ha concluso Rivella: «Crediamo che sia il mercato a chiedercelo ma riteniamo soprattutto che questa inclinazione alla qualità sia alla base della filosofia di produzione dei vitivinicoltori di Montalcino»
Stando alle cifre economiche, il fatturato è cresciuto del 5%, da 135 milioni nel 2009 a 142 milioni, e resta stabile il giro d’affari mosso dall’enoturismo, stimato in 26 milioni di euro. C’è stato un leggero calo del prezzo medio del Brunello, come per quasi tutti i vini-mito. I produttori in questi giorni ci hanno manifestato grande sensibilità per la difesa di valori corretti. Un Brunello infatti non dovrebbe costare, al pubblico, meno di 20 euro; sotto questa soglia bisognerebbe cominciare a sentire – alla faccia del suo profumo di marasca – solamente odore di bruciato.

Sull’argomento sono stati pubblicati anche gli articoli Anche il Brunello festeggia l’Italia e Cinque stelle al Brunello 2010

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© Riproduzione riservata - 21/02/2011

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