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Benvenuta Aminta, la nuova tenuta di Andrea Cecchi a Montalcino

1 Dicembre 2025 Alessandro Torcoli Toscana
Benvenuta Aminta, la nuova tenuta di Andrea Cecchi a Montalcino

Hanno debuttato a Milano i primi due vini, Rosso e Brunello di due annate. L’imprenditore toscano prosegue un percorso di sviluppo nel segno del Sangiovese. L’acquisto risale al 2018 e dopo una lunga e giudiziosa attesa arrivano i primi buoni risultati

Quest’anno sono nate diverse nuove stelle, aziende o Cantine che portano avanti progetti di importanti famiglie del vino, un bel messaggio di speranza in un settore dove, al netto di difficoltà oggettive, il lamento sta prendendo il posto dell’entusiasmo. Per cui, bene e seguiamo con piacere questi astri nascenti. Tra questi, presentata a Milano e poi a Benvenuto Brunello: Aminta, la proprietà acquisita a Montalcino da Andrea Cecchi nel 2018 e i cui vini, dopo paziente attesa, sono giunti sugli scaffali.
«La nostra famiglia frequenta il territorio da molti anni», ha ricordato Andrea. «Prima da negociants, dal 1975 quando compravano bottiglie. Poi ci siamo occupati della distribuzione per Massimo Ferragamo (Castiglione del Bosco) e successivamente per Poggio Antico. Alla fine, abbiamo cercato una tenuta, visto il potenziale di Montalcino e il filo che ci lega al Sangiovese».

Aminta Cecchi

Perché a Castelnuovo Abate

Hanno giovato a favore della scelta il terreno e la posizione, soprattutto l’altitudine, per 6 ettari di vigna distribuita in tre posizioni a Castelnuovo Abate nell’area sud-orientale del distretto del Brunello di Montalcino. I tre corpi distinti sono Pian Bossolino, Cantina e Caselle e godono di condizioni pedoclimatiche favorevoli, tra cui la protezione naturale del Monte Amiata. La geologia dei suoli è eterogenea, con presenza di galestro, pietraforte e sabbie messiniane, elementi che contribuiscono a generare vini di grande precisione e carattere. Fondamentali sono stati i consigli di Simone Priori, pedologo che ha lavorato anche con Alessandro Masnaghetti alla carta del Chianti Classico.

Perché si chiama Aminta

Il nome ha una triplice ispirazione. Una personale: Anita, madre del produttore, figura forte e ispiratrice per più generazioni, scomparsa nel 2017, alla quale la famiglia ha voluto dedicare simbolicamente questa nuova avventura. Una territoriale: il Monte Amiata, confine naturale che domina il paesaggio e influenza il microclima della tenuta, donando escursioni termiche ideali e preservando l’equilibrio vegetativo delle piante. Infine, un riferimento culturale e poetico: l’opera di Torquato Tasso Aminta in cui la presenza di una fonte ricorre come luogo cardine, proprio come la sorgente termale naturale che si trova ai margini del bosco della tenuta. Durante la presentazione abbiamo assaggiato due annate di Rosso e due di Brunello.

Rosso di Montalcino Doc 2023

La messa a punto di questo vino, come dichiarato dallo stesso Cecchi, è stata complicata, alla ricerca di un vino contemporaneo, ma espressivo del raccordo tra vitigno, vendemmia e territorio. Per ora deriva dall’assemblaggio di uve delle tre vigne. Affina in vasche di cemento di nuova generazione (non verniciate né smaltate). Ha colore che tende all’aranciato, profumo di frutto rosso, erbe aromatiche, eucalipto e tamarindo. Il tannino è vibrante, di leggera astringenza, acidità spiccata finale sapido. È già molto pronto, per la sua età.

Rosso di Montalcino Doc 2024

Ha un frutto voluminoso e intenso, note di amarena sciroppata, erbe mediterranee (rosmarino), sanguinella. Pieno, maturo, ma combinato a un tannino piccante e un’acidità agrumata e persistente. Preciso.

Brunello di Montalcino Docg 2020

In linea con la ricchezza dell’annata, ha profumo intenso di susina, marmellata di frutti di bosco, tabacco, liquirizia, erbe fini e sottobosco. In bocca ha calore e larghezza, ma anche freschezza con tannini pungenti, frutto voluttuoso e persistente con finale sapido.

Brunello di Montalcino Docg 2021

Anch’esso fedele all’annata, di cui abbiamo appena assaggiato un ampio campionario a Benvenuto Brunello. Profumo elegante e fresco sui toni della scorza d’arancia, balsamico (mentolo), con cisto, rosa e viola. Al palato si mostra fresco, dal tannino leggermente piccante (ancora giovane, si capisce) liquirizia persistente e un finale amarotico piacevole.

Il Brunello di Montalcino 2020 verrà prodotto in sole 3.000 bottiglie numerate, affiancate da un numero limitato di magnum. Il Rosso di Montalcino 2023 sarà disponibile in 3.100 bottiglie, anch’esse affiancate dal formato speciale magnum in quantità limitata. Entrambe le etichette sono state sviluppate ispirandosi ai disegni originali di Anita Sardelli Cecchi, cardine della terza generazione e anima artistica della famiglia.

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