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Barsaglina, ottima da sola e nel Chianti

21 Aprile 2019 Roger Sesto
Barsaglina, ottima da sola e nel Chianti

Tra le aziende più attive per il recupero delle antiche varietà chiantigiane e aretine prossime all’estinzione, da citare quella di Roberto Droandi di Montevarchi (Arezzo), con tenute anche nel Chianti Classico.

Molti i vitigni riscoperti da questa realtà, fra cui la rara Barsaglina. «Su questa cultivar abbiamo accumulato esperienza e ottenuto notevoli risultati», sottolinea Droandi. «Si tratta di una varietà generosa, piuttosto vigorosa, da tenere a bada sia quanto a produttività sia a livello di apparato fogliare. Appena più precoce del Sangiovese, resiste alle malattie fungine, con buoni risultati anche nelle annate negative. Nel 2014, ad esempio, abbiamo prodotto un ottimo Chianti proprio grazie al contributo della Barsaglina (e della Foglia Tonda), a fronte della débacle di gran parte del Sangiovese».

Grappolo di Barsaglina

Barsaglina, nulla da invidiare a Pugnitello e Foglia tonda

Il Toscana Barsaglina Igt che ne deriva affina 3 mesi in cemento, 24 in barrique e 6 in vetro. Pur presentando un grado alcolico inferiore a quello del Sangiovese dell’1,5% vol., è interessante per la spiccata personalità. Carico di colore, ricco di polifenoli al gusto, dai profumi vinosi, fruttati, ma al contempo eleganti, vagamente vegetali e balsamici. Conclude Droandi: «Pur meno corposo di altri autoctoni da noi prodotti in purezza, quali Pugnitello e Foglia Tonda, è un vino di rara complessità aromatica e gustativa, e ritengo tale varietà altamente migliorativa nel blend del nostro Chianti».

Nella foto: Maria Grazia e Roberto Droandi con da sinistra Foglia tonda, Pugnitello, Lacrima del Valdarno e Barsaglina

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