A tu per tu con Antonio Massucco, l’enologo che cura la Cantina piemontese acquistata dalla famiglia Mariani un anno dopo il castello di Montalcino. Qui nasce la Cuvée Aurora, punta di diamante di una Docg che sta emergendo per la consistente qualità dei suoi vini, grazie anche a un rigido disciplinare
Banfi è un nome che associamo alla Toscana e a Montalcino, in particolare. Eppure, la Banfi Piemonte ha una storia importante e i suoi vini, Gavi, Brachetto e oggi soprattutto Alta Langa sono significativi. Tanto per cominciare la famiglia Mariani ha acquisito prestissimo questa Cantina, nel 1979, cioè l’anno dopo il celebre castello ilcinese: si chiamava Casa vinicola Bruzzone. Giuseppina Viglierchio, parte della famiglia Bruzzone e memorabile donna del vino, dopo la cessione è stata a lungo direttrice commerciale della Banfi, così come ha avuto un ruolo preminente suo nipote Enrico, fino all’anno scorso direttore generale. L’animo piemontese, e in particolare alessandrino, dunque, ha dato molto al gruppo toscano. Per diversi anni Vigne Regali, infine il brand è stato semplificato in Banfi Piemonte.

Due parole sulla Docg Alta Langa
L’enologo Antonio Massucco ha una lunga esperienza, e una passione per gli spumanti che gli ha permesso di raggiungere anche l’inserimento nella lista dei 100 Master Winemaker, da parte della testata inglese The Drinks Business nel 2025, in particolare per uno dei suoi capolavori, la Cuvée Aurora Riserva 100 mesi. Ci ha accolto a Strevi (Alessandria) il 21 gennaio, con understatement squisitamente piemontese, nonostante i titoli e le frequentazioni in una trentennale carriera con alcuni dei massimi professionisti dell’enologia. Tra un peperone con la bagna (“càuda”, naturalmente) e una verticale memorabile di Alta Langa, abbiamo parlato di questa denominazione, una nicchia di spumanti Metodo Classico, che nel suo insieme per la regione sta diventando importante, con circa 3,5 milioni di bottiglie prodotte annualmente. I soci si sono dati regole molto rigide rispetto al panorama della spumantistica nazionale, ad esempio almeno 30 mesi di affinamento sui lieviti, contro i 18 mesi del Franciacorta e 15 dello Champagne, e l’imposizione di etichettare solo millesimato, frutto di una singola vendemmia (ma come ovunque si possono usare vini di riserva fino al 15%). D’altra parte, è possibile comprare spumanti in elaborazione (prima del dégorgement, la sboccatura), da dosare, etichettare e vendere con un proprio marchio. Quanto alle uve, sono ammessi solo i classici Pinot nero e Chardonnay (minimo al 90%, da sole o congiuntamente in percentuale variabile). Dei 179 soci del Consorzio (tra aziende e viticoltori), sono un centinaio i produttori di Alta Langa, e una trentina a filiera completa. Tra questi, Banfi Piemonte, che fermenta le basi nella cantina di Novi Ligure e completa la lavorazione a Strevi. L’arte spumantistica è di casa e l’Alta Langa Docg nasce sulla lunga scia dell’esperienza con il Banfi Brut.
Sei perle dalla mini verticale di Alta Langa

Cuvée Aurora Blanc de Blancs 2019 ***
Pas Dosé, 60 mesi di affinamento, un cru le cui uve provengono da un vigneto storico tra Acqui Terme e Nizza Monferrato, 0,7 ettari a 400 metri di altitudine, su terreni calcarei ricchi di marna e tufo. È una prima edizione, e si presenta fresco come lo Chardonnay richiede, ma grazie all’affinamento dotato di nuances complesse di agrume maturo, mela rossa e tocco di caramello. In bocca si presenta denso, strutturato e concentrato, con finale di mela e grafite. Dati analitici: 12% vol., pH 3,3 e 6,2 di acidità.
Cuvée Aurora Blanc de Noirs 2017 ****
Sboccato nel giugno 2023, dopo i 60 mesi sui lieviti è poi rimasto a lungo in bottiglia. Siamo di fronte a un’annata anticipata, calda, ma sorprendente con note al naso di calcare, gesso, caco, frutta secca, pane. Al palato è potente, ampio, saporito, con ricordi di mandorle e agrumi. In generale, quindi anche in questo caso, l’enologo preferisce evitare la fermentazione malolattica ai vini base, che rischia di accorciare la vita del vino e di appiattirlo. Come sempre l’attesa in cantina (nelle condizioni ideali della Casa, aggiungeremmo) ha giocato molto positivamente. Dati analitici: 13% vol., pH 3,01 e acidità 7,1.
Cuvée Aurora Riserva 100 mesi 2013 *****
85% Pinot nero, 15% Chardonnay. Un vino fuori schemi, una perla nella categoria: Pas Dosé e prodotto solo in formato magnum, di ricerca e di nicchia. Ovviamente si presenta dorato e concentrato, con profumi intensi di spezie orientali, frutta secca biscotto e vivace mela rossa. Il palato ampio è elegante, vibrante, con agrumi mela e pane. L’annata 2013, che in Champagne definiscono ironicamente “l’ultima degli anni Ottanta”, è stata infatti freddina, con raccolta a settembre e uve maturate bene, che hanno garantito alcol e acidità.
Cuvée Aurora 2015 ****
Sboccato o “degorgiato” per l’occasione, è un pezzo raro (come tutti i successivi), perché in passato non c’era l’uso di conservare troppe bottiglie in cantina, abitudine che è cominciata metodicamente dall’anno successivo, per comprendere l’evoluzione dei prodotti. Rimasto quindi “in punta” fino all’ultimo, è quello che in Francia chiamano “R.D.”, récemment dégorgé. Dorato, ha un bouquet molto ampio, ricco, a tendenza aromatica: brioche al lampone, mirtillo, gesso, alchechengi, frutta secca orientale. Cremoso e delicato in bocca, è potente e persistente.
Cuvée Aurora 2005 ***
È la preistoria della Docg, quando non era ancora tale. Annata calda e anticipata, il naso tende all’evoluto e al maturo, con note di mela grattugiata, mandarino, polvere di caffè. In bocca, è maturo con una buona acidità, leggermente corto il finale. Una buona tenuta per essere un pioniere.
Cuvée Aurora 1997 **
Ha il pregio, affettivo, di essere la prima vendemmia di Antonio Massucco, che ne ha seguito – da apprendista – le ultime fasi di lavorazione. Una curiosità di 28 anni, dal colore dorato intenso, tendenzialmente ossidato, con note di frutta gialla, albicocca, prugna secca. In bocca avvolgente con finale amaricante. Comunque, emozionante tornare alle origini di una denominazione che comincia ora a far parlare di sé.