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Nerello Cappuccio, floreale e fresco dal sud dell’Etna

1 Novembre 2020 Roger Sesto

Varietà più rara del Mascalese, non ama il legno ma preferisce uno stile di vinificazione più essenziale che ne esalti la freschezza. Da sempre considerato un ottimo vitigno complementare, se trattato adeguatamente dà ottimi risultati anche in purezza.

Tra le poche realtà che lo vinificano in purezza, con il loro Terre Siciliane Nerello Cappuccio Rosso Igt, figura Benanti. Salvino Benanti, titolare col fratello Antonio di questa nota realtà etnea di Viagrande (Catania), racconta: «La nostra esperienza col Cappuccio nasce negli anni Novanta. Nostro padre Giuseppe infatti, sin dall’inizio, volle mettere sullo stesso piano i tre principali vitigni etnei: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante, così da esaltare i tratti di ciascuno. Il nostro approccio iniziale è stato farlo maturare in rovere, per trarne un vino di struttura da commercializzare dopo oltre tre anni dalla vendemmia. Negli ultimi tempi abbiamo invece compreso che questo vitigno necessita di uno stile “essenziale”, atto a esaltarne la freschezza. Dal 2012 siamo dunque passati a un affinamento in acciaio, decidendo di venderlo a due anni dal raccolto».

Salvino, Giuseppe e Antonio Benanti

Il risultato dipende dall’annata

Assai più raro del Mascalese, il Cappuccio ha una composizione polifenolica diversa dal primo: più colorato e dai tannini più morbidi, è sempre stato considerato un buon vitigno complementare. Eppure anche in purezza dà interessanti risultati, producendo vini più pronti, rotondi e freschi, con note floreali e fruttate più marcate rispetto al Mascalese. Ciliegia matura e caffè sono due tra le note più identitarie del Cappuccio, oltre a sentori vegetali e speziati. Va aggiunto che questo vitigno, che ha nel sud dell’Etna il suo habitat d’elezione, è molto sensibile all’annata, dando quindi nettari discretamente eterogenei da vendemmia a vendemmia.

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