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Aoc Coteaux du Sauternais. Il Sauternes avrà un fratellino?

16 Gennaio 2017 Emanuele Pellucci
Chi ha sentito parlare del Coteaux du Sauternais? In Francia, soprattutto nel Bordolese, sono in molti a chiedersi se il Sauternes avrà un fratello minore. Il nobile nettare non se la sta passando bene a livello commerciale. Emblematico il giudizio di Hervé Grandeau, presidente della Federazione dei Grandi Vini di Bordeaux: «All’assaggio i Sauternes sono i migliori vini del mondo, ma troppo pochi sono coloro che li comprano». I motivi? Intanto un terzo del vino prodotto è venduto sfuso. Poi la concorrenza di altri vini dolci della regione (della riva destra e il Monbazillac, dove i costi di produzione sono inferiori del 20%). Per continuare con i costi di produzione elevati, e il fatto che molte cantine avrebbero necessità di ammodernarsi. Malgrado le iniziative a più riprese per incrementare le vendite, la situazione stenta a migliorare. Tanto che qualcuno già si chiede quando accadrà che il Sauternes sarà abbinato all’acqua frizzante per fare cocktail.

Il “fratellino”del Sauternes

Ecco allora spuntare l’idea del “fratellino”, per il quale già si formulano vari nomi. Il più gettonato è Coteaux du Sauternais, ma sul tappeto ci sono anche Petit Sauternes e Terrasses de Sauternes. È stata invece abbandonata, almeno per il momento, l’idea di produrre un bianco secco dalle stesse uve. Naturalmente il dibattito è aperto tra chi teme un livellamento in basso del nome e chi spinge per la nuova soluzione, che potrebbe portare benefici ai piccoli produttori. Il progetto presentato di recente dall’Ispettore generale dell’Agricoltura, Georges-Pierre Malpel, cerca di far fronte a questi problemi strutturali. Il futuro dell’AOC Sauterners e Barsac prevede la revisione del loro disciplinare di produzione. E dunque la possibilità di varare una nuova denominazione.

La futura AOC Coteaux du Sauternais

Sul piano pratico, qualora sia effettivamente approvato il progetto Coteaux du Sauternais (o degli altri nomi ipotizzati), le rese in vino sarebbero nettamente superiori rispetto a quelle dell’attuale AOC (45 hl per ettaro anziché 25 hl). Mentre sarebbe minore la percentuale di botrytis impiegata, oltre al divieto di arricchimento al di sotto dei 15 gradi alcolici potenziali. Tuttavia, se il progetto sembra lentamente avanzare, la creazione di questa nuova AOC è ancora lontana dall’essere approvata. Il dibattito in corso sul Coteaux du Sauternais è piuttosto vivace, sia nell’ambito dell’Inao (Institut National Appellations Origine Vins et Eaux de Vie) che dell’Odg (Organisme de Défense et de Gestion del Sauternes-Barsac, 162 produttori con 2.043 ettari di vigneto). Lo scopo è proteggere l’attuale denominazione da rischi di confusione del nome.

Perché non un bianco secco? I pro e i contro

Ed è proprio il rispetto del nome Sauternes legato alla muffa nobile che ha sepolto per il momento il progetto di lanciare la tipologia bianco secco. Il dibattito prende in considerazione anche i rischi di un livellamento verso il basso della denominazione. Rischi che potrebbero venire anche da un eventuale allargamento dell’area di produzione alle zone confinanti. «Non c’è dubbio che esistano punti di disaccordo sulla creazione di questa AOC secondaria», spiega Xavier Planty del sindacato vitivinicolo locale. «Molti temono che invece di creare una piramide valorizzatrice, la nuova denominazione porti a un fenomeno "clessidra". Per questo, presto promuoveremo uno studio di marketing per valutare il caso».

Una soluzione per i piccoli produttori

Ma cosa ne pensa il mercato di questa eventuale denominazione Coteaux du Sauternais da affiancare a sua maestà Sauternes? Ebbene, malgrado le difficoltà contingenti, il dibattito non riguarda la necessità di posizionare il Sauternes su prezzi più accessibili. Il mercato bordolese si dice però interessato a un vino dolce a 8 euro a bottiglia allo scaffale. «Il Sauternes non è morto!» sostiene insomma Xavier Planty. «È vero che il modello attuale crea problemi soprattutto ai piccoli produttori. Ma la denominazione non sta ferma. Con il divieto all’arricchimento i nostri vini ritrovano la freschezza, la concentrazione e la bevibilità ottimali». Nel progetto di Georges-Pierre Malpel c’è posto anche per la costituzione di una cantina cooperativa. L’obiettivo è raggruppare i piccoli produttori, considerato che un quarto dei viticoltori della denominazione possiede meno di due ettari di vigna.

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