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Annate storiche: Paolo e Noemia d’Amico, impronta francese

2 Ottobre 2012 Roger Sesto
Annate storiche di vini mitici (18): Lazio Roma e Firenze a un’ora di distanza. La Tuscia, come culla. I suggestivi Calanchi, come scenario. Il suolo minerale e calcareo, già coltivato dagli antichi Etruschi, come premessa. Qui, a Castiglione in Teverina, Paolo e Noemia d’Amico decisero nel 1994 di rompere con la tradizione locale di produrre vini senza pretese. Così si cominciò a impiantare lo Chardonnay, quindi gli autoctoni Procanico e Grechetto. Poi Merlot e Pinot nero. LA SCELTA DEI VINI LONGEVI - Secondo i d’Amico, avere dei nettari capaci di evolvere significa avere «una memoria viva dell’azienda», a cui attingere con il passare degli anni sia per piacere e curiosità, sia per capire come lavorare sulle nuove annate e renderle capaci di sfidare gli anni. «La longevità di un vino è sinonimo di qualità. Se invecchia bene nel tempo», sottolineano i d’Amico, «è una soddisfazione per il palato di chi lo degusta ed è gratificante per chi lo produce che vede come questo possa mantenersi vivo nel tempo. Non solo: nella sua potenzialità di evoluzione è interessante notare l’evolversi degli aromi, che acquistano sfumature diverse, mentre il palato si armonizza». FALESIA E CALANCHI DI VAIANO - Le etichette più longeve dell’azienda sono i Calanchi di Vaiano e il Falesia, a proposito dei quali il patron racconta: «Entrambi Chardonnay in purezza, il primo eleva in acciaio, il Falesia invece affina 9 mesi in barrique. Del Calanchi di Vaiano va menzionata la difficile vendemmia 2000, che oggi presenta una veste oro-caldo, dai sentori ancora freschi d’agrumi, con l’aggiunta di miele e frutta tropicale sciroppata, capace di mantenere una vivace freschezza minerale; il Falesia 2001 è oggi color topazio luminoso, coni profumi intensi di burro e caramella mou, e dalla beva ancora perfettamente viva e sapida».

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