Scienze

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Soavecru, un modello per l’enologia sostenibile

20 Febbraio 2012 Civiltà del bere
«Soavecru non vuole essere un gruppo elitario ma un’esperienza aperta a chi desidera impegnarsi. Nostro obiettivo è rispondere alle nuove esigenze del mercato e interpretare un grande vino, il Soave, già nel 1931 ridefinito come prima zona tipica di vini pregiati italiani». Il presidente di Soavecru Sandro Gini delinea così le finalità operative della sua associazione, nota per aver introdotto nel territorio nuove tecniche di viticoltura a basso impatto ambientale. «Il nostro approccio è nuovo» spiega Gini «perché abbiamo scelto di creare una forte sinergia tra piccoli produttori uniti dall’amore per la propria terra e dalla volontà di tramandare un ambiente sano e ben conservato ai nostri figli». A testimoniare la storica sensibilità del territorio nella gestione sostenibile del vigneto, i vigniaioli di Soavecru partecipano ad alcuni incontri di orientamento viticolo organizzati dal Consorzio di Tutela del Soave presso la Casa del Vino, coinvolti nella duplice veste di corsisti e relatori. I prossimi appuntamenti sono “Tra biologico e biodinamico, l’esperienza di Terra Viva” (lunedì 20 febbraio, con l’agronomo Paolo Zardini) e “Le sfide della viticoltura sostenibile nel mondo: Napa, Nuova Zelanda e Australia” (lunedì 27 febbraio, con Maurizio Gily, giornalista e direttore di Millevigne).  
Per informazioni ed iscrizioni:
Giulia Cavedini
marketing@ilsoave.com
045/7681578

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