Sfatiamo falsi miti. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, la generazione Z si dimostra la più dinamica, con consumi in costante crescita, rispetto alle altre fasce d’età. E, una volta scoperti, scelgono rossi impegnativi, come Amarone e Barbaresco
Il 7% dei consumatori di vino in Italia, una platea di circa poco più di 2 milioni di persone, appartiene alla famosa generazione Z. È la fascia di popolazione che lo consuma di più fuori casa e, soprattutto, quella che è cresciuta maggiormente negli ultimi 15 anni. Insomma, forse uno dei leitmotiv più ascoltati e letti negli ultimi anni, ovvero che i giovani non siano più attratti dal vino, comincia a scricchiolare e una certa disaffezione, che certamente esiste, bisogna invece andarla a ricercare altrove.

Il consumo di vino è sempre meno quotidiano
L’ultimo report dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, dal titolo “Profilo e attitudini dei nuovi consumatori di vino in Italia”, presentato a Roma lo scorso 26 marzo alla Camera dei Deputati, ha fornito molti più spunti inaspettati di quanto ci si potesse attendere. Dall’analisi effettuata su base dati Istat e Iwsr (International Wine and Spirits Record) emerge, infatti, come si beva meno vino – sebbene la base dei consumatori dal 2011 sia aumentata di oltre 600 mila unità e si attesti stabilmente da qualche anno intorno a 29,5 milioni – ma non certo per colpa dei giovani. Sono, infatti, altre le fasce di età, che solitamente sostenevano il settore, che invece hanno cominciato a non far rientrare più nei loro consumi quotidiani il vino.
…e sempre più saltuario
A balzare all’occhio è, infatti, l’aumento dei cosiddetti bevitori saltuari di vino. A livello generale, dal 2006 a oggi, hanno raggiunto ormai il 61%. Entrando nel dettaglio delle fasce di età, il dato diventa più chiaro, perché è proprio chi sostiene, e ha sempre sostenuto, i consumi complessivi di vino, ovvero la popolazione tra i 35 e i 65 anni di età, pari al 54% del mercato totale, che ha cambiato abitudini alimentari negli ultimi 20 anni, a svantaggio del vino, di fatto espulso dalla tavola quotidiana. La percentuale di cosiddetti “bevitori saltuari” è cresciuta in tutte le fasce che storicamente consumano più vino: dal 49 al 58% tra i 35 e 44 anni, dal 42 al 50% tra i 45 e 54 anni, dal 32 al 44% tra i 55 e i 64 anni. Decisamente meno importante la crescita nella fascia 18-24 anni, invece, dove i saltuari sono passati dal 69% del 2004 al 71% del 2024.
Il dinamismo della Gen Z
La fascia più dinamica sul fronte dei consumi del vino, non in termini assoluti naturalmente (e mai d’altronde lo è stata) è proprio quella della cosiddetta generazione Z. L’incidenza del consumo del vino, dal 2011 al 2024, è cresciuta di 8 punti percentuali passando dal 39 al 47% tra coloro che hanno tra i 18 e i 24 anni. Molto più modesta, invece, la crescita nelle altre fasce di età. Anzi, tra i 55 e i 64 anni di età ha perso 3 punti percentuali. Lo studio mostra come in termini assoluti la fascia dei più giovani che beve vino sia passata dal 28% degli anni ’70 all’attuale 18%, ma è un dato che segue la diminuzione complessiva degli abitanti tra i 20-34 anni, passata dal 31% di 50 anni fa al 19% di oggi.

Ai più giovani piace rosso e strutturato
Il report scardina anche quella che, nell’immaginario collettivo, è probabilmente sempre apparsa come una certezza, ovvero che i più giovani prediligano sorsi poco impegnativi e di più facile approccio. Complessivamente tra i 18 e i 28 anni piacciono più i rossi (79%) dei bianchi (73%), sebbene naturalmente non disdegnino lo spritz, che trova il plauso dell’80% di chi appartiene a questa fascia di età, più del Prosecco (59%) e dei cocktail (62%). Colpisce, scorrendo le tabelle del report, quello che viene definito “Indice di conversione in acquisto dopo la conoscenza”. In testa, nelle prime 5 posizioni, sempre tra la generazione Z, troviamo: Amarone, Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti. Sebbene una sorta di “alleggerimento” sia in atto in un po’ tutte le categorie e denominazioni, certamente questo quintetto non può essere derubricato alla voce “vini snelli e di facile approccio”.
Fuori casa: meno male che c’è la Gen Z
Il 97% dei giovani ama bere vino fuori casa, nel 60% dei casi in pub e locali e nell’86% al ristorante, magari veicolati nella scelta dopo un suggerimento. È certamente un dato positivo per un po’ tutto il comparto Horeca, sebbene quantitativamente, come abbiamo visto, i giovani siano una minoranza. Una minoranza che però non si lascia condizionare troppo dal prezzo, probabilmente un’altra sorpresa che emerge dal report. Preferiscono spendere sotto i 10 euro maggiormente i Millennials (23%), la Generazione X (31%) e i Boomer (36%) rispetto alla Gen Z (22%). Anzi, nella fascia di prezzo tra i 10 e i 30 euro, si colloca ben il 75% dei consumi di vino dei più giovani, superiore a tutte le altre fasce di età.

L’abbinamento con il cibo? Non per tutti è importante
È, infine, certamente interessante scorrere le motivazioni del consumo di vino. Ai più giovani il connubio cibo-vino interessa relativamente, solo al 40%, percentuale che invece arriva al 70% tra i Boomer. Anche il vino come elemento di condivisione sociale fa poca presa, interessa solo al 23% della Gen Z, mentre il suo gusto piace al 50% dei giovani, anche se in questo caso sarebbe stato interessante avere maggiori dettagli. Piace, invece, il suo essere un elemento distintivo. “Ti rende sofisticato” insieme a “è fashion”, sono motivazioni valide per consumare vino per il 43% dei più giovani.