L’ex team principal di Ferrari, oggi responsabile della grande operazione Audi in Formula 1, presenta a Milano lo Chardonnay Animantica prodotto nella nuova Cantina diffusa in Trentino. «Un progetto che vuole raccontare l’attesa»
Dalla rincorsa dei secondi, alla virtù dell’attesa. Dall’idolatria del podio, al mantra “il viaggio vale più della meta”. Il vino è l’altra vita scelta da Mattia Binotto, per anni team principal di Ferrari e oggi responsabile del progetto Audi in Formula 1. Un secondo giro a ritmo lento, per godersi il paesaggio, affinare le emozioni e brindare per il solo piacere di farlo invece che agitare bollicine sotto la bandiera a scacchi. La nuova avventura imprenditoriale si chiama Eleusi, le vigne sono a Faedo e Stenico, in Trentino, e il suo primo vino, lo Chardonnay Animantica 2021, è stato tenuto a battesimo a Milano al ristorante Frangente dello chef Federico Sisti.

Dalle frazioni di secondo alle lunghe attese
«Nel mondo in cui lavoro fin da quando sono ragazzino contano le frazioni di secondo, si vive per il sorpasso e la velocità, in pista e nello sviluppo, è fondamentale», racconta Mattia Binotto. «Questo progetto, invece, vuol raccontare l’attesa. Perché il vino ha bisogno di misurare il tempo con pazienza piuttosto che col cronometro. Costringe a fare i conti con fattori al di fuori del nostro controllo, ha bisogno di aspettare la natura, ti invita a rallentare, a fermarti. E fermarsi è anche il modo migliore per trovare stimoli e nuove idee». Il vino come antidoto alla velocità.
Le origini del progetto
L’idea è nata nel 2019 «da un tarlo che mi ha messo il commento di un fornitore su cosa avrei fatto una volta abbandonate le gare», anche se la curiosità si è sviluppata nel tempo, da consumatore, «viaggiando in tutto il mondo e assaggiando vini nei Paesi sede dei Gran Premi». Il progetto ha preso corpo prima con Eleonora Merz «quando eravamo colleghi di scuderia», prosegue l’ingegnere, e poi sostanza con la conoscenza di Mattia Filippi «produttore di Faedo che ho scoperto letteralmente cercando un enologo su internet». Una passione più che un business, «che oltre al tempo è fatta di persone. Traduce una voglia di arricchimento, la stessa di chi mi accompagna lungo questo sentiero, che abbiamo voluto ricordare sulla capsula delle bottiglie con la frase “il viaggio vale più della meta”».
Le vigne sulle colline di Faedo e Stenico
L’azienda è una cantina diffusa, radicata in alcuni dei territori più vocati della viticoltura trentina. Le vigne si trovano sulle colline di Faedo, sopra San Michele all’Adige, e Stenico, ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Per la vinificazione e l’affinamento «ci appoggiamo a Martinelli a Mezzocorona, Cantina storica dove teniamo le nostre botti e un caveau per le bottiglie», precisa l’enologo Mattia Filippi. Il nome è stato preso a prestito dall’Antica Grecia: Eleusi è la città ellenica celebre per il santuario intitolato a Demetra, dove ogni anno veniva rievocato il mito di Persefone, la figlia della dea e sposa del signore degli inferi Ade, che per volere di Zeus passava due terzi dell’anno col marito e uno con la madre. Un simbolo della ciclicità delle stagioni, legata alla terra, al raccolto, alla rinascita, di cui naturalmente anche la vite fa parte.

Chardonnay da un fazzoletto di vigna
Animantica, «che contiene le parole “antica” e “anima”, la parte più soggettiva e misteriosa di noi, il contrario di un esercizio ingegneristico», spiega ancora Binotto, parla della filosofia di Eleusi meglio delle metafore. È uno Chardonnay, che debutta con l’annata 2021, centellinato nei numeri (appena 2.300 bottiglie) e cesellato nella produzione. Viene dalla piccola vigna “Sotto al Doss” a Faedo, un quarto di ettaro appena a 410 metri di altitudine, su suoli calcareo-dolomitici, di origine glaciale. Le viti, con un’età media di circa 40 anni, sono allevate a pergola trentina.
Il lavoro in cantina
La vinificazione delle uve intere e a temperatura controllata, come se fosse una base spumante, avviene in acciaio. Il vino si prende il suo tempo riposando in cantina per un totale di 48 mesi: 36 li passa sui lieviti, con bâtonnage regolari, in parte in botti grandi e barrique di rovere francese, in parte in contenitori ceramici Clayver e vasche in acciaio “Submarine” (così battezzate perché la forma cilindrica e la posizione orizzontale ricordano appunto un sottomarino); gli ultimi 12 racchiuso in vetro.
Animantica, Chardonnay di quota
«La nostra idea produttiva è molto legata al concetto di equilibrio, una dote che conferisce longevità qualitativa a un vino. Abbiamo scelto di adottare un’enologia leggera, applicando un grande rispetto della materia prima», specifica Filippi. Il risultato strizza l’occhio ad altri Chardonnay di quota carichi di aspirazioni. Nel calice ci sono eleganza, sensazioni affumicate, rimandi di spezie dolci che lasciano il campo a toni agrumati e a un sorso minerale, teso, corroborante, con una freschezza aiutata anche dall’assenza di fermentazione malolattica. Un vino di nicchia, che vuol giocare la partita del tempo.
Etichetta trasformista
L’etichetta stessa che avvolge la bottiglia, pensata da Alex Natali e Federica Lasi dello studio Mimicocodesign, è minimalista solo all’apparenza: l’involucro bianco con la scritta a mano “Guardare in alto per sognare” può essere rimosso, rivelando un secondo strato che raffigura un cielo stellato. Un’allegoria che suggerisce trasformazione, memoria che diventa transizione, uno sguardo che da un piccolo vigneto allarga il suo raggio.
In futuro un Metodo Classico e un Pinot bianco
A proposito di novità, l’idea di futuro di Eleusi è vestita sempre di bianco. In un orizzonte più remoto («ci sarà da aspettare una decina d’anni», confessa Binotto) c’è un Pinot bianco pensato con un lungo affinamento. Più prossimo al traguardo è invece un Metodo Classico con sole uve Chardonnay da un vigneto sotto Madonna di Campiglio, in una nuova zona per il Trentodoc, con almeno 60 mesi sui lieviti.