I vini macerati sulle bucce, un tempo simbolo del movimento naturale, oggi trovano una nuova dimensione. Se da un lato si bevono meno, dall’altro lo si fa con maggior consapevolezza e in abbinamento a cibi adeguati. Un colore unico e le sue alternative
Per oltre un decennio i vini bianchi ottenuti da macerazione prolungata sulle bucce, conosciuti universalmente come orange wine, sono stati il simbolo più visibile del movimento del vino naturale. Il colore caldo e ambrato, perfetto per un post d’impatto sui social media, la sottile ma insolita trama tannica e il racconto di una tecnica millenaria hanno elevato i macerati a rappresentanti di un fenomeno culturale ed estetico, oltre che enologico.
Identikit degli orange wine e dei loro consumatori
Ordinare un calice di vino dai toni aranciati e dagli aromi complessi, che spesso si esprimono su note di albicocca secca, bergamotto, zafferano e mela matura, è in breve tempo diventato un segno di riconoscimento. La scelta di un macerato, tra i tanti stili presenti nelle carte dei wine bar più alla moda delle grandi città di tutto il mondo, è stata capace di rappresentare una nuova generazione di bevitori curiosi. In particolare, chi sceglie questa tipologia è spesso disposto a uscire dai canoni tradizionali del vino bianco dal colore giallo paglierino limpido e quasi trasparente, dai profumi delicati fruttati e floreali.
La perdita dell’effetto novità
Oggi, però, qualcosa sta cambiando: non si tratta di un vero e proprio declino della categoria, quanto di una trasformazione del modo in cui viene percepita. Paradossalmente, lo stile di vino più antico al mondo è stato il protagonista di un racconto legato all’inseguimento dell’ultimo trend. Ma nei mesi scorsi, diversi osservatori hanno iniziato a notare una certa stanchezza nei confronti di questa narrativa. Il San Francisco Chronicle ha addirittura definito il 2025 come l’anno della scomparsa degli orange wine nella Bay Area, segnalando un calo della domanda e uno spostamento dell’attenzione verso altri stili. Già nel 2024, Wine Enthusiast aveva accostato i vini arancioni all’aggettivo cheugy, usato nello slang anglosassone per indicare qualcosa che cerca di essere così disperatamente alla moda da sembrare quasi ridicolo.
La fine di un certo tipo di gusto e di narrazione
Anche tra sommelier e addetti ai lavori emergono segnali simili. Dopo anni di entusiasmo, molti consumatori sembrano meno attratti dall’elemento di novità che aveva portato il mercato a richieste molto alte e, di conseguenza, alla comparsa di varie imitazioni. Non tutti i nuovi vini macerati hanno incontrato il gusto dei consumatori, molti dei quali hanno notato un problema di qualità disomogenea. La diffusione di questa tipologia al di fuori delle storiche aree di produzione di vini macerati – su tutte la Georgia, ma tra gli interpreti di riferimento si deve menzionare anche il Friuli Venezia Giulia – ha infatti portato a numerosi esperimenti: alcuni affascinanti, altri meno riusciti. Difetti come acidità volatile elevata, ossidazioni marcate e una certa omologazione nel gusto cosiddetto funky hanno contribuito a raffreddare l’entusiasmo di una parte del pubblico.
Uno stile difficile da comprendere
Per molti bevitori, l’esperienza con alcuni orange wine troppo estremi ha, inoltre, generato la sensazione di uno stile difficile da comprendere, o addirittura sgradevole. In tempi non sospetti, ovvero nel 2019 – anno in cui questa categoria era in massima espansione – il giornalista Troy Patterson aveva definito gli orange wine come un “attacco al piacere”, tanto da richiedere una sorta di “prova di resistenza” durante l’assaggio (The New Yorker).
Il declino dell’estetica, il ritorno del terroir
Il simbolo della ribellione contro l’omologazione industriale si è esso stesso appiattito nel colore e nei profili aromatici per inseguire, tramite imitazioni spesso mal interpretate, l’estetica del vino naturale. Ma oggi il consumatore sta imparando a distinguere tra il metodo e la sua vera identità. Non si cerca più genericamente l’arancione come semplice novità stilistica, ma la sua autenticità regionale e storica. Viene premiato chi usa la macerazione non come filtro social, ma come strumento antico e artigianale per interpretare un luogo conferendo struttura e capacità di invecchiamento al vino.
Non un declino, ma una fase più matura
Guardando il mercato più da vicino, non sembra emergere un vero declino, quanto il raggiungimento di una fase di maturazione. Secondo le percentuali diffuse dal marketplace B2B alibaba.com, nel 2025 in città come Londra e Berlino la crescita è rallentata, ma non precipitata. Allo stesso tempo, sta cambiando la geografia del successo: mentre alcune produzioni provenienti da regioni senza tradizione stanno perdendo terreno, i vini ambrati simbolo di territori dove la macerazione sulle bucce è radicata nella storia stanno consolidando una reputazione duratura.
Il successo come vini gastronomici
Anche nel mondo della ristorazione si nota uno spostamento di prospettiva: in molte carte dei vini gli orange wine non vengono più presentati come una novità o una categoria separata e curiosa, ma sono inseriti accanto ad altri vini bianchi e accompagnati da indicazioni precise di abbinamento gastronomico. Il focus si sposta quindi dal colore e dall’effetto sorpresa al contesto: un bianco macerato può diventare il partner ideale per piatti ricchi e cucine speziate.
Più alternative sul mercato
La fine di una moda lascia, però, spazio all’arrivo di nuove tendenze e alternative in grado di stupire un pubblico assetato di novità. Tra queste, il magazine Vogue segnala, oltre al recente successo dei chillable red, rossi leggeri da servire freddi, anche altre bevande dalle sfumature ambrate a cui prestare attenzione. Dal ritorno di un classico, lo Sherry, in particolare nelle versioni secche in grado di offrire la sapidità e l’ossidazione controllata che molti cercavano negli orange, ai Riesling alsaziani che garantiscono corpo, sapidità e mineralità senza bisogno di macerazioni spinte. Persino il sidro artigianale può essere una valida alternativa.
Alternativa strutturata e complessa
Forse, più che assistere al declino di una moda, il vino macerato ha raggiunto il suo picco di tendenza e di entusiasmo acritico. In altre parole: si sta verificando una maturazione del mercato spinta da consumatori più consapevoli e di conseguenza più esigenti. L’arancione non scompare, ma sfuma: smette di essere il volto della rivoluzione naturale e una novità assoluta, trovando invece un posto più stabile come alternativa strutturata e complessa ai bianchi più tradizionali, inserendosi all’interno del più ampio panorama del vino contemporaneo.
