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Vendemmia 2025: produzione in linea con il 2024, ma il +6% di giacenze sono un problema

18 Febbraio 2026 Jessica Bordoni
Vendemmia 2025: produzione in linea con il 2024, ma il +6% di giacenze sono un problema
I correttivi al Testo unico da discutere, secondo il presidente Uiv Lamberto Frescobaldi, riguardano in primis l’abbassamento rese delle uve per ettaro © Castello del Terriccio

I dati definitivi si attestano sui 44 milioni di ettolitri. Gli stock in Cantina crescono. Le perfomance peggiori arrivano dai vini comuni e dai bianchi Igt, che evidenziano aumenti a doppia cifra (+11,3% e +10,5%). Per i vertici di Uiv urge una riforma che garantisca maggiore flessibilità al sistema

Nel 2025 sono stati prodotti 44,383 milioni di ettolitri di vino. I volumi definitivi sono stati comunicati ufficialmente nei giorni scorsi alla Commissione europea e segnano – a sorpresa rispetto alle previsioni – un sostanziale pareggio sul 2024, pari al +0,7%. Come sottolinea l’Unione italiana vini, questo dato va di fatto collegato a una riduzione volontaria delle rese da parte delle principali Denominazioni italiane nell’ottica di mantenere la filiera il più possibile in equilibrio. Un obiettivo raggiunto soltanto parzialmente se si considera che le giacenze sono in rialzo.

Giacenze in crescita del +6%

Ad inquadrare la situazione nel dettaglio ci pensa il presidente Uiv Lamberto Frescobaldi, che spiega come: «A oggi, dopo due vendemmie poco sopra i 44 milioni di ettolitri, nelle Cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri di vino, il 6% in più del pari periodo dello scorso anno». Una cifra che raggiunge i quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%) se si comprendono i mosti. «Ciò significa che non possiamo più permetterci non solo vendemmie in linea con la media degli ultimi 10 anni – a 47,5 milioni di ettolitri – ma nemmeno quelle con i volumi, sino a ora considerati bassi, dell’ultimo biennio».

vendemmia 2025

Le misure più urgenti

La soluzione? Per Frescobaldi appare sempre più necessario «rivedere a livello centrale l’attuale assetto produttivo attraverso delle riforme al Testo unico che garantiscano un sistema flessibile, in grado di aprirsi o comprimersi a seconda delle dinamiche di mercato». I correttivi da discutere con urgenza riguardano in primis l’abbassamento rese delle uve per ettaro, anche con la fine delle deroghe per i vini generici, e l’allineamento delle rese dei disciplinari con quelle reali sulla media degli ultimi cinque anni. «Altrettanto importante è poi anche derogare le nuove autorizzazioni agli impianti, che ogni anno consentono di allargare il vigneto Italia di quasi 7 mila ettari». Tutti temi che si collegano direttamente alla questione degli estirpi, a cui abbiamo dedicato un recente articolo, riportando anche la posizione dell’Uiv.

Il calo è progressivo

Tornando ai dati delle giacenze in Cantina, evidenziano un aumento a doppia cifra dei vini comuni/varietali (+11,3%) e dei bianchi Igt (+10,5%), mentre gli stock dei vini Doc e Docg crescono in misura più contenuta: +3,6%, ovvero 31,7 milioni di ettolitri. «La situazione resta delicata, con i ritmi del prodotto in uscita in calo di circa il -20% non solo rispetto all’inizio del 2024, quando ci furono forti richieste di prodotto dagli Usa per via dei dazi imminenti, ma anche rispetto al 2023, anno non influenzato da eventi esterni», ha precisato Paolo Castelletti, segretario generale Uiv.

Il crollo dell’export non aiuta

«Pur in presenza di una produzione non particolarmente abbondante, la dinamica dei prezzi dello sfuso resta tutto sommato molto fiacca, con le quotazioni dei vini comuni bianchi (quelli con maggiore mercato, per via degli utilizzi come base spumante) che nelle principali regioni produttrici segnano cali medi superiori al -10% rispetto all’anno passato», ha continuato Castelletti. «In tensione anche la situazione dei vini a denominazione, dove sono rarissimi i casi di quotazioni al rialzo, con i trend tendenti alla stabilità o al ribasso. Dinamiche generate dalle difficoltà del mercato in Italia e all’estero, in particolare nei Paesi extra-Ue dove stimiamo un calo del -7% dell’export per tutto il 2025».

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