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Citra: Caroso 50°, autentica espressione d’Abruzzo

29 Novembre 2025 Civiltà del bere Abruzzo
Citra: Caroso 50°, autentica espressione d’Abruzzo

La cooperativa che riunisce 3.000 famiglie di viticoltori del territorio festeggia il mezzo secolo del proprio rosso bandiera con una limited edition. Dall’elegante etichetta nera con scritte in oro, è una riserva che nasce da uve Montepulciano selezionate e rimarca l’identità del vitigno principe della regione

Un viaggio lungo cinque decadi e una bottiglia speciale per celebrarlo. Nel 50° anniversario della messa in commercio, Citra dedica al suo vino più iconico, il Caroso Montepulciano d’Abruzzo Riserva Doc, una versione in selezione numerata, annata 2018. Speciale fin dall’elegante abito che veste il vetro, questa limited edition è un brindisi ai principi della cooperativa abruzzese, fondata nel 1973 e che oggi raggruppa otto Cantine tutte della provincia di Chieti, da Torrevecchia Teatina sino a Pollutri.

Portabandiera di passione e autenticità abruzzese

“Caroso”, ricorda la speciale etichetta nera, “è portabandiera dei valori, della dedizione e della passione di 3.000 famiglie di viticoltori, è un vino forte e gentile, espressione autentica dell’Abruzzo, ogni bottiglia è una poesia da sorseggiare, un’emozione da degustare”.
«Sul fronte enologico», racconta Fabio De Dominicis, direttore generale di Citra, «c’è stato un lavoro minuzioso e certosino, basato sulla zonazione dei vigneti e sulla viticoltura di precisione, guidato da Riccardo Cotarella e dal nostro direttore tecnico, Davide Dias».

Da dove e come nasce Caroso

Caroso è ottenuto dalla selezione di uve Montepulciano provenienti dai vigneti più vecchi, con un’età media di circa 40 anni, collocati dai 180 ai 400 metri di altitudine su suoli con alte componenti calcaree poste tra le zone pedemontane del massiccio della Majella e l’alta fascia della costa adriatica.
Dopo una lunga macerazione delle bucce, il mosto viene frequentemente rimontato sul cappello di vinacce durante la fermentazione. La decantazione avviene in vasche di acciaio inossidabile a completamento della malolattica. L’affinamento si svolge, poi, in botti di legno grande e barrique.
Il risultato è un vino potente, con una ricca tannicità e marcati sentori di amarena e more, ma che al contempo è un’elegante espressione del territorio.

Un vino in controtendenza

«In questo momento di grandi cambiamenti di stili gustativi del consumatore finale, di ricerca di vini easy drinking, a basse gradazioni e no-alcol», sottolinea Rocco Cipollone, direttore commerciale della cooperativa, «sembrerebbe una mossa in controtendenza rilanciare un vino Riserva di grande struttura. Per noi, invece, si tratta di una scelta identitaria, da un lato, per rimarcare l’autenticità del vitigno principe della nostra regione e, dall’altro, per affermare che, trovando il giusto equilibrio, che nasce dal connubio tra il lavoro in vigna e l’evoluzione in cantina, i grandi rossi sono ancora i migliori ambasciatori del territorio, della propria etnia e delle tradizioni».

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