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Breve giro in Calabria, tra pionieri ed emergenti

Breve giro in Calabria, tra pionieri ed emergenti
La tenuta Rosaneti della famiglia Librandi, pioniera nella ricerca viticola e responsabile della valorizzazione di numerose varietà autoctone sulle quali ora la maggior parte delle aziende sta puntando

Durante il Vinitaly abbiamo incontrato cinque imprenditori, dalle storie molto diverse, che puntano sulla nuova Docg Cirò, su uve autoctone come il Gaglioppo, “i” Magliocco (dolce e canino), il Greco bianco, il Mantonico… un giacimento di varietà che sembra essere appena all’inizio del proprio potenziale

Un’occasione di incontri, Vinitaly. Abbiamo dedicato un momento particolare alla Calabria per aggiornarci e conoscere nuove realtà. L’aggiornamento riguarda vecchi amici, i pionieri della qualità in regione: la famiglia Librandi. Così Paolo Librandi ci informa che gli sforzi oggi sono indirizzati particolarmente sull’agricoltura “rigenerativa”, che prevede ad esempio un uso intensivo dei sovesci, per rafforzare il terreno e preservare la ricchezza microbiologica (sono seguiti dal Gruppo Sata). Tra le varie pratiche sostenibili utilizzano concimi naturali, che derivano dal letame, e questo è ovvio, ma anche un biodigestato particolare, un fertilizzante organico ottenuto dalla digestione anaerobica dei rifiuti organici, che i Librandi acquistano da un allevamento, il quale a sua volta produce da sottoprodotti Caffo (liquori) che a loro volta rilevano le vinacce dei Librandi: in un circolo virtuoso.

Librandi e la Docg Cirò

Tra i vari motivi di soddisfazione della Librandi ricordiamo anche il raggiungimento della Docg da parte del Cirò Rosso Riserva (che diventa Cirò Classico Docg), vino particolarmente importante per la famiglia. Ora si dovrà necessariamente produrre con Gaglioppo in purezza, oppure al massimo con un 10% di Magliocco e/o Greco nero. Con Paolo Librandi abbiamo assaggiato i classici e ci soffermiamo sul sempre sorprendente (per rapporto qualità/prezzo) Duca Sanfelice 2022: 100% Gaglioppo allevato ad alberello, dal 1981 una garanzia di qualità, con dieci giorni di macerazione sulle bucce per un vino che aggiunge al frutto pieno (lampone maturo) note di cioccolato “endemiche”, non portate dalle tostature del legno, che non è utilizzato.

Baroni Capoano, vini da vigne vecchie

Sempre da Cirò, incontriamo Massimiliano Capoano, titolare dell’azienda Baroni Capoano, dove l’anzianità dei ceppi, allevati bassi ad alberello, e i terreni collinari garantiscono una bassa resa per ettaro di produzione d’uva (circa 2 chili per vite). La famiglia gestisce 60 ettari e i vini vengono distribuiti in diversi Paesi. Assaggiamo l’Antea 2024, blend di Greco bianco e Mantonico, vinificato solo in acciaio: è morbido e leggermente aromatico, un vino moderno e fresco, da aperitivo. Il Don Raffaele 2020 è Cirò Classico Superiore Riserva, per ora Doc e in futuro Docg. Si affina per 36 mesi in legno (barrique di rovere, solo in parte nuove) è intensamente aromatico intenso, con profumo di frutti neri e rossi, e molto floreale (rosa), con complemento di tostature, soprattutto cacao. Il tannino severo, l’acidità spiccata, si distingue per persistenza.

Il nuovo corso di Cantine Greco

Cantine Greco, invece, è un’azienda che nel 2017 ha cambiato rotta, con una nuova struttura e un marchio nuovo. Possiede 30 ettari vitati, oltre a olio e cereali. Attualmente è gestita da quattro fratelli, tre maschi e una femmina. Una curiosità: il cliente principale fuori dalla Calabria si trova in Francia, a Parigi. Proviamo il rosato Prainette 2024, dall’etichetta “pop” e altrettanta freschezza al palato: viene da una vigna giovane di Gaglioppo, che si stende sino alla riva del mare. Assaggiamo anche Il Pagano Cirò Rosso Superiore 2020 dal profumo intenso di spezie, garrigues (erbe aromatiche mediterranee), frutti rossi maturi. Da una vigna ultra-cinquantenaria.

L’evoluzione di Feudo della Sagitta

Conosciamo quindi Andrea Toscano del Feudo della Sagitta, azienda fondata ne 2006, inizialmente solo per vendere vino sfuso e ora anche in bottiglia. Il suo Tharsìas, Calabria Igp 2022 è Magliocco canino, vinificato solamente in acciaio, si presenta molto versatile, con una moltitudine di frutti al naso e un tocco di rosa, al palato pieno e scorrevole. Una curiosità: Tharsias è il nome di una contea tra la Puglia e la Calabria. Lo Spedius, Calabria Igp 2021 è un blend di Magliocco dolce e Syrah, un concentrato di amarena sotto spirito e spezie, strutturato e tannico, per chi ama i sapori forti.

Chimento, 75 anni di storia

Infine, incontriamo Vincenzo Chimento, la cui cantina è stata fondata nel 1950, 15 ettari sulle colline alla destra del Crati, lungo il versante settentrionale del comune di Bisignano. L’azienda ha sede in un casale ottocentesco, immerso nel verde e appartenuta al poeta acrese Vincenzo Padula. Degustiamo il Venticinque Marzo, Calabria Igp 2018, da uve Magliocco dolce, sostanzialmente vinificato in acciaio (e poco legno): è speziato intenso, con tocco di rosa e geranio, dal tannino ancora vigoroso. Il Luigi XIV, Calabria Igp 2020 è il rosso da invecchiamento, affinato in barrique per 24 mesi, da vigneto ad alberello di 80 anni che produce circa mezzo chilo per pianta. Le uve in parte surmature rendono note di marmellata, un tocco di uva passa, un palato denso, potente leggermente abboccato.

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