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Simply the best: a Milano 229 vini di 65 tra le Cantine più premiate d’Italia

Simply the best: a Milano 229 vini di 65 tra le Cantine più premiate d’Italia
Circa 750 i visitatori tra wine lover e operatori di settore qualificati (sommelier, professionisti della ristorazione, titolari di enoteche e wine bar e rappresentanti della comunicazione e della grande distribuzione)

La manifestazione di Civiltà del bere si conferma uno degli appuntamenti più attesi di inizio stagione con un parterre de rois di aziende premiate dalla critica nazionale che hanno attratto un pubblico di alto profilo. L’inchiesta a sei voci sull’andamento del mercato milanese

2016-2026: quest’anno ricorre il decennale del Simply the best, uno degli eventi fiore all’occhiello organizzati dalla squadra di Civiltà del bere. Appuntamento fisso di inizio primavera, nel tempo è diventato un punto di riferimento sicuro e autorevole per i tanti appassionati e professionisti che gravitano attorno a Milano, per i quali rappresenta l’occasione più unica che rara di avere “a portata di calice” i vini delle Cantine più premiate d’Italia. Per essere selezionate e partecipare al walk around tasting, infatti, le aziende devono aver ottenuto giudizi di eccellenza dalla maggiore critica enologica nazionale. 

Il pubblico del Simply the best

Il 30 marzo il Museo nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano ha ospitato la decima edizione, che ha confermato sia l’altissima qualità delle etichette in assaggio sia quella del pubblico, accorso nei luminosi saloni delle Cavallerizze che un tempo ospitavano scuderie e maneggio dell’ex monastero Olivetano, quando l’edificio era una caserma militare. Circa 750 i visitatori: una compagine fatta di wine lover curiosi e preparati, ma anche di numerosi operatori di settore qualificati, tra sommelier, professionisti della ristorazione, titolari di enoteche e wine bar e rappresentanti della comunicazione e della grande distribuzione. Su 10 presenze, quattro erano esponenti del trade. Simply the best, di nome e di fatto, insomma, ma senza atteggiamenti elitari o snobismi, perché l’eccellenza va condivisae la porta è sempre aperta per chi vuole apprezzarla.

Le personalità, i produttori e i vini

Tra le personalità di settore che hanno scelto di essere presenti ricordiamo Miriam Morgenstern, vicepresidente e editore associato di Wine Spectator, il presidente dell’Aspi Giuseppe Vaccarini, il presidente di Ais Lombardia Hosam Eldin, Gigi Brozzoni, curatore della guida Veronelli, Angelo Ferrante di Coop Nord Ovest, enotecari storici come Giorgio Cotti, Nicola De Toma e Massimo Malfassi, Simone Menna del ristorante La Bullona di Milano. C’era anche il rettore dell’Università Bocconi Francesco Billari, senza dimenticare i produttori che hanno deciso di stare dietro il banchetto per raccontare personalmente i propri vini durante l’evento, strutturato come di consueto secondo la formula degli ingressi scaglionati (15-17 operatori, sommelier e abbonati di Civiltà del bere; 17-21 wine lovers). Quest’anno il parterre de rois era composto da 65 Cantine da tutta Italia, per un totale di 229 referenze in assaggio tra top wines pluripremiati e nuove “promesse” su cui l’azienda ha deciso di puntare, consapevole del loro potenziale espressivo.

Il focus sul mercato milanese

Per non lasciare che il capoluogo lombardo restasse solo lo sfondo dell’evento, ma che al contrario si trasformasse in un argomento di confronto e approfondimento in chiave enologica, tra un calice e l’altro abbiamo chiesto ad alcuni rappresentanti dell’Horeca e della Gdo di raccontarci il loro punto di vista sul mercato milanese, a cui si aggiungono le voci di due produttori per cui la città rappresenta un importante luogo di business. Tra conflitti mondiali, instabilità economica e lo spauracchio di una nuova crisi energetica, il momento appare complesso. E Milano ha fama di essere una piazza tanto vivace quanto difficile e “modaiola”. L’appeal internazionale alza il livello di aspettativa del pubblico, la concorrenza è feroce e i costi operativi sono tra i più elevati dello Stivale. Ma, come vedremo, le insegne reggono bene le tante sfide del presente.

SIMPLY THE BEST
Glenda Boriani di El Vinatt

Glenda Boriani dell’enoteca El Vinatt

«La crisi dei consumi c’è ed è inutile negarla», premette Glenda Boriani, titolare della storica enoteca El Vinatt di via Tolstoj, aperta nel 1964. «Nel nostro caso però, forse anche perché non ci occupiamo di mescita, non siamo davanti a un calo drastico ma a un ridimensionamento per ora non preoccupante. Nell’aria si respira un certo senso di colpevolizzazione del vino per ragioni salutistiche e morali, ma abbiamo la fortuna di avere una clientela molto fidelizzata, uno zoccolo duro di consumatori consapevoli, con una solida cultura enologica. Le bollicine restano la tipologia più richiesta, ed è cresciuto il Metodo Classico, mentre i rossi importanti rimangono centrali nella regalistica, mentre c’è una decrescita dell’acquisto per consumo personale». Tra i trend in forte ascesa spicca quello dei vini da zone vulcaniche: «Le bollicine dei Monti Lessini Durello, i vini dell’Etna e delle piccole isole come Ischia. E, ancora, le produzioni di montagna come quelle della Valtellina e della Valle d’Aosta, i macerati e i rifermentati».

Simply the best
Massimo Malfassi di Enoclub

Massimo Malfassi dell’Enoteca Enoclub

Per Massimo Malfassi dell’Enoteca Enoclub di via Friuli, che conta circa 4 mila referenze: «Milano è sia precursore delle nuove mode che cassa di risonanza italiana di trend internazionali. Oggi si beve meno ma meglio e la disponibilità di spesa del nostro cliente medio resta più o meno la stessa. Mentre prima comprava 6 o 12 bottiglie, oggi ne acquista la metà, alzando il livello di qualità della beva. I banchi vanno per la maggiore ed è aumentata anche la richiesta dei rosati, ma pure il numero dei player che si spartiscono le fette della torta». Bene anche la Franciacorta, che secondo Malfassi dovrà stare attenta all’equilibrio del prezzo se vuole mantenere la sua leadership sugli altri distretti spumantistici. Pensando alle referenze estere, la regione su cui scommettere è la Loira, ma non tanto quella del Sauvignon blanc (Sancerre e Pouilly-Fumé) quanto quella dello Chenin blanc (Vouvray, Anjou, Savennières), mentre il vino-vitigno del momento è l’Assyrtiko greco.

Giorgio Cotti

Giorgio Cotti dell’Enoteca Cotti

Ci spostiamo da Porta Romana in zona Brera, dove ha sede un’altra istituzione del vino milanese, l’Enoteca Cotti. Attiva dal 1952, oggi è al centro di una grande trasformazione (ne abbiamo scritto qui) che include il ritorno della mescita e la nascita di una proposta gastronomica grazie alla cucina ricavata nel retrobottega e all’angolo cheese bar. «Per restare al passo con i tempi e le richieste del pubblico è fondamentale abbracciare il cambiamento senza perdere le proprie radici, ed eccoci qua», spiega Giorgio Cotti. «Milano anche in questo fa scuola, penso ad esempio ai tanti locali che offrono l’alcol test per contenere gli effetti provocati dal nuovo Codice della strada. Noi abbiamo la fortuna di essere in una zona ben servita dai mezzi e facilmente raggiungibile in taxi, ma per molte realtà periferiche l’inasprimento delle pene resta un tema caldo».

Simply the best
Angelo Ferrante category manager wine and spirits presso Coop Consorzio Nord Ovest

Angelo Ferrante di Coop Consorzio Nord Ovest

Con Angelo Ferrante, category manager wine and spirits presso Coop Consorzio Nord Ovest, parliamo invece della crescente premiumizzazione che interessa trasversalmente il settore da qualche anno. «Siamo in un momento di transizione e il vino riflette le trasformazioni sociali del presente. Non ci sono più i consumatori da vino sulla tavola quotidiana e lo scaffale dei supermercati si popola di vini qualitativamente più espressivi che richiedono uno storytelling più accurato. La Gdo deve porsi come facilitatore del cambiamento, promuovendo vini capaci di veicolare le uve e il territorio d’origine, spingendo sulle differenze e le peculiarità. Non è più un tema di prezzo ma di modo di presentare e raccontare il prodotto».

Milano loves Franciacorta

«La piazza di Milano, cuore pulsante dell’economia italiana, sta performando molto bene. Il merito è certamente dei nostri agenti ma anche della tipologia di prodotto, le bollicine Metodo Classico, che oggi vivono un momento molto positivo», spiega Giulio Barzanò, titolare del Mosnel. «La Franciacorta sta a Milano come la Champagne sta a Parigi, e noi siamo decisamente spostati verso la ristorazione, anche perché le enoteche sono un sistema di vendita che ha subito un po’ di attacchi, sia dalle piattaforme online che dalla Gdo. Per ora la crisi del fine dining e le chiusure dei locali non ci hanno impattato direttamente, ma gli equilibri si fanno sempre più delicati e le complicazioni burocratiche aumentano, oltre al fatto che le tasche degli italiani sono sempre più vuote».

Un sacrificio che va condiviso

«Milano fotografa una situazione che può essere la fotocopia di tutto il mondo perché oggi il settore è attraversato da un calo progressivo dei consumi, frutto anche di una situazione geopolitica penalizzante», spiega Tiziano Castagnedi, titolare con i fratelli della Tenuta Sant’Antonio in Valpolicella. «E tuttavia non voglio essere pessimista. Siamo già usciti da crisi precedenti altrettanto complesse, come quella del metanolo o più recentemente del Covid, che sembrava la fine del settore e invece si è dimostrata una scopa capace di spazzare via anche qualche investimento sbagliato o superfluo. Penso che sarà così anche questa volta, ma occorreranno almeno altri due o tre anni di sacrificio. Uno sforzo che deve però essere condiviso da tutta la filiera, senza le speculazioni e i ricarichi sconsiderati a cui abbiamo assistito fino ad ora e che non saranno più tollerati». Il trade – milanese e non – è avvisato.

Foto dell’articolo: © M. Cremonesi

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