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Vino biologico e non solo. Cresce l’agricoltura ecofriendly

27 Aprile 2017 Emanuele Pellucci
Vent'anni fa chi avrebbe pensato (ma soprattutto, detto) che il vino biologico avrebbe registrato questa escalation nella produzione e nel consumo? Ricordiamo benissimo i primi tentativi del bio in Italia negli anni Ottanta-Novanta, con prodotti scadenti in qualità e caratteristiche organolettiche, che finivano per dissuadere i consumatori dall’acquistarli. Tra i primi ad appassionarsi a questa tipologia sono stati sicuramente i consumatori tedeschi, spinti più da motivi salutistici e di tutela dell’ambiente che da una reale piacevolezza del prodotto. Poi tutto è cambiato.

Cresce la vigna bio. Qualche dato

Oggi la superficie a vigneto coltivata con metodo biologico nel mondo copre ormai 335 mila ettari (293 mila in Europa), il 4,7% di quella mondiale, con una crescita del +6,7% dal 2014 al 2015, mentre è addirittura è triplicata dall’anno 2006. Da sottolineare come proprio l’Italia si ponga in evidenza in questo particolare settore dal momento che, con una superficie coltivata a vigneto biologico di 83.643 ettari (dato 2015, con un balzo del +15,6% rispetto all’anno precedente), occupa il secondo posto a livello mondiale dietro alla Spagna.

L'agricoltura italiana ha il cuore green

A puro titolo informativo, il nostro Paese occupa invece la prima posizione per quanto riguarda le superfici biologiche ad agrumi, la seconda per l'apicoltura, la terza per olivicoltura e la quarta per orticoltura e frutteti. Quanto alla produzione in vino, nel 2015 le vigne biologiche italiane hanno prodotto poco più di tre milioni di ettolitri, ai quali si aggiungono altri 1,1 milioni di ettolitri di vino da vigneti nella fase di conversione.

BiOrganic LifeStyle: informare per proteggere

Questi e altri dati sono stati forniti nel corso di un convegno sul tema "Il successo del vino biologico in Europa e nel mondo” che si è tenuto al recente Vinitaly organizzato da FederBio nell’ambito del progetto BiOrganic LifeStyle che prevede, in Italia, Germania e Belgio, azioni di informazione e promozione, ed intende altresì valorizzare le produzioni certificate Bio e le loro caratteristiche qualitative diffondendo le disposizioni in materia di regolamentazione comunitaria, di salvaguardia del prodotto e di diffusione della conoscenza.

Il vino biologico è più buono? I punteggi della critica

Oltre ai dati statistici relativi alle produzioni e ai consumi nel mondo, con un particolare riferimento ai mercati di Gran Bretagna, Germania, Italia, Stati Uniti e Giappone, è stato annunciato il risultato di un progetto realizzato da alcuni ricercatori dell’Università della California secondo il quale “la certificazione biologica è associata ad un incremento delle valutazioni di qualità statisticamente significativa”. Un lavoro condotto dall’analisi di oltre 74 mila rating di vini di diverse vendemmie, varietà e regioni di produzione pubblicati dalle riviste The Wine Advocate, Wine Enthusiast e Wine Spectator. L’esito della ricerca è stato che i vini biologici segnano in media 4,1 punti in più (su 100) rispetto ai loro omologhi non biologici.

Con la viticoltura sostenibile il terroir si esprime meglio

I ricercatori, è stato fatto notare dai relatori del convegno veronese, ipotizzano che l'adozione di pratiche biologiche, con la messa al bando dei presidi fitosanitari chimici di sintesi, favorisca il vigore dei microrganismi che rappresentano la componente vivente della sostanza organica del suolo e esaltano il sapore dell’uva, dando una rappresentazione più autentica del terroir e dell'ambiente naturale della vite (ne abbiamo parlato anche qui). Un ruolo relativo alle migliori performance organolettiche nel vino è attribuito anche al rifiuto dei fertilizzanti chimici di sintesi, che riduce la resa nel vigneto, traducendosi in migliore qualità delle uve.

Un invito a riflettere sul futuro del vino biologico

Ecco perciò che l’intero comparto vitivinicolo è chiamato ad approfondire il fenomeno della produzione biologica, che con la costante crescita dell’apprezzamento del consumatore italiano e globale, con i risultati qualitativi e il forte background ambientale costituisce sempre più un’alternativa possibile in chiave di sostenibilità, reputazione del marchio, diversificazione e opportunità commerciali.

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