Dal mondo Dal mondo Jessica Bordoni

Viaggio in Champagne, dove la joie de vivre è contagiosa

Viaggio in Champagne, dove la joie de vivre è contagiosa

Too much of anything is bad, but too much Champagne is just right, sentenziava lo scrittore Francis Scott Fitzgerald durante l’Età del Jazz. E davvero l’immediata piacevolezza delle bollicine d’Oltralpe riesce a conquistare tutti, i palati più esperti come i principianti. Lo Champagne è, ça va sans dire, il vino più conosciuto al mondo e la sua fama oltrepassa i confini enologici per diventare uno status symbol universale di festa e joie de vivre. Ma dietro ogni bottiglia c’è una storia secolare di tradizioni e conoscenza delle uve, dei terroir e dell’arte dell’assemblaggio che non può certo essere ridotta allo stereotipo di luci e paillettes.

Il Vivier du Champagne

Proprio dalla volontà di comunicare le mille facce del Metodo Champenois, nasce il progetto Vivier du Champagne, il Vivaio dello Champagne, promosso dal Bureau du Champagne Italia, espressione nazionale del Comité Interprofessionnel du vin de Champagne, l’ente semipubblico che riunisce i vigneron e le Maison. Come spiega il direttore Domenico Avolio: «Una delle missioni del Bureau è la formazione e in questo quadro abbiamo deciso di coinvolgere alcuni giovani giornalisti di enogastronomia, viaggi e lifestyle per avvicinarli alla denominazione attraverso degustazioni, approfondimenti e viaggi alla scoperta delle Cantine. L’obiettivo è supportare lo sviluppo di competenze specifiche che permettano loro di accreditarsi quali voci competenti nelle rispettive aree di specializzazione».

4 macro-regioni, 319 cru

Chi scrive ha partecipato a un educational tour organizzato lo scorso maggio. La prima tappa non poteva che essere Reims, cité du Sacres et du Champagnes. Nella cattedrale gotica sono stati incoronati 33 re di Francia, da Ugo Capeto nel 987 a Carlo X nel 1825. Ecco spiegato l’antico legame tra le bollicine e la monarchia francese, che ha contribuito a consolidare la fama dello Champagne nei secoli. La Montagne de Reims costituisce una delle quattro macro-regioni vitivinicole insieme alla Vallée de la Marne, alla Côte des Blancs e alla Côte des Bar. In tutto poco più di 34 mila ettari vitati divisi in 319 cru, ovvero comuni, e circa 281 mila particelle. I villaggi che godono della classificazione Grand Cru sono 17, mentre 44 sono i Premier Cru.

 

 La triade Pinot noir, Meunier e Chardonnay

La varietà più diffusa è il Pinot noir, uva simbolo della Montagne de Reims e della Côte des Bar, che occupa il 39% dei vigneti. Al secondo posto troviamo il Pinot Meunier, o semplicemente Meunier, pari al 33% del vigneto. Vigoroso e maggiormente resistente alle gelate, si adatta ai climi più freschi e ai terreni prevalentemente argillosi della Vallée de la Marne. Lo Chardonnay, infine, occupa il 28% e domina lungo la Côte des Blancs. Oggi sono attivi circa 16.000 vigneron e 320 Maison, che da sole realizzano il 90% delle esportazioni.

Champagne Proy-Goulard

A Épernay ha sede Champagne Proy-Goulard (www.champagne-proy-goulard.fr). La giovane realtà è stata fondata dai coniugi Lucile Goulard e Alexandre Proy, eredi di due famiglie di storici viticoltori e agricoltori, che hanno deciso di creare un loro marchio. Sono recoltant manipulant e fanno parte dell’associazione dei Vignerons Indépendants. I 4,5 ettari si trovano nei village di Épernay, Trigny, Janvry, Dizy, Vertus et Avize, un mosaico di terroir ciascuno con il proprio vitigno d’elezione.

 

 

Sinfonia di profumi

La filosofia aziendale punta alla creazione di cuvée che armonizzano la finezza dello Chardonnay con la struttura del Pinot noir e il carattere fruttato del Meunier. Ne è un perfetto esempio Funambule, Pinot noir 60% e Chardonnay 40% da vinificazioni parcellari e fermentazione in barrique di rovere, dove il vino base resta 4-5 mesi. In bottiglia la maturazione sui lieviti si protrae per almeno 5 anni, regalando un Brut con sentori minerali, di cedro e pera. Al gusto è generoso, fresco, lunghissimo.

Michel Mailliard

Il viaggio prosegue a Vertus, tra i maggiori comuni della Côte des Blancs, chez Michel Mailliard (www.champagne-michel-mailliard.com). Il titolare ci accoglie con il figlio Grégory, a cui è dedicata la Cuvée Grégory Premier Cru. Assemblage di Chardonnay 95% e Pinot noir 5%, questa bollicina rivela l’essenza della Cantina: grande finezza di bouquet ed eleganza aromatica. Anche con Michel Mailliard, recoltant manipulant, siamo di fronte a una famiglia impegnata nella viticoltura da molte generazioni. Le prime bottiglie sono datate anni Cinquanta e dai 4 ettari iniziali oggi la proprietà si estende su 24, con una specializzazione sullo Chardonnay. La filosofia produttiva predilige i lunghi affinamenti sur lie, e tende a ridurre la percentuale dei vin de reserve.

Champagne de Venoge

Si torna a Épernay per una passeggiata lungo la celeberrima Avenue du Champagne, sede delle più blasonate Maison e delle loro preziose caves. Al numero 33 si trova Champagne de Venoge (www.champagnedevenoge.com), fondata nel 1837 dallo svizzero Henri-Marc de Venoge. La Maison si distingue per la bottiglia a forma di ampolla ed è specializzata in Pinot nero. Alla prova d’assaggio il Princes Blanc de Noirs non tradisce le aspettative. Si tratta di un assemblaggio delle vendemmie 2011 e 2012, composto principalmente dalle parcelle della Montagne di Reims Premier e Grand Cru. Il basso dosaggio è un altro tratto distintivo: in questo caso siamo a 6 g/l e la freschezza è esaltata dalla straordinaria ricchezza aromatica.

Champagne Baron Albert

Spingendosi verso la Vallée de la Marne, a Charly-sur-Marne incontriamo Claire, Lise e Aline Baron, terza generazione alla guida di Champagne Baron Albert (www.champagnebaronalbert.fr), négociant manipulant. I 55 ettari sono divisi in 100 parcelle e la varietà più presente non può che essere il Meunier. L’attenzione all’ambiente si traduce nelle certificazioni Viticulture Durable e Haute Valeur Environnementale, mentre le bottiglie presentano etichette dalla grafica moderna e colpiscono per i nomi particolari declinati al femminile, come La Preference, L’Eclatante, La Pimpante e L’Universelle. Quest’ultimo è un Brut da Pinot Meunier 70% e Chardonnay 30% con vini base 2013 e vin de reserve 2012 provenienti da sette cru. Cuvée di estrema freschezza, ha una versatilità fuori dal comune.

Champagne Legrand-Latour

Restiamo nel dipartimento della Marna per visitare Champagne Legrand-Latour (www.geologie-oenologie.fr), Maison familiare che unisce la passione per la spumantizzazione a quella per la geologia, ben visibile nella straordinaria Cave aux Coquillages. Si tratta di una Cantina scavata nel sottosuolo dal titolare Patrice Legrand, dove si possono ammirare conchiglie e fossili risalenti fino a 45 milioni di anni fa, quando la Champagne era un ambiente marino dal clima tropicale. A occuparsi della produzione vinicola è soprattutto il figlio Thibault, che segue un approccio “geo-enologico”, valorizzando il carattere minerale. L’espressione più tipica si ritrova nella cuvée Extra Brut, cuvée di Meunier 80% e Pinot noir 20% che, non serve dirlo, dà il meglio di sé con ostriche e crostacei.

Champagne Ruinart

Il viaggio si chiude dove è cominciato, a Reims. Le porte che si aprono sono quelle di Champagne Ruinart (www.ruinart.com), la più antica Maison della regione, fondata nel 1729 e oggi parte del gruppo Lvmh.

Chardonnay sugli scudi

La cifra stilistica ruota attorno alla purezza aromatica e alla freschezza di frutto dello Chardonnay, protagonista quasi assoluto di cuvée apprezzate dai connaisseurs di tutto il mondo. Nel caso dell’iconico Blanc de Blancs, le uve arrivano dai villages Premier Cru della Côte des Blancs e della Montagne de Reims, a cui si aggiungono parcelle della Côte de Sezanne che donano rotondità e partite dal nord della valle della Vesle che conferiscono freschezza e leggerezza. Nel calice la bollicina si offre con profumi agrumati, di ananas e passion fruit, cui seguono note floreali di gelsomino, pesca bianca e pepe rosa. Grande cura anche sul fronte del packaging, con un’elegante bottiglia dalla forma bombata, omaggio a quelle del XVIII secolo. La classe non è acqua.

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© Riproduzione riservata - 01/06/2017

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