Dall'Italia Dall'Italia Riccardo Oldani

Universo Prosecco. La strategia commerciale

Universo Prosecco. La strategia commerciale

La risposta alla rivoluzione del Prosecco (con la creazione di due Disciplinari distinti nel 2009) è stata positiva, con cifre di vendita e produzione in continua ascesa. Ma è chiaro che in questi tre anni successivi alla riforma del Disciplinare si sono posti problemi soprattutto di marketing, per fare in modo che il mercato, e in particolare quello internazionale, prendesse coscienza del cambiamento. Si sono moltiplicate così le iniziative: presenza alle fiere internazionali, degustazioni e road-show all’estero, visite organizzate sul territorio per giornalisti e critici internazionali. È stata anche inoltrata all’Unesco la richiesta di includere le colline storiche del Prosecco tra i patrimoni dell’umanità. Le pratiche sono state avviate e prevedono anche una serie d’adempimenti che le autorità devono perseguire per ottenere l’ambito, e per nulla scontato, riconoscimento.

IL FACILE SUCCESSO DELLA DOC – Ettore Nicoletto, amministratore delegato di Santa Margherita, che produce Prosecco sia Doc sia Docg, e cha ha recentemente acquisito nuove tenute nella zona storica, vicino a Refrontolo, mette in evidenza le differenze di marketing tra le due Denominazioni. «Il Doc», spiega «è un prodotto originato in un territorio pianeggiante e che si lavora molto in cantina. È un vino più “semplice” per due motivi: il nome Prosecco è più facile da ricordare e più elementare da bere nell’approccio, perché è meno complesso dal punto di vista organolettico. Anche il prezzo, mediamente più basso, aiuta nella commercializzazione: la produzione potenziale è di circa 400 milioni di bottiglie».

DOCG: LA STRADA E’ TRACCIATA – «La Docg invece», prosegue Nicoletto, «ha intrapreso un cammino che darà frutti su un periodo più lungo, quando finalmente si realizzerà anche nel consumatore straniero la perfetta identità tra vino e area di provenienza. Ma c’è ancora un po’ di strada da percorrere ed è chiaro quindi, che in questo momento, la Doc svolge il ruolo del concorrente in casa. I punti di forza per il Conegliano Valdobbiadene Superiore sono rappresentati dal fascino del territorio, che tra l’altro è “chiuso”, con una capacità di un massimo di 80 milioni di bottiglie. La produzione non potrà allargarsi ad altre zone, perché le colline del Prosecco sono quelle, non ce ne sono altre. Se i produttori resteranno uniti, agiranno con coesione, se sapranno anteporre le esigenze di un intero territorio a quelle personali, il successo arriverà».

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