Dall'Italia Dall'Italia Anita Franzon

Lungo la Strada dei Vini del Friuli. Sei itinerari

Lungo la Strada dei Vini del Friuli. Sei itinerari

Poche aree al mondo sono ricche e complesse come il Friuli Venezia Giulia: terra di contese e di confine, di eventi che hanno lasciato negli sguardi e nei ricordi delle persone un desiderio di apertura che non conosce limiti. Nonostante la grande eterogeneità di culture, nature e prodotti, la Strada dei Vini del Friuli Venezia Giulia è riuscita e unire le forze per consentire al visitatore di scoprire la regione attraverso 6 diversi itinerari: fili di una stessa matassa che guida il turista dal mare alla collina fino alle Alpi.

Dove si snoda la Strada dei Vini del Friuli

Buona parte dell’area è interessata dalla viticoltura e sono 1500 le aziende che con una produzione annua di circa 80 milioni di bottiglie, insistono sul territorio. A colpire è la sinergia di molti produttori di vino, impegnati anche nell’ospitalità. Che siano bucolici agriturismi o lussuose ville con camere di charme, quel che più importa è l’autenticità dell’accoglienza, che si riflette anche nei vini, aperti e scintillanti, perfetta sintesi di terra, aria e mare, senza nemmeno l’ombra di un confine.

 

Friuli Venezia Giulia

 

Il Gigante dei Colli Orientali

La passeggiata nel vigneto friulano parte dai Colli Orientali in provincia di Udine, dove il profilo dei pendii è stato modellato con il lavoro di generazioni di viticoltori come Adriano Gigante e i suoi 25 ettari di vigneto a Corno di Rosazzo. I vini dell’azienda spaziano dalla Ribolla gialla allo Schioppettino, ma è il Friulano che riserva più sorprese: cresce nel vigneto storico, da cui il nome dell’etichetta, ed è capace di affrontare il tempo. “Produco vini che rispecchiano le mie due passioni: eleganti come le donne e capaci di muoversi in equilibrio tra diversi elementi, come nel ballo”. I vini Gigante sono effettivamente agili e morbidi, come le colline che li circondano.

Il giardino segreto del Collio

Il Collio è compreso nella parte collinare della provincia di Gorizia e rappresenta una delle zone più pregiate per la produzione di vini: tra le prime Doc nel 1968, ha appena annunciato il passo verso la Docg. È l’amore per questa terra che corre lungo il confine sloveno, dove il Collio si trasforma in Brda, che guida il cuore dei produttori. Il Collio Bianco è un mosaico di vini, tra cui uve Friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana, i cui tasselli sono stati messi insieme da aziende come Edi Keber, cantina e agriturismo nell’ultima casa prima del confine sloveno. Diversa è la scelta di Roberto Felluga, erede di Marco Felluga, che nell’incantevole borgo di Russiz Superiore ha puntato su diversi vitigni anche vinificati in purezza, autoctoni o internazionali, che nel Collio hanno trovato una dimora ormai da diversi secoli.

 

 

Vistorta, Grave inedite

Le Grave si estendono a ridosso dell’arco prealpino su una superficie di circa 7.500 ettari a cavallo del fiume Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine. Ma è in un angolo della regione, poco prima del confine con il Veneto, che si trova un gioiello come Vistorta: azienda agricola di inaspettata bellezza, un’oasi di luce e verde immersa in un parco da sogno. Qui sono le piante di Merlot, alcune delle quali quasi centenarie, che danno i frutti migliori su terreni argillosi di origine alluvionale. Nonostante secoli di storia, l’azienda agricola, oggi a conduzione biologica e sotto l’attenta guida di Alec Ongaro, è stata ripensata negli anni Ottanta su un modello bordolese, passione del proprietario Brandino Brandolini d’Adda. Solamente negli ultimi anni stanno facendo una timida ricomparsa anche vitigni a bacca bianca.

Là, dove crescono le barbatelle

Sempre tra le Grave del Friuli venezia Giulia si trova il più grande complesso vivaistico-viticolo del mondo: sono i Vivai Cooperativi Rauscedo (VCR), che producono circa l’80% delle barbatelle italiane, ovvero il 30% di tutta l’Ue e il 25% di quelle del mondo. Le barbatelle innestate ogni anno sono 85 milioni suddivise in oltre 3.000 combinazioni, ma il lavoro dei VCR non finisce qui: nel Centro Sperimentale di Casa 40 si realizzano più di 400 microvinificazioni all’anno per valutare le potenzialità delle produzioni. Nel 2015 queste sperimentazioni hanno portato all’iscrizione nel Catalogo Nazionale della Vite 10 varietà resistenti alla peronospora e all’oidio.

 

 

Le tante sfumature del Pinot grigio dell’Isonzo

Il tour prosegue tornando verso l’estremo est. Nell’Isonzo, tra i terreni caldi e sassosi attraversati da venti forti e freddi, cresce il Pinot grigio di Lis Neris: le nere, in friulano, era riferito alle donne che lavoravano nei vigneti con camicie e fazzoletti scuri. Ma qui il vino ha le sfumature decisamente più chiare del Gris, selezione ottenuta da vigne mature, fermentato e maturato in tonneau. Sorprendente, inoltre, è la capacità d’invecchiamento di questo vino in grado di affrontare la bora triestina e il passaggio degli anni: un assaggio che rivela il mare che un tempo ricopriva anche queste terre.

Gli autoctoni del Carso

Dalla ghiaia si passa, infine, alle rocce del Carso e i vitigni Vitovska, Malvasia e Terrano, vinificati in cantine scavate fino a oltre 20 metri di profondità. I produttori Zidarich e Skerk condividono un amore viscerale per il Carso e la sua terra arida che fa da cornice a Trieste. Il primo realizza vini macerati e fermentati sulle bucce; per una piccola parte delle bottiglie vengono usati tini di pietra carsica per dare un’impronta ancora più profonda e territoriale ai vini. Anche Sandy Skerk si dedica alla vinificazione con un profondo senso d’appartenenza al territorio, prendendo spunto dalle antiche tecniche di viticoltura. Dalle sue vigne si vede il mare, che trasmette grande sapidità e riconoscibilità ai vini di tutto il Friuli Venezia Giulia.

Per maggiori informazioni: www.turismofvg.it

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© Riproduzione riservata - 23/06/2017

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