Solo rose bulgare per il Rosolio Carlotto

Solo rose bulgare per il Rosolio Carlotto

Il liquore della tradizione mitteleuropea ha trovato una valida espressione nel Vicentino grazie a una famiglia dalle antiche origini ungheresi. Il rosolio va servito fresco ma senza ghiaccio, per esaltare profumi e aroma.

La vera rosa bulgara, chiamata rosa damascena o di Damasco, è la protagonista del rosolio che la famiglia Carlotto di Valdagno, nel Vicentino, produce sin dall’anno di fondazione dell’attività, il 1919. Per essere precisi l’utilizzo del fiore di quest’antica varietà dal netto color rosa e dai petali un po’ arruffati risale a diversi decenni prima, all’antenato Anton Potepan di origini ungheresi, che arrivò in Italia per il servizio militare. A quei tempi i territori vicentini facevano parte del Regno austro-ungarico così come le terre della Bulgaria, già fornitrice di rose per la preparazione del liquore.

La bottiglia di Rosolio Carlotto

Il successo arrivò con il rosolio

La rosa bulgara è nota da secoli per i suoi profumi, che riesce però a sviluppare solo nella sua terra natia. Lì esiste una valle delle rose dove le piante si sono acclimatate al meglio. Ancora oggi questi fiori sono i preferiti al mondo per l’estrazione dell’olio essenziale, importante anche nel settore dei profumi.
Dopo il servizio militare Anton Potepan, incantato dalla bellezza dei luoghi vicentini, decise di trasferirsi in Italia e di introdurre la preparazione dei liquori della tradizione a partire dal rosolio, che si impose velocemente sul mercato. Il figlio Giovanni ampliò l’attività di famiglia alla pasticceria.

Nella foto: Daniela Carlotto, attuale responsabile aziendale – © D. Ciscato

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© Riproduzione riservata - 07/10/2019

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