Dal mondo Dal mondo Emanuele Pellucci

La Caravedo, il Pisco al femminile

La Caravedo, il Pisco al femminile

Anche il Perù ha la sua distilleria al femminile. È la Hacienda La Caravedo, la più antica del Paese, fondata nel 1684 nella valle di Ica e oggi fra i maggiori produttori peruviani di Pisco.

Anche se le protagoniste di questa storia aziendale di successo non appartengono tutte alla stessa famiglia, come nel caso della “nostra” Nonino, ben il 70% della dirigenza (e il 50% dello staff complessivo) de La Caravedo è composto da donne. Infatti, sette posizioni di leadership su dieci sono in mani femminili, una decisione presa a suo tempo da Johnny Schuler, il noto promotore di Pisco che ha rilanciato La Caravedo una decina d’anni fa. Personaggio eclettico Schuler: chef, ristoratore, distillatore e personaggio televisivo di Lima. Oltre a possedere ristoranti a Lima, Key Club e La Granja Azul, Schuler è soprattutto un’autorità nel campo del Pisco, il distillato che è stato dichiarato patrimonio culturale nazionale dall’Istituto Nazionale di Cultura del Perù.

Carmen Gonzales è responsabile di produzione

«Stavo solo cercando il meglio in ogni campo per La Caravedo», spiega Schuler a proposito di questa curiosa disparità di genere al contrario. E alla ricerca del meglio ha assunto Carmen Gonzales, 47 anni, ingegnere chimico con quasi vent’anni di esperienza nel settore del Pisco e che è ora responsabile della produzione per l’intera distilleria. «Noi donne siamo speciali in questo settore, perché il buon Pisco è il risultato di un processo come l’incubazione, qualcosa come mettere qualcuno al mondo», spiega.

Johnny Schuler

Un team di donne d’eccellenza

Altro ruolo fondamentale lo ricopre Carmen Delia Valdivia, anche lei ingegnere chimico, che lavora per standardizzare la qualità del mosto d’uva, controllando la temperatura dei serbatoi e inserendo le informazioni nel sistema. E poi ancora, Samantha Alfaro, capo dell’amministrazione responsabile della sicurezza, della salute e della cura dell’ambiente. Yanina López, coordinatrice delle attività turistiche e ricreative. Ynés Huamán, responsabile del progresso economico dell’azienda e la più anziana del gruppo. E infine Paola Gonzales, direttore marketing e responsabile vendite per Perù e America Latina.


I vigneti de La Caravedo

Il Pisco nel sangue

Quasi tutte provengono da famiglie di Ica che sono storicamente dedite alla produzione di Pisco, motivo per cui, in un certo senso, portano questo distillato nel loro Dna. Johnny Schuller non ha dubbi quando afferma che «nella parte sensoriale, questo business vince con la presenza di donne e, anche perché hanno un maggiore impegno e identificazione con l’azienda». E poi ha anche un’altra convinzione: «Sul campo utilizziamo più donne che uomini perché sono più attente nel trattamento dell’uva. Lasciare i grappoli al sole, ad esempio, fa sì che il processo di fermentazione inizi prematuramente».

Come si è affrontata la questione di genere in azienda

Ma la presenza di così tante donne in posizioni dirigenziali ha anche causato risentimento tra alcuni lavoratori. «In effetti», spiega Carmen Gonzales, «c’è stato un momento in cui alcuni operai di montagna erano riluttanti a obbedirci». Ma anche lei, in quanto responsabile della produzione, è convinta che in questo lavoro le donne non hanno limiti: «Qualsiasi lavoro nella catena produttiva del Pisco può essere svolto da una donna, anche portare il java da 20 chili». In azienda sono più che convinti che la produzione di Pisco è molto simile all’atto di concepire, creare e portare un bambino nel mondo. Questo è quello che fanno queste donne in una piccola oasi di verdi vigneti nel mezzo del deserto di Ica: portare al mondo un distillato puro e aromatico che in seguito diventa una bottiglia di Pisco che esce per visitare il mondo. Proprio come un figlio!

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© Riproduzione riservata - 14/05/2020

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