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Fontodi: fiducia cieca nel Sangiovese purosangue

Fontodi: fiducia cieca nel Sangiovese purosangue

Annate storiche di vini mitici (15): Toscana II parte

Ci troviamo nella vallata che si apre a sud del paese di Panzano in Chianti, denominata “Conca d’oro” per la eccezionale posizione dei suoi terreni, particolarmente vocati alla viticoltura. La Cantina appartiene dal 1968 alla famiglia Manetti, da sempre legata al Chiantigiano, e proprio perciò sin da subito dedita alla riscoperta dell’originaria identità dei vini del Chianti Classico. Gli ettari vitati lavorati in regime di agricoltura biologica sono 80; il metodo è giudicato cruciale per esaltare i caratteri del Sangiovese e del terroir di Panzano.

Flaccianello della Pieve

FLACCIANELLO DELLA PIEVE – Nel 1979 l’incontro di Giovanni e Marco Manetti con l’enologo Franco Bernabei vede l’inizio di un nuovo corso che porta alla nascita nel 1981 del Flaccianello della Pieve, tra i primi grandi Sangiovese in purezza mai prodotti: la vinificazione separata di tale vitigno proveniente dai vari cru aziendali, combinata a una drastica diminuzione delle rese produttive e all’utilizzo di tecniche più moderne, evidenziarono l’alto potenziale qualitativo di questa varietà, in connubio col territorio. «Innanzitutto crediamo che ciò che distingue un vino normale da un grande prodotto», ci dicono i Manetti, «sia proprio la capacità di evolvere in modo virtuoso nel tempo; attitudine che deriva da una alchemica sintonia tra fattori naturali e umani: un grande terroir dove coltivare il vigneto e tutte le attenzioni che un viticoltore gli può riservare. Detto ciò, per noi è sempre stato ovvio fare vini capaci di migliorare nel tempo.

LE ANNATE MIGLIORI – Continuano i Manetti: «Reputiamo i vini di tutte le annate da noi prodotte come dei figli; per questo motivo abbiamo conservato una certa quantità di bottiglie di ciascuna vendemmia, in modo da non separarcene mai del tutto. Ne seguiamo l’evoluzione effettuando degustazioni interne, che sono molto utili anche per migliorare la qualità, spesso alla presenza di giornalisti e operatori. Raramente però abbiamo sfruttato questa nostra attitudine a scopi commerciali». Domandiamo quali siano le annate alle quali si sentono più legati. «La 1995, il cui particolare andamento climatico ci ha permesso di raccogliere le uve con un certo ritardo e perciò sane e molto ben mature, e la 1997, che grazie a un’estate calda e secca ci ha regalato meno vino del solito ma più concentrato della media».

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© Riproduzione riservata - 04/06/2012

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