Dal mondo Dal mondo Elena Erlicher

Dalla Georgia la vite che resiste alla peronospora

Dalla Georgia la vite che resiste alla peronospora

L’Università di Milano ha scoperto nel vitigno autoctono caucasico Mgaloblishvili un sistema di difesa unico contro l’insidiosa malattia fungina. Si aprono nuove opportunità di miglioramento genetico della vite.

Si chiama Mgaloblishvili (foto in apertura) ed è una varietà di vite resistente alla peronospora. Quest’uva autoctona a bacca rossa (vitis vinifera) proveniente dalla Georgia ha caratteristiche uniche di resistenza alle malattie. La scoperta è stata fatta da un team di ricerca coordinato dall’Università di Milano, in collaborazione con Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, Scientific Research Center of Agriculture e Georgian Technical University di Tbilisi. I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports del gruppo Nature.

L’impatto economico e ambientale della malattia

La vitis vinifera oggi coltivata in tutto il mondo per la produzione di vino è estremamente sensibile all’agente della peronospora (il fungo Plasmopara viticola). La coltivazione di varietà resistenti è un modo sostenibile per ridurre i danni causati da questo fungo e l’impatto della gestione della malattia, che comporta costi economici, sanitari e ambientali per la frequente applicazione di fungicidi. Allo stato attuale, le varietà resistenti registrate in Europa per la coltivazione sono ottenute da incrocio tradizionale (senza utilizzo dell’ingegneria genetica) tra la vite europea e altre specie, asiatiche o americane, che sono interfertili con la vinifera.

 

Una foglie di vite attaccata dal fungo Plasmopara viticola

 

Le difese naturali della vite resistente alla peronospora

La scoperta dell’Università di Milano rappresenta un’importante novità per il settore. «Abbiamo riscontrato caratteristiche uniche di resistenza alla peronospora nella varietà Mgaloblishvili, originaria della Georgia», dichiarano le ricercatrici del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali Silvia Toffolatti e Gabriella De Lorenzis. «La sua risposta difensiva alla Plasmopara viticola, che porta a una limitazione della sua crescita e sporulazione, è determinata dalla sovraespressione di geni legati al riconoscimento patogeno, alla via di segnalazione dell’etilene, alla sintesi di composti antimicrobici ed enzimi e allo sviluppo di barriere strutturali».

L’articolo prosegue su Civiltà del bere 5/2018. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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