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Wine Paris & Vinexpo Paris, l’analisi della stampa internazionale

Wine Paris & Vinexpo Paris, l’analisi della stampa internazionale

Oltre 41 mila visitatori e 4 mila espositori, con un aumento della “portata internazionale”. La quinta edizione della manifestazione parigina guadagna consensi e tratteggia i nuovi trend: dai vini no e low alcol alla crescita dei bianchi. Fino alle possibilità dell’intelligenza artificiale per il settore.

Per approfondimenti: Harpers.co.uk, The Buyer, L’Union, Wine Industry Advisor, The Drinks business, Wine Business

C’è chi parla di grande successo, chi annuncia il sorpasso sulla ProWein di Düsseldorf e chi più pacatamente annota la crescita di presenze e attenzione. La quinta edizione di Wine Paris & Vinexpo Paris, svoltasi il 12-14 febbraio alle porte di Versailles, pare aver centrato le ambizioni annunciate raccogliendo favorevoli impressioni tra gli operatori di settore e sulla stampa internazionale.

Cresce il respiro internazionale

I numeri sorridono all’evento parigino, cronologicamente parlando la prima grande fiera del vino in calendario, che ha visto salire il numero degli espositori a 4074. Il 53% di questi ultimi è venuto dall’estero, in rappresentanza di 48 Paesi produttori con un “aumento del +30% delle presenze dei principali acquirenti dei mercati chiave”, rispettivamente Italia, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti e Germania oltre alla Francia.
Anche l’affluenza è cresciuta (del +14% rispetto al 2023) registrando oltre 41 mila visitatori provenienti da 137 paesi. Harpers.co.uk propone una sintesi numerica che riassume, nei commenti sulle testate di settore, “il maggiore appeal e la portata internazionale” della manifestazione parigina. L’impressione, ha sintetizzato The Buyer è stata quella di “di trovarsi nel posto giusto al momento giusto”: il salone sta facendo bene e dovrà fare di più per mantenere il suo slancio.

Il ritorno delle grandi maison di Champagne

Sulle pagine digitali del quotidiano transalpino L’Union Rodolphe Lameyse, direttore generale di Vinexposium, la società organizzatrice dell’evento, ha definito l’edizione 2024 di Vinexpo «un’annata eccellente». Tra i punti salienti ci sono il sostegno mostrato dal nuovo governo francese, i cui rappresentanti si sono presentati numerosi nei padiglioni della fiera, e il «il ritorno delle grandi case di Champagne, che hanno partecipato al viaggio insieme alle cooperative e ai viticoltori».
Vranken-Pommery, Bollinger, Perrier-Jouët, Henriot, Tsarine: questi grandi marchi, assenti dal Salone negli ultimi anni, hanno scelto di tornare a esporre accanto alle circa 200 aziende già rappresentate. Un segnale positivo, sottolineato dall’intervento del Comité Champagne nella conferenza del 13 febbraio, cui si aggiunge l’intenzione di allargare ulteriormente, nella prossima edizione, lo spazio dedicato allo Champagne.

© P. Labeguerie

L’esplosione dei no e low alcol

Il Vinexposium, scrive Wine Industry Advisor, è stato anche e soprattutto un invito all’industria del vino e degli alcolici a riconoscere i trend e valutare le sfide che il settore deve affrontare nel prossimo futuro. Anche The Drink business si è dedicato al riassunto dei trend emersi durante questa quinta edizione di Wine Paris & Vinexpo Paris, con un accento particolare sulle crescenti possibilità dell’Intelligenza artificiale: argomenti quali l’uso dell’IA generativa nel marketing del vino, come possa ridisegnare i bar del futuro e le sue potenzialità nel campo dell’ospitalità sono stati protagonisti di numerosi interventi durante i convegni della manifestazione.
Una delle tendenze più nette e sorprendenti emerse a Wine Paris & Vinexpo Paris negli ultimi anni è però quella dei prodotti no e low alcool e della loro crescente capacità di attrazione verso i consumatori. Se le preferenze di Millennials e Gen Z giocano un ruolo fondamentale nel segmento, la tendenza si estende ora alle tavole dei ristoranti stellati Michelin ed è ormai rilevante in tutto il mondo. Il mercato globale no/low, certificano studi presentati a Wine Paris, supererà gli 11 miliardi di dollari, con un aumento del 7% del volume in 10 mercati chiave (Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Giappone, Spagna, Sudafrica, Regno Unito e Stati Uniti).

Premiumization e attrazione verso i vini bianchi

A proposito di evoluzione dei consumi, prosegue anche la vocazione verso la cosiddetta premiumization. I consumatori post-pandemia sono sempre più selettivi, vogliono bere meno ma meglio, e mostrano un crescente interesse per i prodotti premium, i vini unici, gli alcolici di fascia alta e le esperienze di degustazione esclusive: una sete alimentata dal desiderio di qualità, autenticità e differenziazione.
Stanno cambiando nel tempo, annota tra gli altri Wine Business, anche le preferenze sulle tipologie di vino. In una conferenza dal titolo “L’evoluzione della produzione e del consumo mondiale di vino per colore” promossa dall’Oiv e tenuta dal nuovo direttore generale John Barker e da Giorgio Delgrosso, responsabile del dipartimento Statistiche e trasformazione digitale, è emersa infatti una palese attenzione verso i vini bianchi a discapito dei rossi. Un fenomeno che di fronte all’indagine del rapporto, incentrato a tratteggiare una panoramica della produzione e del consumo negli ultimi decenni, ha trovato conferma anche tra i padiglioni della fiera con alcune regioni vinicole tipicamente rossiste, come Valle del Rodano e Beaujolais, impegnate a spingere le loro alternative in bianco a colpi di hashtag #nonsolorosso.

Foto di apertura: a Wine Paris & Vinexpo Paris l’affluenza è creciuta del + 14% © P. Labeguerie

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© Riproduzione riservata - 22/02/2024

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