Wine in Moderation, ora c’è anche il Gruppo Mezzacorona

Wine in Moderation, ora c’è anche il Gruppo Mezzacorona

Mezzacorona diventa ambassador company di Wine in Moderation, l’associazione internazionale che sensibilizza operatori del settore e consumatori a un consumo di vino moderato e responsabile. Il ruolo della scienza e la questione “healt warnings” sulle etichette al centro del dibattito.

«Non sentirete mai dire da noi che il vino fa bene, ma che sia compatibile con una vita sana, questo sì». È la posizione di Sandro Sartor, presidente e amministratore delegato di Ruffino, vicepresidente dell’Unione Italiana Vini, che questa volta nella veste di presidente di Wine in Moderation ha ufficialmente accolto il Gruppo Mezzacorona tra le aziende ambasciatrici che hanno il compito di diffondere l’impegno a un consumo responsabile del vino in tutte le loro attività.

Rigotti (Mezzacorona): «Abbiamo il compito di educare i consumatori»

È stata la Cittadella del Vino del Gruppo Mezzacorona ad accogliere la conferenza stampa di presentazione dell’ingresso ufficiale della Cantina trentina – oltre 750 mila ettolitri di vino all’anno tra Trentino e Sicilia e 1.500 soci viticoltori – all’interno di Wim, Wine in Moderation, associazione internazionale nata nel 2008. La sua missione è promuovere la sostenibilità del settore vitivinicolo attraverso azioni responsabili che influenzino sia i professionisti del vino che i consumatori finali.
«Il vino è un alimento di qualità ricco di storia e tradizioni, che crea convivialità ma del quale non bisogna abusare», ha affermato Luca Rigotti, presidente del Gruppo Mezzacorona. «Noi abbiamo il compito di educare i consumatori per far sì che abbiano un approccio al vino consapevole; riceviamo parecchie visite durante l’anno, anche da parte di studenti delle scuole. Insieme alla presentazione dell’azienda ci sarà anche una parte dedicata alla sensibilizzazione del concetto del bere consapevole».

Scegliere, condividere e prendersi cura

«La sostenibilità del vino passa anche da un suo consumo responsabile; altrimenti questo prodotto è destinato a essere ghettizzato e poi abbandonato» ha affermato ancora Sandro Sartor. Secondo lui il motto “Scegliere, condividere, prendersi cura”, che identifica la mission di dell’associazione Wim, ben sintetizza i concetti di responsabilità sociale di cui le aziende del vino devono farsi carico. Educando non solo i consumatori, ma anche i professionisti del settore.
Tra le aziende ambasciatrici di Wim, oltre al Gruppo Mezzacorona, troviamo altri grandi nomi del mondo del vino a livello internazionale; come Ruffino, Pernod Ricard, Sogrape, Moët Hennessy. «Ma noi ci rivolgiamo a tutto il settore, non solo ai grandi produttori», continua Sartor. «Cantine Aperte, ad esempio, che coinvolge molti piccoli produttori, è partner e noi gli forniamo il nostro materiale di comunicazione»
Comunicazione che, secondo il presidente di Wim, deve essere univoca e coordinata. “«Dobbiamo stare attenti a non fare autogol. Dobbiamo avere standard comuni».

Le posizioni non univoche della scienza

Uno dei punti di forza di questa associazione, secondo i suoi sostenitori, è l’aver costituito un comitato scientifico. Il Wine Information Council è formato da medici e ricercatori a livello mondiale che collaborano con Wim per analizzare tutto ciò che viene pubblicato sul tema alcol, vino e salute.
Il database, pubblico e accessibile (www.wineinformationcouncil.eu), custodisce al suo interno le ultime ricerche relative al vino, alla salute e al sociale, classificate per argomenti. «Noi non siamo scienziati, siamo produttori. Abbiamo sentito il bisogno di farci aiutare da esperti che partecipano a titolo gratuito e sono assolutamente liberi di dire quello che vogliono». Quello che emerge, secondo Sartor, è che la scienza in realtà non è unanime nel dire che il vino faccia male. «Quando si parla di consumo moderato ci sono molte ricerche che dicono che il vino è compatibile con un livello di rischio basso all’interno di uno stile di vita sano».

Il rischio di assegnare all’etichetta un ruolo che non le compete

Non poteva mancare, naturalmente, un passaggio sullo spinoso tema relativo all’etichettatura del vino e alla richiesta di inserimento di “healt warnings” da parte dell’Irlanda.
«I nostri medici in questi giorni stanno cercando di dialogare con le autorità europee che, va detto, hanno fatto come Ponzio Pilato sulla questione irlandese» ha spiegato Sartor. A suo parere la funzione delle etichette è informare circa il contenuto presente all’interno dei prodotti, non fare educazione. «È un ruolo che non le compete. In quel caso ci vuole un bugiardino o un qr code. Siamo stati i primi a voler inserire nella futura etichetta digitale (vedi il progetto U-label, l’etichetta elettronica per vini e spiriti pensata da Ceev e SpiritsEurope) l’indicazione al consumo moderato e l’eventuale warning sull’abuso».
La preoccupazione, condivisa anche da Luca Rigotti, che ricopre il ruolo di presidente del Gruppo di lavoro vino del Copa-Cogeca, la principale organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea, è quella di non dare un messaggio unico a livello europeo. «È stata messa in discussione l’unitarietà dell’Ocm con la questione dell’etichetta irlandese , che non distingue tra uso e abuso», ha concluso Rigotti.

Foto di apertura: Luca Rigotti, presidente di Mezzacorona e Sandro sartor, ad di Ruffino

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© Riproduzione riservata - 24/05/2023

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