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Viticoltura in Tasmania: il nuovo Eldorado del vino

9 Giugno 2016 Emanuele Pellucci
Sono meno di cinquecento chilometri quelli che separano le coste meridionali dell’Australia dal nord della Tasmania, sufficienti però per convincere molti vignaioli "aussie" a traslocare, o perlomeno ad impiantare, vigneti aldilà dello Stretto di Bass. Tutta colpa del riscaldamento climatico e del conseguente aumento delle temperature che in Australia hanno raggiunto punte fino a 9 °C in più della media nell’arco degli ultimi vent’anni. Sembra, infatti, che nelle zone più meridionali del continente, tra cui Western Australia, Victoria e Nuovo Galles del Sud, dove un tempo si registravano temperature ideali per la viticoltura, adesso patiscano per i suoli troppo secchi e per le temperature troppo elevate. Al contrario, la Tasmania, isola dal clima relativamente freddo, presenta oggi temperature ideali per la coltivazione della vite. Ecco perciò che imprenditori vinicoli, con risorse economiche adeguate, hanno preferito trasferire la produzione di uva in questa terra più a sud del continente australe.

La maturazione anticipata delle uve

Secondo uno studio dell’Università di Melbourne condotto su 45 vigneti di età compresa tra i 25 e i 100 anni, infatti, si è visto che negli ultimi vent’anni la maturazione delle uve avviene con due giorni di anticipo sull’anno precedente obbligando i vignaioli a vendemmiare prima e di conseguenza ad anticipare l’intero processo di lavorazione in cantina. Tutto ciò creando non pochi problemi per il fatto che adesso uve nere e bianche giungono a maturazione nello stesso tempo. A detta degli esperti australiani le conseguenze sono due: anzitutto le cantine devono abbassare la quantità di bottiglie prodotte per poter trattare con cura uve bianche e nere mantenendo i tempi di fermentazione; accorciando però questi tempi relativamente ai vini bianchi c’è il rischio di incidere negativamente sulla qualità. Se poi i produttori decidono di optare per la raccolta di uve nere più mature rischiano di ritrovarsi con una frutta di minor qualità e vini più alcolici e amari.

In Tasmania invece...

In Tasmania, invece, questo problema non si pone perché le uve maturano generalmente con due o tre settimane di ritardo rispetto allo Stato di Victoria e le uve nere maturano più tardi delle bianche. Tutto ciò porta a una maturazione più lenta che conferisce una qualità superiore alle uve prodotte sul continente. Ecco che un’azienda storica come Brown Brothers, con una tradizione di 120 anni di produzione vinicola nella zona di Victoria, ha deciso, dopo dieci anni consecutivi di siccità, di acquistare due vigneti e una cantina nel nord e nell’est della Tasmania. «I grappoli d’uva», spiega Ross Brown, il direttore dell’azienda, «esprimono un gusto migliore quando maturano lentamente grazie al prolungato periodo estivo che consente una vendemmia ideale, a tutto vantaggio per la complessità dei vini».

Il prezzo della viticoltura in Tasmania

Ecco però che questa complessità e questo gusto hanno un prezzo. È evidente che la Brown Brothers non è stata la sola ad avere la brillante idea di sbarcare in Tasmania. La conseguenza è stata che il prezzo delle uve sull’isola è di cinque volte superiore a quello delle uve del continente. Infatti, se il prezzo medio a tonnellata in Australia è di 450 dollari, in Tasmania è di 2.500 dollari. Questo spiega perché negli ultimi dieci anni il settore viticolo dell’isola è cresciuto del 25%, e anche uno tra quelli che sono considerati i migliori Pinot noir del mondo, il Devil’s Corner, è interamente prodotto in Tasmania. Qualcuno parla perciò di questa terra come il nuovo Eldorado della vitivinicoltura, anche se come si è visto non è alla portata di tutti. Foto di Wine Tasmania www.winetasmania.com.au

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