Vino in Bulgaria, patria dell’antico rosso Mavrud

Vino in Bulgaria, patria dell’antico rosso Mavrud

Con una superficie vitata di 60 mila ettari di vigne, una produzione annua di circa 420 mila tonnellate d’uva (di cui 250 mila destinate alla vinificazione) e un export vinicolo verso numerosi mercati per 60 milioni di litri, la Bulgaria è tra i Paesi dell’Est Europa che sta progredendo nel panorama vitivinicolo mondiale. Si tratta di una nazione dove la coltivazione della vite risale a migliaia d’anni fa, al tempo prima dei Traci e poi dei Romani. Già nel II secolo d.C., grazie all’imperatore Antonino Pio, qui fu introdotta la prima legge in materia vitivinicola per tutelare i vigneti della Bassa Mizia (l’attuale Bulgaria del Nord).

Dopo la caduta del comunismo è tempo di rinascita

Venendo a tempi più recenti, la vitivinicoltura bulgara di oggi ha conosciuto un grande sviluppo soprattutto dopo la caduta del comunismo grazie agli investimenti governativi e di alcuni imprenditori stranieri. Una ventata di aria nuova che ha portato al rinnovamento delle superfici vitate con criteri moderni, introducendo numerose varietà internazionali e valorizzando nello stesso tempo quelle autoctone. Tutto ciò ha contribuito a migliorare notevolmente la qualità dei vini e a favorire la loro esportazione con il risultato che oggi i prodotti bulgari cominciano a farsi conoscere anche all’estero e a ottenere importanti apprezzamenti da parte della critica e premi ai concorsi enologici.

Vino e cultura a Plodviv

E proprio in tema di competizioni internazionali, nel 2016 la Bulgaria ha ospitato la 23a edizione del Concours Mondial de Bruxelles nella storica città di Plovdiv, designata capitale europea della cultura 2019, con la partecipazione di oltre 300 degustatori internazionali che hanno avuto così modo di conoscere e apprezzare, in mezzo a oltre 8 mila vini di tutto il mondo, anche molte etichette locali. Il territorio bulgaro annovera ben 52 zone per la produzione di vini a Dop e 2 a Igp (Piana del Danubio e Valle della Tracia).

Vino in Bulgaria, la riscoperta degli autoctoni

Per quanto riguarda i vitigni autoctoni, i più conosciuti e diffusi sono il Dimyat (una varietà utilizzata per i bianchi secchi, aromatici e per la distillazione dell’acquavite), il Pamid (tra i più antichi vitigni a bacca rossa coltivati in Bulgaria, adatto alla produzione di vini freschi e di pronta beva) e soprattutto il rosso Mavrud. Quest’ultimo è molto antico e viene allevato principalmente nelle aree di Asenovgrad, Plovdiv e Pazardžhik (ai piedi dei Monti Rodopi). Il vino ottenuto ha un colore rubino intenso con un gusto pieno e vinoso e un finale elegante, adatto anche al lungo invecchiamento in barrique.

Un langarolo a Elenovo

Proprio il Mavrud, inteso come vino, è una delle prestigiose etichette della Edoardo Miroglio Wine Cellar, eletta nel 2015 quale migliore cantina di Bulgaria. Piemontese, famiglia di industriali tessili e proprietario anche di Tenuta Carretta, dove produce vini del Roero e di Langa, Edoardo Miroglio verso la fine degli anni Novanta decise d’impiantare un nuovo stabilimento tessile in Bulgaria, nella zona di Sliven. Un investimento che però non doveva restare il solo perché il colpo di fulmine per i vini bulgari lo convinse ad acquistare anche 1.500 ettari di terreno nella zona di Elenovo, da sempre ritenuta una delle più vocate per la vitivinicoltura.

Pinot nero anche in versione spumante

Qui Miroglio, che da poco ha anche ricevuto la nazionalità bulgara, ha piantato 200 ettari di vigne con oltre 20 varietà. La prima vendemmia è stata il 2004 e il vino che l’ha fatto conoscere è stato principalmente il Pinot nero. Oltre a questo, il top di gamma comprende appunto il Mavrud, e poi i due Cabernet, il Merlot e lo Chardonnay, mentre di recente sta avendo un buon successo il Brut Rosé (Pinot nero 100%). La produzione complessiva è di 1 milione di bottiglie con un export del 55%.

I 700 ettari di Katarzyna Estate

Un’altra interessante Cantina che abbiamo visitato, nel Sud del Paese ai confini con la Grecia, è Katarzyna Estate: un’azienda con 700 ettari di vigneti che produce 1,8 milioni di bottiglie all’anno con un export del 30%. Si tratta di un investimento di 24 milioni di euro iniziato nel 2004 e che ha portato alla prima vendemmia nel 2006. Numerose le varietà piantate, soprattutto internazionali, distribuite in due differenti aree del territorio. La cantina d’invecchiamento comprende 2 mila barrique di rovere francese dove i vini premium maturano per 18-20 mesi prima dell’imbottigliamento.

Etichette da medaglia

In cima alla gamma troviamo i rossi Katarzyna Reserve, Question Mark, Concerto Chopin, Encore e i bianchi Les Fleurs e Les Cailloux. Anche in questo caso si tratta di etichette che ottengono spesso medaglie ai più importanti concorsi internazionali.
Con queste, e altre importanti realtà come Bessa Valley, Vinprom Peshtera, Villa Yustina e Domaine Boyar, la Bulgaria del vino è destinata a far parlare molto di sé già in un breve futuro.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 01/2017. Per continuare a leggere acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com.
Buona lettura!

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© Riproduzione riservata - 19/04/2017

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