In Italia In Italia Jessica Bordoni

Valpolicella Annual Conference: per il Consorzio è tempo di bilancio e rilancio

Valpolicella Annual Conference: per il Consorzio è tempo di bilancio e rilancio

Valpolicella Annual Conference, l’evento digitale organizzato il 26-27 febbraio dal Consorzio tutela Vini Valpolicella, è stato l’occasione per fare un bilancio sulla produzione 2020 e ragionare sulle strategie per la ripartenza. Tra gli asset, il biologico, l’enoturismo e il territorio. Tasting “didattici” per Amarone, Ripasso e Valpolicella Doc.

In attesa dell’Anteprima Amarone (rimandata al 2022), il 26 e 27 febbraio il Consorzio tutela Vini Valpolicella ha organizzato il primo Valpolicella Annual Conference. Due giorni di dibattiti, approfondimenti e degustazioni completamente in digitale per fare il punto sulle produzioni vinicole del territorio (Amarone, ma anche Ripasso, Recioto, Valpolicella “base” e Superiore) e ragionare sulle prospettive di crescita, alla luce delle nuove sfide del digital marketing e del climate change. All’evento, che ha coinvolto autorevoli speaker da tutto il mondo, hanno preso parte oltre 7 mila persone, collegate da 26 diverse nazioni. Per i tasting riservati agli operatori e alla stampa sono stati spediti 1.200 campioni di vino.

L’Amarone traina le vendite

«Nonostante la pandemia, nel complesso le vendite hanno tenuto e il 2020 si è chiuso in linea con il 2019», ha sottolineato il presidente del Consorzio Christian Marchesini. «Parliamo di 18,2 milioni di bottiglie per il Valpolicella, 30,3 milioni per il Ripasso e 15,3 milioni per l’Amarone, che ha registrato la migliore performance chiudendo in positivo». Attualmente l’export rappresenta l’80% della produzione (-0,1% sul 2019). «La crisi ha portato a una riduzione del valore (-3,3%), legato soprattutto al blocco dell’Horeca, ma tutto sommato siamo contenti di come abbiamo affrontato questo annus horribilis e tra le progettualità per il prossimo futuro c’è appunto quella di ricostruire il canale on premise».

Riflettori puntati sul Valpolicella Superiore

In questo quadro emerge la crescente attenzione sul Valpolicella, soprattutto in versione Superiore, al centro di un grande lavoro di riqualificazione da parte delle aziende. «Il riconoscimento del nostro impegno è tangibile, ma siamo consapevoli del fatto che ci sia ancora molto da fare. A questo proposito posso già anticipare che fra qualche mese il Consorzio organizzerà un evento ad hoc», prosegue Marchesini. Da ricordare anche il trend crescente dei vini biologici, che segnano un +19%. «Ci muoviamo su percentuali ancora basse, ma confortanti rispetto alla scelta sulla sostenibilità ambientale che abbiamo intrapreso qualche anno fa e in cui continuiamo a credere fermamente. Il futuro del vino in generale e della Valpolicella in particolare è sicuramente green».

L’enoturismo come leva post Covid

Tra gli asset fondamentali, per certi aspetti a sorpresa, c’è l’enoturismo. Come evidenzia un’indagine interna del Consorzio di tutela che ha coinvolto circa un terzo delle Cantine del territorio, 7 aziende della Valpolicella su 10 hanno intenzione di investire nel settore dell’ospitalità nei prossimi anni, convinte che sarà proprio quest’ultima la principale leva per la ripartenza post Covid. Il margine di crescita è alto, se si pensa che oggi circa il 98% delle aziende coinvolte nell’indagine effettua la vendita diretta, ma solo il 28% è strutturato per l’incoming, che spazia dalla possibilità di tour e degustazioni in Cantina (32%), alloggi e b&b (39%) e servizio di ristorazione (13%). Il presidente Christian Marchesini ha commentato positivamente questo dato, sottolineando che si tratta di un segnale forte per l’economia del territorio e ribadendo il ruolo di supporto del Consorzio.

La degustazione “Amarone della Valpolicella: come implementare bisogni e visione per il futuro” si è concentrata sul ruolo di Corvina e Corvinone

Tre degustazioni didattiche

Accanto agli incontri e ai convegni virtuali, nel corso del Valpolicella Annual Conference sono state organizzate tre degustazioni dedicate all’Amarone, al Ripasso e al Valpolicella (“base” e Superiore). Durante ciascun tasting sono stati assaggiati quattro campioni da 20 cl l’uno, rigorosamente anonimi e rimasti tali anche alla fine del webinair. Non una valutazione qualitativa, quindi, bensì “didattica”. Ogni vino, infatti, è stato scelto dal Consorzio in quanto emblema di un diverso approccio produttivo per mostrare ai partecipanti il dinamismo delle Cantine e le strategie messe a punto per affrontare le prove del mercato e del global warming. 

Gli stili dell’Amarone

In particolare la degustazione “Amarone della Valpolicella: come implementare bisogni e visione per il futuro” ha messo in risalto il ruolo di Corvina e Corvinone come principali vettori della tipicità e dell’identità territoriale. Sul fronte dell’appassimento, il trend è legato al fattore tempo, mentre in cantina la contrapposizione tra legno piccolo e grande resta centrale. Gli assaggi hanno mostrato uno stile ora più fresco (moderno), ora più ricco (tradizionale) ma anche la crescente attenzione alla riduzione del residuo zuccherino per donare maggiore tensione gustativa.

Il Ripasso e la sua specificità produttiva

“Valpolicella Ripasso, come coniugare il successo con la tipicità” era il titolo del secondo tasting. I relatori hanno riflettuto sull’importanza del metodo produttivo di questo storico vino locale, frutto della rifermentazione del Valpolicella base sulle vinacce residue dell’Amarone e del Recioto. Oggi infatti il Ripasso si trova ad un bivio: per competere internazionalmente con i vini moderni e fruttati provenienti dalle regioni più calde del mondo (anch’essi risultato dell’appassimento) deve giocare la carta della tradizione. La chiave del successo è proprio la specificità della sua genesi, che deve essere comunicata con chiarezza. Il riferimento imprescindibile è il nuovo disciplinare messo a punto dal Consorzio proprio per esaltare la personalità e la riconoscibilità del Ripasso. 

Valpolicella come vino di territorio

Ma la sfida più stimolante è quella che riguarda il Valpolicella, soprattutto in versione Superiore. Il titolo del tasting si rivela emblematico: “Valpo: l’antico strumento per raccontare il nostro territorio”. Da più parti, infatti, arriva la volontà di fare del Valpolicella un “vino di terroir” sul modello francese del Beaujolais Aoc, che oggi vive una rinascita grazie alla classificazione dei cru. La principale differenza tra il Valpolicella e i suoi “fratelli maggiori” Amarone, Ripasso e Recioto sta nell’assenza dell’appassimento. Con la sua freschezza e piacevolezza fruttata, il Valpolicella ha tutte le carte in regola per diventare il vino portabandiera delle diverse vallate, capace di tradurne le singole sfumature espressive. È arrivato il momento di ribaltare il paradigma: da vino prodotto con le uve “avanzate” da Amarone & co, il Valpolicella può e deve diventare un terroir wine di grande bevibilità e appeal internazionale. I produttori se ne sono accorti.

Foto di apertura di E. Hughes per Pexels

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© Riproduzione riservata - 06/03/2021

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