Senza confini Senza confini Anita Franzon

Un delicato momento storico per i vini della Georgia

Un delicato momento storico per i vini della Georgia

In Georgia i produttori di vino hanno numerosi motivi per assistere con preoccupazione alla vicina guerra tra Russia e Ucraina. Così come tutti i loro connazionali, anche i vignaioli georgiani hanno tuttora terrificanti ricordi del veloce conflitto contro la Russia avvenuto nell’agosto del 2008. Tanto che, secondo alcuni, questo Paese dell’ottima produzione vinicola potrebbe rientrare presto tra le mire di Putin.

Per approfondimenti: Meininger’s Wine Business International, Harpers.co.uk, Paste Magazine e The Drop

Oltre a rappresentare la culla della viticoltura mondiale, la Georgia è storicamente molto importante per la Russia, che nel 2021 ha importato 28 milioni di bottiglie di vino georgiano, mentre altri 5,2 milioni sono state destinate all’Ucraina. Questi due mercati hanno finora rappresentato il 70% delle esportazioni totali per la Georgia. Sono i numeri indicati dalla National Wine Agency georgiana, la quale ha registrato, fortunatamente, anche un balzo del +35% verso il mercato statunitense e ottime crescite in altri Paesi occidentali (Meininger’s Wine Business International). Tra questi, in particolare, il Regno Unito. Qui la reputazione e le vendite dei vini georgiani stanno rapidamente crescendo e le importazioni sono aumentate del +72% tra il 2020 e il 2021 (Harpers.co.uk).

Nuove preoccupazioni dopo una lenta ripresa

Dopo una lenta ma significativa ripresa che ha portato i vini georgiani a essere conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, questo Paese si trova oggi ad affrontare nuovamente un momento piuttosto delicato. Nonostante la campagna contro il consumo di alcolici promossa nel 1985 dall’ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov – una misura che ridusse drasticamente il vigneto georgiano – e la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, i produttori della Georgia hanno continuato a vendere la maggior parte del loro vino alla Russia. Ma da quando, nel 2006, Vladimir Putin impose un embargo disastroso sul vino dei due Paesi vicini, Moldova e Georgia, le Cantine di quest’ultima hanno colto l’occasione per tornare a una vinificazione tradizionale (e millenaria) opposta a quella di massa fino a quel momento richiesta dai russi iniziando, inoltre, a diversificare le esportazioni verso vari Paesi. Negli ultimi anni, infatti, la Georgia stava raccogliendo i primi frutti di questa nuova politica che, però, è ora interrotta dal conflitto (Paste Magazine).

È il momento giusto per acquistare vini georgiani

Grazie all’incredibile varietà, ai metodi produttivi e alla sua storia, la Georgia offre grandi possibilità agli amanti del vino. È dunque giunto il momento di acquistare etichette georgiane anche con la finalità di supportare la produzione e l’economia dell’area.
“Più vino georgiano berranno gli americani, più infelice sarà Putin”, scrive la giornalista Felicity Carter. La Georgia è infatti molto importante per il presidente russo che, per anni, l’ha considerata come “la cantina della Russia”. Inoltre, Putin “è estremamente consapevole del valore del vino. Lo ha usato come status symbol, come strumento diplomatico e come arma di guerra”, spiega ancora la giornalista. E rivolgendosi all’Occidente continua: “Comprate vino georgiano. Non solo è buono e ha un buon rapporto qualità-prezzo, ma ogni bottiglia acquistata avrà tre impatti: economico, politico ed esistenziale”. Si tratta, infatti, di piccoli gesti che aiuteranno la Georgia ad allontanarsi dalla Russia (The Drop).

Foto di apertura: le Cantine della Georgia dat 2006 sono tornate a una vinificazione tradizionale © J. Peterson – Marq Wine Group (Wines of Georgia)

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© Riproduzione riservata - 14/04/2022

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