Se in Italia l’estirpo e la distillazione di crisi sono considerate pratiche da evitare, in altri Paesi come la Francia e la California l’apertura è decisamente maggiore. Una ricognizione aggiornata di quanto pubblicato sulla stampa internazionale per fare il punto sul tema a livello globale
In un contesto ormai profondamente segnato dal calo dei consumi e dal conseguente eccesso di offerta, le Cantine cominciano a fare i conti con quantità crescenti di vino invenduto e, in alcuni casi, con grappoli rimasti incolti sulle piante. Per tentare di riequilibrare il mercato, diversi produttori hanno deciso di ricorrere all’espianto dei vigneti, o stanno cercando aiuti governativi per farlo. Se, in Italia, la situazione sembra ancora sotto controllo, all’estero – in particolare in California e in Francia – il malcontento si è tradotto in proteste e richieste di interventi drastici.
In California si sta già estirpando
Nel 2024 la California ha registrato il raccolto più scarso degli ultimi vent’anni, con un calo del -23% rispetto al 2023, dovuto in gran parte all’uva non raccolta. Secondo quanto riportato dal San Francisco Chronicle, tra il 1° ottobre 2024 e il 1° agosto 2025 sono stati estirpati quasi 40.000 acri (circa 16.000 ettari) di vigneti in tutto lo Stato. Anche aree di grande interesse vitivinicolo come la Napa Valley hanno subito pesanti contraccolpi, perdendo quasi il -7% della loro superficie vitata.
La Francia protesta e chiede aiuti governativi
A partire dallo scorso novembre, in diverse regioni vitivinicole francesi i produttori sono scesi in piazza per chiedere misure immediate e decisive a sostegno di un settore in forte difficoltà. A Béziers, nel dipartimento dello Hérault, nel sud della Francia, ben 4.000 manifestanti si sono riuniti per chiedere un prezzo minimo equo per il vino, un sostegno finanziario di emergenza e fondi per gli espianti e la distillazione, oltre a risorse per una campagna promozionale dedicata all’export (Jancis Robinson).
130 milioni di euro per gli espianti
A seguito delle proteste, il ministro dell’Agricoltura francese Annie Genevard ha annunciato «un massiccio piano di sostegno» a favore del settore vitivinicolo nazionale, che include un programma permanente per il finanziamento degli espianti. La somma stanziata sarà di 130 milioni di euro. Già nell’autunno del 2024 la Francia aveva chiesto e ottenuto dall’Ue 120 milioni di euro per aiutare i viticoltori francesi a eliminare i vigneti improduttivi. Genevard ha dichiarato: «Questo nuovo e significativo impegno finanziario dimostra la determinazione del governo a salvaguardare in modo sostenibile la nostra industria vinicola e consentirle di riprendersi» (Just Drinks).
Un piano di investimento per il futuro del settore
L’obiettivo del nuovo pacchetto di sostegno è stabilizzare il mercato del vino e sostenere soluzioni a lungo termine. Genevard ha poi aggiunto che non si tratta di «un ennesimo piano di emergenza per correggere uno squilibrio strutturale», ma di «un investimento per dare un futuro» al vino francese. Attualmente il settore del vino e dei liquori sostiene 600.000 posti di lavoro in tutta la Francia e vale 32 miliardi di euro di fatturato, metà dei quali legati all’export (The drinks business).
Perdite oppure nuove opportunità?
Mentre l’Unione italiana vini esprime dissenso verso il finanziamento europeo per l’estirpo dei vigneti e la distillazione proponendo misure di crescita e sviluppo, altri Paesi vedono negli espianti una risposta inevitabile all’eccesso di offerta che dura da anni. Per Jérôme Bauer, presidente della Confederazione produttori di vini e liquori Aoc (Cnaoc), espiantare è una soluzione per riportare equilibrio sul mercato: «Conosciamo la tendenza al ribasso del consumo di vino in Francia e nel mondo», sottolinea, osservando che le regioni dovranno adattarsi con valutazioni annuali su produzione e consumo e modifiche progressive dei vigneti (La Revue du vin de France). Anche Oltreoceano la visione non è negativa. Gina Bianco, direttrice dell’Oregon Wine Board, ha spiegato a Forbes che espiantare non significa perdere, ma dedicarsi a nuove colture o portainnesti resistenti. Una posizione condivisa anche da Karissa Kruse, della Sonoma County Winegrowers: «Molti dei viticoltori stanno sfruttando questo periodo per pianificare strategicamente i vigneti del futuro».
La superficie vitata globale continua a ridursi
Intanto i dati Oiv sulla situazione del settore vitivinicolo mondiale nel 2024 presentati lo scorso giugno durante il 46° Congresso mondiale della vite e del vino parlano chiaro: la superficie vitata mondiale è passata dai 7,8 milioni di ettari del 2003 ai 7,1 milioni del 2024. È il quarto anno consecutivo di riduzione. La contrazione riguarda la maggior parte dei principali Paesi produttori, in entrambi gli emisferi, con poche eccezioni. In Europa la superficie vitata nel 2024 è calata del -0,8%, fermandosi a 3,2 milioni di ettari. La Spagna – oggi il più grande vigneto del mondo – ha perso il -1,5%, mentre la Francia, seconda per estensione, il -0,7%. Tra i primi sette Paesi produttori, l’Italia è l’unico a registrare una crescita positiva.