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Brunello, Aglianico e Amarone. La trilogia di emozioni di Tommasi

31 Dicembre 2019 Civiltà del bere
Brunello, Aglianico e Amarone. La trilogia di emozioni di Tommasi

Il team di enologi, supervisionato da Giancarlo Tommasi, gestisce i 600 ettari di vigneto dislocati nelle sei tenute di proprietà in Veneto, Lombardia, Toscana, Basilicata e Puglia. Brunello, Aglianico e Amarone rappresentano la massima espressione della ricerca sul terroir e sulle varietà autoctone di Tommasi Family Estates.

Dal 1997, con l’ingresso in azienda della quarta generazione (nella foto), la famiglia Tommasi ha deciso di superare i confini della Valpolicella Classica selezionando terroir di eccellenza nelle principali regioni italiane. È l’inizio del progetto Tommasi Family Estates, che oggi comprende 600 ettari di vigneto e sei tenute. Accanto a Tommasi Viticoltori, nel Veronese, la famiglia possiede Tenuta Caseo in Oltrepò Pavese, Podere Casisano a Montalcino, Poggio al Tufo in Maremma, Masseria Surani in Puglia e Paternoster in Basilicata, a cui si aggiunge una quota di partecipazione nella Tenuta La Massa nel Chianti Classico.

Tre enologi per vini specchio del territorio

La volontà di preservare ed esaltare la tipicità di ogni comprensorio ha portato alla costituzione del team di enologi Tommasi Family Estates; Giancarlo Tommasi, responsabile e supervisore, ha scelto Emiliano Falsini e Fabio Mecca-Paternoster come compagni e consulenti.
«Il nostro obiettivo è coordinare la produzione per creare vini specchio del territorio. Etichette capaci di coniugare la tradizione con le necessità di un mercato sempre più esigente», spiega Giancarlo Tommasi. «Abbiamo adottato un programma specifico di controlli e confronti periodici in vigna e cantina».

Dal Veneto alla Basilicata, passando per la Toscana

In particolare Emiliano Falsini segue Casisano a Montalcino; mentre Fabio Mecca-Paternoster continua la tradizione di famiglia nel Vulture e Giancarlo Tommasi, oltre al coordinamento, si dedica all’Amarone. «Brunello, Aglianico e Amarone rappresentano quella che noi definiamo la “trilogia di emozioni”; vini unici, che toccano profondamente». Sono molto diversi fra loro, ma tutti celebrano la storia e la grandezza dell’enologia italiana. «Per ciascuno abbiamo scelto i cloni migliori e gli appezzamenti con le caratteristiche di altitudine, esposizione e composizione del terreno più idonee. Abbiamo definito le linee guida e uno stile, cercando di dare la migliore interpretazione del genius loci».

Brunello, Aglianico e il mitico Amarone

In particolare il Brunello di Montalcino Casisano si declina nella versione “d’annata” e nella Riserva Colombaiolo, dall’omonimo cru sulla collina che domina l’Abbazia di Sant’Antimo e Sant’Angelo in Colle. L’Aglianico del Vulture Paternoster è celebrato in due etichette: Rotondo e Don Anselmo, dedicato alla memoria del fondatore.
E poi c’è l’Amarone, il vino delle radici che ha fatto di Tommasi un brand stimato in tutto il mondo. «L’Amarone Classico e la Riserva Ca’ Florian sono le nostre punte di diamante a cui, dall’anno scorso, si è aggiunto De Buris: un vino che sfida il concetto stesso di longevità, ma anche un progetto d’arte e di comunicazione innovativo, aperto alle contaminazioni».

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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