Tenuta Santa Caterina: lunga vita al Grignolino

Tenuta Santa Caterina: lunga vita al Grignolino

Tenuta Santa Caterina è impegnata in un ambizioso progetto di riqualificazione del Grignolino storico, il Monferace. L’annata 2016, frutto di una permanenza di 30 mesi in botti di rovere francesi, rivela le grandi potenzialità di questo vitigno portabandiera del Monferrato in termini di complessità aromatica e longevità

C’era una volta il Grignolino da invecchiamento, ricercato dalle corti di tutta Europa per l’eleganza e la complessità del suo timbro. Oggi quel grande vino torna ad essere realtà per volere di un gruppo di produttori tra Asti e Alessandria, di cui Tenuta Santa Caterina è promotrice e capofila. Parliamo del Progetto Monferace, avviato cinque anni fa e ora alla sua seconda vendemmia ufficiale, la 2016.  

Il Grignolino di ieri e di oggi

«L’idea che il consumatore medio ha del Grignolino è quella di un vino leggero, da bere giovane», spiega Guido Alleva, proprietario di Tenuta Santa Caterina. «Per secoli è stato esattamente l’opposto anche e soprattutto grazie a un prolungato affinamento in legno al buio degli infernot, le tipiche cantine sotterranee monferrine scavate nell’arenaria, dichiarate Patrimonio Unesco». L’inversione di marcia è cominciata con l’avvento della fillossera a fine Ottocento, quando i contadini della zona iniziarono a orientarsi verso vitigni più produttivi e resistenti ai parassiti e alle malattie, Barbera in primis. «La contrazione nella produzione di Grignolino è proseguita nei decenni successivi, anche per le difficoltà che quest’uva comporta, oltre che sul piano agronomico, anche su quello enologico, vista l’elevata acidità e il tannino particolarmente evidente. Tutti fattori che contribuiscono a spiegare la tradizione del Grignolino beverino: i produttori preferivano “tagliarlo” con altri vini o produrlo attraverso macerazioni brevi».

L’infernot di Tenuta Santa Caterina

Il progetto Monferace

A cambiare completamente prospettiva ci ha pensato il Progetto Monferace, un’associazione di 14 aziende decise a rilanciare il territorio del cosiddetto Monferrato aleramico, l’area geografica definita dai fiumi Po e Tanaro e dalle città di Casale Monferrato, Alessandria e Asti, il cui nome è legato alla figura di Aleramo, valoroso cavaliere dell’imperatore Ottone I che diede avvio alla dinastia feudale franca degli Aleramici. «Il nostro obiettivo, sia come singola Cantina che a livello consociativo, è quello di riportare in auge la produzione del Grignolino storico, ridando lustro e dignità a una varietà autoctona da sempre presente sulle nostre colline. Quest’uva ha una personalità ruspante, ribelle, ma regala grandi soddisfazioni se i suoi tannini vengono lasciati evolvere a dovere. Ed è sicuramente la cultivar che più ci appartiene, che meglio riflette il carattere dei monferrini».

Il disciplinare di produzione

Monferace – come è stato ribattezzato il Grignolino d’eccellenza dei produttori impegnati nel progetto – è l’antico toponimo del Monferrato: contiene in sé l’etimo latino mons ferax, monte fertile, richiamando la fecondità della terra e la ricchezza delle messi. Per produrlo, le aziende devono seguire un rigoroso disciplinare, che prevede l’ubicazione dei vigneti solo in collina, con esposizione favorevole e terreni calcarei-limo-argillosi. Il numero di ceppi per ettaro non può essere inferiore a 4 mila, mentre la resa massima di uva non deve superare le 7 tonnellate per ettaro. Quanto all’immissione sul mercato, può avvenire solo dopo un periodo minimo di affinamento di 40 mesi, calcolato dal 1° novembre dell’anno della vendemmia, di cui almeno 24 mesi in botte di legno. Il giudizio sull’idoneità, vendemmia dopo vendemmia, è affidato a una commissione di professionisti e tecnici che, insieme ai produttori, degusta i vini alla cieca. Se un’annata non è considerata all’altezza del nome Monferace, le Case vinicole possono scegliere di non produrla.

La bottiglia del Monferace con il ferro di cavallo e il mattone

La versione di Tenuta Santa Caterina

Il Monferace, Grignolino d’Asti Doc di Tenuta Santa Caterina nasce da 1,5 ettari nel comune di Grazzano Badoglio. L’appezzamento si trova a 300 metri di altezza, su suoli di marne calcaree, con un’esposizione sud, sud-est. Le piante, allevate a Guyot, hanno in media 50 anni d’età. «Con l’enologo consulente Mario Ronco abbiamo iniziato a lavorare a quest’idea di Grignolino a partire dalla vendemmia 2012 e la 2015 è la prima presentata sul mercato. Attualmente si trova in commercio la 2016, che è stata un’annata equilibrata, specialmente nella fase di maturazione. La nostra conduzione dei vigneti è volta a ottenere grappoli il più possibile maturi in tutte le componenti. Questo frutto poi viene sottoposto a lunghe macerazioni in cantina, con un periodo di permanenza sulle bucce di qualche mese, allo scopo di estrarre tutta la ricchezza contenuta nelle uve».

L’uso bilanciato del legno

«È chiaro che dopo una fase estrattiva così importante, altrettanto lunga deve essere la permanenza in legno, che si è protratta per 30 mesi, così da permettere la giusta combinazione tra i diversi tannini. Nella vendemmia 2016 sono state utilizzate botti di rovere francese da 500 litri, nelle annate successive a queste si affiancheranno botti da 10 ettolitri di rovere di Slavonia; la ricerca dell’ideale combinazione vino/legno non finisce mai!». Solo 1.767 bottiglie per un grande rosso dal colore tendente al granato, con note speziate al naso che si uniscono a sentori agrumati. Al palato, il tannino importante risulta ingentilito dall’affinamento, che ha favorito anche la complessità e la lunghezza gustativa. Tra i punti di forza del Grignolino Monferace c’è anche la longevità. «Si tratta di un vino già oggi gradevolissimo, ma l’esperienza maturata finora ci conferma un mantenimento delle caratteristiche ben oltre i primi dieci anni dalla vendemmia».

Un’etichetta “leggendaria”

L’etichetta del Monferace Tenuta Santa Caterina raffigura un mattone e un ferro di cavallo: «Il richiamo è alle origini del Monferrato e alla leggenda del cavaliere Aleramo, considerato il fondatore della zona. Il termine “mon” in piemontese significa mattone, tipicamente presente sul territorio e utilizzato spesso anche nelle costruzioni tradizionali. La leggenda narra che il giovane cavaliere Aleramo, nel tentativo di conquistare più terreni possibili nell’arco dei tre giorni che la sua famiglia gli aveva messo a disposizione, dopo aver esaurito gli appositi ferri decide di utilizzare un mattone per ferrare il suo cavallo e proseguire nel suo viaggio. Ecco il senso di Mon-ferrato», conclude il proprietario Guido Alleva.

Foto di apertura: i vigneti collinari dove nasce il Grignolino di Tenuta Santa Caterina

TENUTA SANTA CATERINA
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Realizzato in collaborazione con Tenuta Santa Caterina.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 4/2021. Acquista

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© Riproduzione riservata - 06/01/2022

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