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SuperTuscan: quali prospettive per Merlot & Co?

13 Maggio 2021 Anita Franzon

A mano a mano che il mondo si riscalda, cresce l’appetito per vini più leggeri e freschi. Ed è così che alcuni caldi e morbidi Supertuscan figli di varietà bordolesi, fino a poco tempo fa beniamini indiscussi in tutto il mondo, oggi cominciano a perdere interesse tra la critica che, invece, apprezza sempre di più vini da varietà autoctone e fortemente territoriali. In Toscana, in particolare, gli internazionali come il Merlot e il Cabernet Sauvignon iniziano ad essere rimpiazzati dagli autoctoni o da altri vitigni più adatti al nuovo clima come il Cabernet Franc e il Pinot nero.

Per approfondimenti: The drinks business e Club Oenologique


Secondo quanto riportato su The drinks business dal giornalista James Lawrence, l’aumento delle temperature e le annate più calde stanno incoraggiando i viticoltori toscani a piantare più Cabernet Franc invece di Merlot o Cabernet Sauvignon.

Cabernet: il Franc sta soppiantando il Sauvignon

Andrea Franchetti, proprietario della Tenuta di Trinoro, spiega così questa tendenza: «Il Cabernet Franc è un ottimo ingrediente in Toscana. E qui, la maggiore esposizione al sole sta trasformando il potenziale di questo vitigno, da cui finalmente si possono ottenere vini di eccellente valore, di fatto sostituendo il ruolo che ebbe a fine Novecento il Cabernet Sauvignon».

E anche il Merlot

Dello stesso avviso è Axel Heinz, direttore di Ornellaia, che afferma come il Merlot faccia sempre più fatica ad adattarsi al caldo intenso e alla siccità delle ultime annate, come la 2017. «Il cambiamento climatico ha influenzato la nostra recente strategia di reimpianto», spiega Heinz. Che continua: «Nella prossima fase di reimpianto intendiamo ridurre la proporzione di Merlot a favore del Cabernet Franc e del Cabernet Sauvignon». Infine aggiunge: «Il Cabernet Franc ha una notevole capacità di resistere anche a un clima estremamente caldo, riuscendo a mantenere molta della sua portanza aromatica e complessità. A Ornellaia è stata la chiave del successo di annate calde come il 2003 o il 2009».

L’impasse dei Supertuscan da varietà bordolesi

Ma i Supertuscan da varietà bordolesi perdono allure? Lo afferma il giornalista Walter Speller, che sulla rivista Club Oenologique scrive: “Un tempo beniamini indiscussi della scena del buon vino, gli ultracostosi Supertuscan (…) stanno affrontando una crisi d’identità“. Se, infatti, negli anni Ottanta tutto il mondo del vino appariva “schiavo dei Supertuscan”, già all’inizio del nuovo millennio, il mercato internazionale appariva saturo “di vini con nomi che terminano in “-aia””. Contemporaneamente, il crescente apprezzamento verso le varietà autoctone italiane e una rivalutazione dei metodi tradizionali di lavoro in vigna e in Cantina hanno cominciato a far sembrare questi vini rossi, spesso da varietà bordolesi, “concentrati, intensamente colorati e fuori sincrono».

La sfida è mantenere acidità e eleganza

Se, infatti, fino a qualche anno fa “l’imperativo era ottenere uve mature e super concentrate per soddisfare la domanda globale di un particolare stile di vino, oggi la sfida è mantenere l’acidità e tenere sotto controllo lo zucchero, evitando che l’uva venga bruciata dal sole”, scrive Speller. Ed è per questo motivo che la Borgogna, “l’incarnazione dell’eleganza e della verità del terroir, è in ascesa”, continua il giornalista; e con essa, il Pinot nero. I primi segnali si vedono anche in Toscana, dove un cugino di Nicolò Incisa della Rocchetta ha acquistato 50 ettari nel Casentino da piantare esclusivamente a Pinot nero. “Quarant’anni fa sarebbero stati Cabernet Sauvignon e Merlot”, conclude Speller.

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