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Storie di vigna. I Riesling biodinamici di Peter Jacob Kühn

11 Novembre 2015 Alessandro Torcoli
"Peter è un uomo fortunato, perché ha trovato la sua strada". Così concludeva il suo articolo la rivista in lingua tedesca Vinum, quando Peter Jacob Kühn presentò i suoi primi vini biodinamici. Davvero, è fortunato. Ne ho le prove. Con coraggio, ma sostenuto da tutta la famiglia, nel 2006 abbandonò la strada del successo, della viticoltura convenzionale che i suoi predecessori aveva praticato per 200 anni, e abbracciò la filosofia biodinamica. Dalle stelle alle stalle (ai corni di letame, s'intende).

Una cena intima in Rheingau per il Riesling Gala

È  gentile, Peter. Ci accoglie in casa sua a Oestrich, per una cena tra pochi intimi. Mi trovo per la prima volta in Rheingau, la area viticola in cui si trova anche il celebre istituto di vitivinicoltura di Geisenheim, sul Reno. Sono stato invitato dal suo biodinamico amico Alois Lageder, che a sua volta è ospite di Peter al Riesling Gala che si svolge nella millenaria Abbazia di Eberbach (in foto, da sinistra, Peter Kühn con la moglie e Alois Lageder). Un simpatico giro di persone che si stimano e che condividono la passione per il Riesling. C'è anche il suo importatore americano, si fa per dire, Paolo Domeneghetti, conoscitore raffinato nonché socio di quel fondo balzato alle cronache vinicole per aver comprato in blocco la cantina di Franco Biondi Santi.

La scelta giusta?

Peter mi riceve e sorride; gli parlo del mio lavoro, del mio onore d'essere in tale compagnia, e lui sorride e poi ride «Mi spiace, non parlo una parola di inglese», mentre si unisce a noi l'elegante, semplice moglie che invece l'inglese lo parla benissimo. Dicevo, è fortunato. Anche perché suo figlio, Peter Bernard (i primogeniti prendono tutti Peter come primo nome), mentre scorre nei nostri calici un'illuminante verticale del suo Riesling Schlehdorn (in foto), sfodera una passione pari a quella del padre, con un respiro internazionale e un accento teuto-bostoniano, che non guasta. Qui è chiaro che nessuno si è pentito di quella scelta biodinamica che, li per lì, aveva gettato la famiglia a terra, quando pochi capivano, e i vini non si vendevano.

Riesling biodinamici Kuhn, una storia di fortuna e coraggio

Uomo fortunato e coraggioso, Peter. Di fatto, l'incomprensione durò il tempo di far maturare i vini il necessario. Hanno i loro ritmi, necessitano di cure. «Ci accorgemmo che il grande Riesling, i cru, dopo un anno non erano ancora completamente fermentati. C'era un residuo di 16 grammi per litro. Troppo per lo stile cristallino di Riesling del Reno che ho in mente», racconta Peter senior. «Quindi, abbiamo preso la difficile decisione di lasciarlo ancora lì, sulle sue fecce fini e l'abbiamo portato a 7. Ogni vino è diverso, altri scendono a 1-2 entro l'anno». Sì, ma rispettare questo andamento naturale costa tanto: immaginate in questo caso. Arriva il nuovo raccolto e ti mancano le botti, che normalmente si liberano con l'imbottigliamento della vendemmia precedente. Devi comprartene altre. Ed è un impegno ingente per una famiglia coi piedi così per terra, che vive oculatamente del suo vino, e non ha ereditato fabbriche, ma solo vigne.

Anche le Guide lo riconoscono

Ora la strada di Peter è sfociata in un riconoscimento significativo: proprio mentre ci troviamo con lui giunge la notizia che la Guida Gault&Millau, molto seguita in Germania, lo ha incoronato vignaiolo dell'anno. «È la prima volta per un produttore biodinamico. Ritengo che sia un passaggio importante non tanto per me, ma per tutti coloro che abbracciano questa filosofia», dice Peter Jacob, che ha avuto ragione, ora possiamo dirlo, più che fortuna.

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