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Silvano Brescianini, Barone Pizzini: ecco il primo Franciacorta con Erbamat

27 Giugno 2021 Jessica Bordoni

L’antica uva Erbamat, protagonista di un attento lavoro di recupero, figura nel blend (3%) dell’ultima annata di Animante, etichetta simbolo di Barone Pizzini, da sempre in prima fila sul fronte della sperimentazione e della ricerca di nuovi orizzonti enologici.

Barone Pizzini è famosa (tra le altre cose) per essere la Cantina che ha introdotto il biologico in Franciacorta, ormai 23 anni orsono. Oggi è tempo di un altro traguardo aziendale: il lancio sul mercato del primo Franciacorta prodotto con Erbamat, un’antica varietà abbandonata per ragioni di produttività e oggi al centro di un’interessante riscoperta. Il blend del millesimo 2018 dell’Animante – punta di diamante della collezione, che affina 70 mesi sui lieviti – include un 3% di quest’uva, in compagnia dei canonici Chardonnay (77%), Pinot nero (17%) e Pinot bianco (3%). Il risultato è una bollicina complessa, cremosa, con un lungo finale sapido e floreale. Stoffa e bevibilità in perfetto equilibrio.

Lo studio preliminare del Centro vitivinicolo provinciale di Brescia

A schiacciare il tasto “rewind” per spiegare la genesi del progetto Erbamat è Silvano Brescianini, general manager di Barone Pizzini, ma anche presidente del Consorzio di tutela dei vini Franciacorta.
«Nulla sarebbe stato possibile senza l’impegno del Centro vitivinicolo provinciale di Brescia che negli anni Novanta ha intrapreso uno studio delle varietà autoctone locali, selezionando tra vecchie vigne a pergola e di fatto salvando dall’estinzione 18 cultivar, tutt’oggi allevate nel vigneto collezione alla Bornata».

Un’uva difficile e sorprendente

Tra queste, si è distinta l’Erbamat, che in passato veniva utilizzata in uvaggio per apportare acidità e finezza. La sua tradizione nel territorio è storia antica, se si pensa che già il medico bresciano Agostino Gallo citava le coltivazioni di Erbamat nella sua opera Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa del 1564. Nel corso dei secoli la presenza si è andata diradando fino di fatto a scomparire per questioni in primis agronomiche. «È un’uva difficile e delicata, con acini dalla buccia sottile», prosegue Brescianini. «Esige terreni poveri, sciolti ed è molto produttiva, tale da richiedere il diradamento». Tanto lavoro extra, ma ben ripagato. La sua vendemmia –  in media 6-8 settimane dopo quella dello Chardonnay – regala grappoli dalla straordinaria acidità a fronte di un contenuto zuccherino ridotto. Inutile dire che, in un’ottica di global warming, questa “tardività” si rivela decisamente utile.

La bottiglia di Animante che include un 3% di Erbamat nel suo blend

Le tappe del progetto

Nel 2008, i vertici di Barone Pizzini decidono di intraprendere una sperimentazione con l’agronomo Pierluigi Donna dello Studio Sata (che collabora con l’azienda dai tempi della conversione al biologico). L’obiettivo? Capire la fattibilità di una bollicina con l’Erbamat. Da qui la scelta – coraggiosa – di declassare un ettaro dai registri della Docg per avviarne la coltivazione, fino alla prima vendemmia, targata 2012, e al degorgement, dopo 60 mesi sui lieviti. «Il primo spumante in cui abbiamo inserito una partita di Erbamat è stato il Tesi 1 (vendemmia 2012), seguito negli anni successivi dal Tesi 2 (2014) e Tesi 3 (2015). In tutti i casi parliamo di bollicine Metodo Classico VSQ. Nel Tesi 3, Chardonnay, Pinot nero e Erbamat occupano tutti in terzo del blend». Ma la svolta arriva con l’annata 2018, quando una piccola percentuale di Erbamat, pari al 3%, viene inserita nell’Animante, Franciacorta Docg. Attualmente il disciplinare ne consente la presenza fino al 10%.

Passato, presente e futuro

«Si tratta di un primo passo. L’Erbamat è un vitigno su cui c’è ancora molto da scoprire e stiamo lavorando con l’Università di Milano alla selezione clonale. Siamo però molto orgogliosi del risultato», commenta Silvano Brescianini. «Abbiamo voluto inserire il vitigno nell’Animante perché questa bollicina rappresenta l’anima di Barone Pizzini. Il progetto Erbamat in un certo senso guarda sia al passato che al futuro del nostro territorio. Ora dobbiamo darci tempo per capire l’evoluzione in bottiglia, cercando di comprendere come sarà un Franciacorta con Erbamat tra 5, 10 anni». E chissà, magari un giorno, arrivare a produrre un Franciacorta da Erbamat in purezza.

Foto di apertura: Silvano Brescianini ha presentato il millesimo 2018 dell’Animante che include un 3% di Erbamat

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