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Serena Darini, il cuore diviso tra la vigna e il maneggio

18 Giugno 2019 Jessica Bordoni
Serena Darini, il cuore diviso tra la vigna e il maneggio

Si chiama Incauto e per Serena Darini è un vino decisamente speciale: il primo a riunire insieme le sue due più grandi passioni, l’enologia e l’equitazione.

«Sono nata e cresciuta in mezzo ai cavalli e Incauto è il mio adorato purosangue, che ha ormai 12 anni. L’ingresso nel mondo del vino, invece, è storia più recente, e risale a quando nel 2010 mio padre Walter ha rilevato il nostro “angolo di paradiso”: Cológnola – Tenuta Musone, una proprietà nell’area classica del Verdicchio, ai piedi del monte San Vicino. Abbiamo ristrutturato la piccola cantina preesistente e avviato la produzione, nel rispetto del luogo e di quest’uva antica dalla straordinaria versatilità». Messo da parte senza rimpianti il triennio di studi in Legge, Serena si è diplomata sommelier ed è entrata nell’associazione delle Donne del vino. «Ma la vera scuola è quella che “frequento” ogni giorno in azienda, interfacciandomi con l’enologo e lo staff tecnico che lavorano al nostro fianco».

Allargare la scuderia? Forse…

Tra le sue mansioni ci sono la gestione della comunicazione, del marketing e del reparto commerciale, mentre sua sorella Maria Grazia segue l’amministrazione. L’azienda possiede 25 ettari vitati, più 8 che sono stati impiantati quest’anno. «Con il Verdicchio produciamo anche due Metodo Classico, Musa e Darini, quest’ultimo con 48 mesi di permanenza sui lieviti; mentre il Montepulciano è alla base del nostro rosato Via Rosa e dei rossi Cantamaggio e Buraco». Incauto sarà l’unica etichetta a portare il nome di un cavallo? «Nei miei progetti c’è quello di allargare la scuderia, ma bisogna sentire anche la voce di papà».

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