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Il Sangiovese Purosangue corre nella città del Palio

16 Novembre 2016 Anita Franzon
Il Sangiovese è il vitigno più diffuso in Italia e, a oggi, si contano oltre 100 cloni iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di vite. Plastico e variabile, il Sangiovese è al centro di un'iniziativa organizzata dall'Associazione EnoClub Siena, che negli scorsi giorni ha rinnovato l'appuntamento con Sangiovese Purosangue. Obiettivo primario di quest'evento è la valorizzazione del vitigno attraverso indagini e confronti tra le diverse aree di produzione, da quelle più ampie alle più piccole sottozone e cru. In purezza, o con l'apporto di altri vitigni autoctoni o internazionali, le diverse declinazioni territoriali del Sangiovese, permettono di costruire una mappa di profumi e gusti che attraversa gran parte del Paese.

La geografia del Sangiovese

Davide Bonucci, ideatore dell'evento che si è svolto dal 10 al 13 novembre, ha ancora una volta riunito molte delle aziende e dei principali territori che ruotano attorno al Sangiovese in un contesto di degustazioni, approfondimenti, verticali e seminari tecnici nel centro di Siena, città che può contare più Docg in Italia all'interno della sua provincia, per la maggior parte a base Sangiovese. Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano, ma anche la Val d'Orcia e, verso la costa, in altre province toscane, Scansano e poi Bolgheri, fino a sconfinare in Umbria o in Romagna: in tutto il centro Italia, il Sangiovese è un cavallo di razza che non ha rivali. 122 cantine hanno rappresentato le diverse anime di questo vitigno all'interno degli storici locali dell'Enoteca Italiana.

L'Accademia del Sangiovese

Nell'aula magna dell'Università per Stranieri di Siena si sono riuniti alcuni tra più importanti professori universitari e produttori che, insieme, hanno formato quella che è stata definita per l'occasione un' “Accademia del Sangiovese”. Seminari tecnici e vere proprie lezioni universitarie hanno coinvolto giornalisti e appassionati presenti in sala.

L'importanza del suolo

Tra i diversi interventi, è interessante citare l'approfondimento di Claudio D'Onofrio, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Pisa che ha spiegato come, secondo i risultati di ripetute ricerche e sperimentazioni, le caratteristiche del suolo, più che le condizioni climatiche, facciano la differenza sulla composizione aromatica del Sangiovese. Il produttore Michele Satta, invece, ha raccontato la sua esperienza nella coltivazione e vinificazione di Sangiovese nell'area di Bolgheri: «Non dobbiamo difendere questo vitigno solo per la tradizione, ma va innanzitutto difeso perché dà grandissimi vini».

Una verticale storica de Il Marroneto

Alessandro Mori è l'eclettico proprietario de Il Marroneto, azienda di Montalcino che ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo. Le 16 annate passate in rassegna, dalla 1980 alla 2012 in anteprima, seguono il percorso naturale di crescita della cantina. I vini, a mano a mano, sono diventati adulti e segnano le tappe della vita del proprietario: «Il Sangiovese è il colore con cui ho dipinto i quadri della mia vita», ha spiegato Mori.

Libertà di espressione

Sono da segnalare, in particolare, le annate che partono dagli anni 2000, con punte nella 2001, attualmente il vino più completo sostenuto da un pilastro di freschezza e nella 2010 che, invece, ha davanti a sé ancora molto tempo per regalare grandi emozioni. A fare il direttore d'orchestra, l'enologo Paolo Vagaggini che ha spiegato così il suo lavoro di consulenza, nel pieno rispetto del vitigno e delle indicazioni di Alessandro Mori: «La mia mano non deve prevalere, perché io lascio, innanzitutto, libertà di espressione al Sangiovese e al territorio».

Tre assaggi che ci hanno incuriosito a Sangiovese Purosangue 

Troccolone, Capitoni, Orcia Sangiovese Doc 2015 (Sangiovese 100%) Prima annata per un esperimento ben riuscito. Il Troccolone è Sangiovese vinificato in anfora. In piena Val d'Orcia, fra Pienza e Montepulciano, questo metodo di vinificazione esalta gli aromi primari, donando un vino piacevole e semplice, nel senso di genuino come Marco Capitoni, che con questa novità non ha voluto seguire le mode, ma esprimere le vere caratteristiche del Sangiovese fuori da un'area di produzione classica. Solo 1000 bottiglie. L'allocco, Il Molinaccio, Toscana Igt 2014 (Sangiovese 65%, Merlot 35%) Figlio di un'annata meno favorevole e della voglia di giocare in massima libertà. È questa l'intenzione che ha accompagnato la creazione della nuova etichetta, da parte di un'azienda emergente, che per il 2014 ha scelto di non produrre il Nobile di Montepulciano e destinare le uve a quello che ora è un vino di grande eleganza in cui il Sangiovese è spalleggiato nella struttura e nella sapidità dal Merlot. L'Allocco può diventare la punta di diamante de Il Molinaccio. Pacina, Chianti Colli Senesi Docg 2006 (Sangiovese 95%, Canaiolo e Colorino 5%) Questo vino nasce dal giardino di Giovanna. Le vigne che si trovano a Castelnuovo Berardenga, appena fuori dai confini del Chianti Classico, sono circondate da boschi e altre coltivazioni e hanno un'età media di 50 anni. Tutta l'attenzione riservata al vigneto, permette di lavorare meglio in cantina, dove la mano della produttrice entra solo per poche ed essenziali operazioni. Il risultato è un vino ancora vitale e dai profumi fini e freschi, che si ritrovano anche in bocca.

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