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“Romagna, mosaico di vita”. Un volume racconta il territorio e il progetto Sottozone del Sangiovese

3 Febbraio 2023 Elena Erlicher

Il Consorzio presenta un nuovo libro, curato da Civiltà del bere, che ha l’ambizione di diventare il testo di riferimento per la comunicazione del vino di Romagna. Il focus sulle 16 sottozone del Sangiovese. Tra le firme d’eccellenza dei testi, Daniele Cernilli, Carlo Lucarelli, Gianni Morandi e Marisa Fontana.

«Sarà il vademecum del vitivinicoltore della Romagna» per raccontare il proprio territorio? Questo solo il futuro potrà dirlo, ma è l’auspicio del Consorzio vini di Romagna e del suo presidente Ruenza Santandrea, che ha presentato il volume Romagna, mosaico di vita. Storia, territori e vini, un racconto di sintesi e di rispettose distanze, il 30 gennaio a Faenza. Il libro, voluto dal Consorzio e curato da Civiltà del bere, è stato scritto con il contributo di esperti del settore e personaggi del calibro di Daniele Cernilli, Marisa Fontana, con un saluto di Gianni Morandi e un’introduzione dello scrittore Carlo Lucarelli. In una sintesi di elementi valoriali caratteristici-unificanti della Romagna, il testo di 216 pagine ne coglie gli aspetti identitari che differenziano tra loro i territori e i vini.

La nascita del progetto

«Tutto è nato nell’estate del 2020», spiega Ruenza Santandrea, «quando abbiamo riunito cinque commissioni di produttori, professori universitari, ricercatori, agronomi, enologi per tratteggiare la Romagna del vino e creare un racconto del territorio, lavorando sulla comunicazione. Poi è nata l’idea di racchiudere in un libro la sintesi di questa esperienza; l’occasione sono stati i 60 anni del Consorzio, anche se non si tratta di un testo celebrativo della nostra storia».

Da sinistra: Andrea Padovani (medievista), Carlo Lucarelli, Daniele Cernilli, Ruenza Santandrea (presidente Consorzio), Filiberto Mazzanti (direttore Consorzio)

Un’idea grafica contemporanea che richiama il web

«Il libro si compone di quattro sezioni. Ha un impatto visivo di forte contaminazione con il mondo della contemporaneità», interviene Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, «con intestazioni che ricordano i siti web e che richiamano in modo immediato dove ci si trova all’interno dell’opera. Una parte (la quarta) si compone di infografiche che a colpo d’occhio riportano le cifre dei vitigni e dei vini romagnoli». La prima sezione esordisce con i saluti di Ruenza Santandrea, Gianni Morandi, che nel suo cuore (emiliano) “si sente un po’ romagnolo”, e il “racconto nel racconto” di Carlo Lucarelli, «perché uno solo non bastava per racchiudere tutto l’universo dei vini di Romagna». L’augurio che fa a chi, come lui, si occupa di narrativa popolare poliziesca, è quello di raccontare di più la storia del vino.

Un testo per imparare a raccontare i vini di Romagna

Lo stesso auspicio dello storico medievista Andrea Padovani, che apre la seconda sezione con una riflessione sulle basi storico culturali della regione. «L’imperatore Giustiniano, che strappò ai Goti queste terre, diceva: la nostra vita “semper in infinitum decurrit”, invitando a guardare sempre oltre a quanto abbiamo compiuto. Il prossimo passo è quello di divulgare anche a livello internazionale questo territorio». Nella seconda sezione è poi narrata la storia che ha portato i vini di Romagna a raggiungere l’eccellenza, la geologia, le vigne e i vini, con un interessante lavoro di Carla Scotto e Giovanni Nigro sulle correlazioni tra composizione dei suoli e caratteristiche organolettiche dei vini che ne derivano.

Le 16 sottozone del Romagna Sangiovese

«Fare sintesi in Romagna è difficile», dice Marisa Fontana, che ha curato la seconda sezione del libro, «ma i romagnoli finalmente si sono riappropriati del loro filo conduttore, che è il Sangiovese – è presente anche l’Albana, ma in un areale più limitato. Il Sangiovese è il nostro tratto comune».
«È presente da poco più a est di Bologna fino a Cattolica», spiega Daniele Cernilli, «in un territorio di un centinaio di chilometri, che racchiude oggi le 16 sottozone del Romagna Sangiovese», a cui il giornalista e critico enogastronomico ha dedicato la terza sezione del libro. Cernilli individua nella riscoperta dei borghi medioevali dei colli romagnoli, nello spirito di accoglienza della gente, nella differenziazione dei suoli e nella ricchezza produttiva gli elementi cardine su cui puntare per comunicare i vini di Romagna in modo nuovo, «allo stesso modo dei francesi con la Borgogna o dei tedeschi con la Mosella».

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