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Ezio Rivella legge per noi Roger Scruton

17 Novembre 2016 Civiltà del bere
Una finestra nuova sul corretto consumo del vino è stata aperta da questo professore di filosofia, amante del buon vino e cultore dei suoi riti. Roger Scruton è un uomo di straordinaria preparazione in filosofia, letteratura, storia, musica e arte, conosce nei dettagli le zone di produzione di Francia, ed esplora con grande competenza le altre aree, europee e non. Il suo è un contributo diverso ma fondamentale sul corretto approccio nel consumo del vino.

La cultura del bere

E pensare che Roger Scruton nasce in un ambiente non congeniale, fra gente che cerca di produrre bevande alcoliche utilizzando ogni tipo di bacche e frutti, in un’Inghilterra capofila dei Paesi dove la mentalità prevalente è che ogni bevanda alcolica serve per procurarsi lo stordimento. Un approccio culturale diverso da quello di nazioni di lunga tradizione enologica, dove uno si può ubriacare per sbaglio, ma non esiste (o meglio, non era nostro costume di un tempo) che il venerdì sera una coppia di giovani sposi vada in birreria e non ne esca che barcollando. È deprecabile che questi modelli deteriori si diffondano ora tra i nostri giovani, abbandonando la corretta cultura sull’uso moderato, destinato al piacere del vivere bene.

Uso e abuso: bere con temperanza

Sul concetto di uso e abuso del vino disquisisce profondamente il nostro autore, affondando le ricerche nella storia e nei costumi dei popoli. Certo, l’assunzione porta all’ebrezza, che rappresenta lo stadio di esaltazione creativa del consumo del vino, un limite che mai dovrebbe essere superato per non arrivare agli eccessi negativi. Il vino va bevuto per la gioia che procura, per il piacere della vita, che sta anche nella socialità tra le persone. È una questione di educazione e di cultura a cui i giovani dovrebbero essere convenientemente preparati, per evitare che vadano in cerca di pericolosi modelli deteriori. Il bere smodato, come il mangiare o qualsiasi altra attività eccessiva, significa mancanza del senso della misura. È la temperanza ciò che distingue l’uso dall’abuso.

L'iniziazione al vino

Roger Scruton viene iniziato al vino da un amico, collega francese. Comincia ovviamente assaggiando vini d’Oltralpe, da bere quotidianamente, perché anche in questi si possono apprezzare caratteri e sfumature. Passa poi ad altre etichette, sempre più importanti, o almeno ritenute tali, dove si possono apprezzare le più impensabili sfumature. I vini si possono descrivere con un linguaggio molto preciso ed efficace, che talvolta manca proprio a noi tecnici, che siamo lontani dai voli di fantasia. Dovremmo integrarci maggiormente, mentre potrebbero contenersi taluni sommelier, che, presi dalla loro foga istruttiva, ossessionano il povero consumatore con presentazioni astruse e complicate.

Roger Scruton: "Del vino bisogna catturare l'anima"

Il vino va gustato con semplicità: o piace o non piace. Nel primo caso, vuol dire che è di buona qualità. Quando bevi un sorso, e senti il desiderio di berne ancora , vuol dire che è buono e possiede la tanto ricercata qualità. Dice Roger Scruton che del vino bisogna catturare l’anima: è importante conoscere il terroir, la zona di produzione, i vigneti, la Cantina, la gastronomia e la storia, la personalità del produttore. Tutto questo contribuisce al fascino di un vino, ciascuno con una personalità propria. Si possono anche comparare, ma la valutazione resta affidata al gusto personale. Il giudizio è soggettivo.

Il valore delle guide

Hanno quindi un senso limitato le guide, tanto care ai consumatori di Oltreoceano (e non solo). Rispondono a un’esigenza pratica: molte persone ritengono di non saper valutare un vino, e si affidano al parere di un esperto. Un buon punteggio equivale a una valenza commerciale da esibire al consumatore. Si tratta pur sempre di valutazioni personali: prova ne sia che sono veramente rari i vini che riescono a conseguire unanimità di giudizi su tutte le guide. Una volta ebbi la ventura di degustare in compagnia di Robert Parker, ritenuto il guru in materia. Con molta sorpresa appresi che usa degustare le bottiglie con l’etichetta, perché ritiene di non lasciarsi influenzare dal nome del produttore. Qualità sovrumane, contrarie ai principi della psicologia! In realtà, seguendo i suoi giudizi, si nota la benevolenza verso alcuni più amici e la severità su altri.

Le guide. Non sono il Vangelo!

Così va il mondo: si conoscono sempre di più le camarille che influenzano i giudizi di alcune confraternite, contributi monetari (e pubblicitari) e quanto altro. Per non parlare di testate acquistate da alcuni produttori, senza influenzare i giudizi... per carità! Le guide danno dei riferimenti, ma non sono il Vangelo!

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 05/2016. Per continuare a leggere acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com. Buona lettura!

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