Le opinioni discordanti degli espositori italiani che hanno partecipato alla fiera di Parigi. C’è chi ha apprezzato l’offerta BtoB. Chi ha rimarcato le criticità, come la presenza di troppe aziende rispetto agli operatori. Chi ha parlato di un futuro da riscrivere
Se a definire il successo di Wine Paris sono i numeri indiscutibilmente in crescita (+20% sul 2025 espositori: 6.537 espositori e 63.541 visitatori), girando tra i padiglioni e parlando con alcuni espositori italiani – presenti in oltre 1.350, secondi solo ai francesi – sono emerse opinioni differenti e spesso contrastanti. Differenze ascrivibili alle caratteristiche stesse delle aziende per dimensione, posizionamento sui mercati, notorietà delle denominazioni di appartenenza e preparazione più o meno accurata della fiera, come per qualsiasi manifestazione, ovunque si svolga.
Tralasciamo gli estremi
Circa la soddisfazione per l’efficacia commerciale, tralascio le opinioni di chi, per inesperienza, fatalismo o oggettiva mancanza di contatti, è andato a Parigi confidando che “qualcuno si fermasse” allo stand – evento dalla probabilità molto bassa – e quelle positive delle grandi aziende con brand affermati e mercati esteri consolidati, forti dei propri contatti pluriennali che garantiscono la riuscita della loro partecipazione a qualsiasi fiera.
Una piattaforma utile
Le opinioni più discordanti provengono dalla “terra di mezzo”, ossia da aziende piccole e medie. Alcuni produttori, da poco aperti all’export, hanno gioito anche soltanto per elenco dei buyer – profilati per tipologia di vini e di aziende ricercate – messo a disposizione dall’ente organizzatore Vinexposium, ritenendolo un tesoro che altre fiere non condividono. La piattaforma per contattare i buyer è stata considerata di facile utilizzo da Matilde Poggi di Le Fraghe (Bardolino), ma criticata da Abele Casagrande, export manager di CVA Canicattì (Sicilia), perché poco funzionale e soprattutto poco efficiente per fissare realmente degli appuntamenti, al confronto con quelle di altre manifestazioni. Visto l’elevato numero di espositori, i buyer sono stati subissati da richieste e non tutte le aziende sono riuscite a vederli nei propri stand.
Il numero eccessivo di espositori
Quanto però questo dipenda dallo scarso interesse per i vini proposti non è dato sapere. Tuttavia alcuni si sono detti soddisfatti degli incontri fissati tramite la piattaforma. È il caso di Luca Fraccaroli di Grotta del Ninfeo (Valpolicella), che è stato premiato anche dall’azione autonoma e proattiva su propri contatti. L’equilibrio tra numero di aziende e buyer è stato individuato come la maggiore criticità, tanto che diversi ritengono che Wine Paris debba in futuro darsi un massimo di espositori (e di superficie) per non vanificare il suo successo di fiera internazionale di affari aperta solo ad operatori, pena il declino dell’interesse a partecipare.
Posizioni ottime o penalizzanti
Circa la distribuzione degli espositori italiani, il padiglione 5 (piani 1 e 2) – situato all’ingresso opposto rispetto al 7 (1,2,3) dei francesi (con accesso da parcheggio auto) – ha soddisfatto anche per il numero di visitatori. Il padiglione 2, invece – in coabitazione con i dealcolati (BeNo) – non ha convinto tutti. Penalizzante per posizione, servizi e affluenza per Riccardo Ricci Curbastro, dell’azienda franciacortina presente alla collettiva consortile. Adeguato per Casagrande, anche per il richiamo di brand importanti. Soddisfatto dei contatti Armando Fumanelli presente con la linea aziendale di spumanti analcolici.
Pro e contro di un padiglione Italia
Per il 2027 è stato annunciato un padiglione Italia, localizzato nell’1 che oggi non esiste sulla mappa di Paris Expo e dovrebbe sorgere in un’area decentrata. Se finalmente il vino italiano sarà “sotto lo stesso tetto”, molti hanno accolto invece la nuova localizzazione defilata come una “ghettizzazione”, una strategia per mettere in ombra il Paese produttore principale concorrente.
Scenari futuri
E discutendo del ruolo delle fiere – dell’internazionale Wine Paris, della vetrina italiana Vinitaly e di ProWein proiettata verso la rappresentazione dei vini tedeschi, austriaci, svizzeri e dei Paesi dell’Est – Marco Caprai dell’omonima azienda umbra preconizza uno scenario futuro molto differente, perché nei prossimi decenni per riequilibrare domanda e offerta la produzione di vino dovrà necessariamente diminuire.