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Porto made in Napa Valley? Tre Cantine dicono no

17 Febbraio 2016 Emanuele Pellucci
Tre Cantine della Napa Valley rinunciano a usare il nome "Porto" (Port) per i loro vini fortificati. L’iniziativa parte da Boyd Family Vineyards, Freemark Abbey e Jessup Cellars, tre nomi importanti della vitivinicoltura californiana. È piccola cosa, è vero. Ma la notizia potrebbe finalmente rappresentare una maggiore attenzione alla difesa delle denominazioni d'origine anche oltreconfine. Champagne è sicuramente il più abusato, ma anche Porto e Chianti sono tra i nomi che più si ritrovano sulle bottiglie di vino del Nord e Sud America, oppure dell’Est Europa. Purtroppo sono ancora molti i Paesi che ancora si ostinano a usare in etichetta nomi che altrove sono invece giustamente proibiti, a tutela dei territori di origine.

No "Port" per Boyd Family Vineyards, Freemark Abbey e Jessup Cellars

La buona notizia viene, guarda caso, proprio dagli Stati Uniti. Le cantine californiane che hanno deciso di non utilizzare più in futuro il nome Porto sono realtà di un certo peso nella Napa Valley. Basti dire che la Freemark Abbey, con una storia nel vino di 130 anni esatti, fu l’unica cantina della California a presentare due vini, uno Chardonnay e un Cabernet Sauvignon, alla celebre degustazione alla cieca organizzata a Parigi nel 1976 da Steven Spurrier nella quale i vini californiani sbaragliarono la concorrenza dei grandi Châteaux francesi.

Rispetto per i produttori portoghesi

Le tre aziende, tutte aderenti al Napa Valley Vintners, pur avendo il diritto a continuare a usare in etichetta il termine “Port”, hanno deciso di cessare l’uso del termine in segno di rispetto per gli sforzi dell’associazione (il NVV, appunto) per proteggere i nomi dei luoghi d’origine. In questo caso una manifestazione di rispetto per i produttori portoghesi del Porto, una delle più antiche denominazioni del mondo insieme al Tokay e al Chianti, che proprio quest’anno celebra i 300 anni dalla sua istituzione (in foto la cantina Sandeman, tra i marchi più noti). «Proteggere il nome di Napa e prevenire la confusione nel consumatore», ha spiegato di recente Emma Swain, nuovo presidente del consiglio di amministrazione dell’NVV e amministratore delegato della St. Supery Estate Vineyards & Winery, «sono le priorità per la nostra associazione. Se stiamo chiedendo ad altre regioni o Paesi di rispettare il nostro nome, è giusto fare altrettanto con le denominazioni altrui. Ci complimentiamo perciò con queste tre cantine associate e incoraggiamo altri viticoltori a seguirne l’esempio».

Il caso: Comité Champagne vs Champagne Jayne

L’annuncio è stato fatto al Napa Valley Vintners Annual Meeting al quale era presente anche Vincent Perrin, direttore generale del Comité Champagne. Proprio il CIVC è attivissimo nel proteggere il nome delle più famose bollicine al mondo, quasi sempre con successo. Un'eccezione, purtroppo, è il caso della giornalista e educatrice di vino Jayne Powell, conosciuta nell’ambiente come Champagne Jayne per la sua predilezione per le bollicine francesi ma anche promotrice di iniziative per spumanti diversi dallo Champagne. Ebbene, un tribunale australiano ha rigettato la denuncia dell’organismo francese consentendo alla Powell di continuare a usare il proprio marchio “Champagne Jayne”.

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