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Pinot grigio, Colombana e Angelo Azzurro. Le ultime “scoperte” della stampa estera

Pinot grigio, Colombana e Angelo Azzurro. Le ultime “scoperte” della stampa estera

L’Angelo Azzurro era un cocktail in voga negli anni ’90. Considerato un drink piuttosto dozzinale, viene oggi riproposto negli States in una versione meno dolce, che convince. Anche il Pinot grigio vive una stagione di grande popolarità, grazie a una qualità media sempre maggiore. Dal macro al micro, in Toscana si recupera un antico vitigno autoctono quasi perduto, la Colombana.

Il Negroni? L’Americano? No: l’Angelo Azzurro. “Tra le calde tonalità color tramonto che definiscono il canone dei cocktail italiani, c’è una bevanda che ha lasciato una macchia blu appiccicosa sulla reputazione di stile e raffinatezza del Paese”, si legge su Punch. E l’articolo continua: “Se hai ballato e bevuto tutta la notte nelle discoteche italiane degli anni ’90, è molto probabile che tu abbia avuto una mano avvolta attorno a un bicchiere da Martini oversize in cui era contenuto un Angelo Azzurro dal colore blu neon. Nato negli anni ’80, ha raggiunto il suo apice di popolarità negli anni ’90; ma l’Angelo Azzurro aleggia ancora in modo confuso nella coscienza collettiva italiana come una sbornia domenicale”.

Un tuffo nei cocktail italiani degli anni Ottanta

Chi ha più di trent’anni lo ricorda ancora; composto da circa tre parti di London Dry Gin, per una parte e mezza di Triple Sec e mezza parte di Curaçao blu, si agitava e si serviva con una scorza di limone. Oggi il cocktail “fluo” è caduto nel dimenticatoio, perché «l’Angelo Azzurro incarna una mixology del passato piuttosto volgare e fatta per le discoteche e i nightclub», afferma Fulvio Piccinino, autore di diversi libri sulla mixology e intervistato da Punch. Ma qualcuno negli States sta pensando di recuperarlo. Nick Palmeri, proprietario del Gaetano’s Ristorante a Henderson, Nevada, ha recentemente rivisitato il cocktail modificandolo con l’aggiunta di Luxardo Bitter Bianco e rendendolo meno dolce e più acido. La storia dell’Angelo Azzurro potrebbe non essere ancora finita.

Il Pinot grigio senza pregiudizi

Su The drinks business sono stati pubblicati i risultati dei Global Pinot grigio Masters 2020. Il concorso ha visto la partecipazione di Cantine da tutto il mondo, tra cui Italia e Francia, nonché Inghilterra, California, Oregon, Canada e Nuova Zelanda. “Si dice che la popolarità generi disprezzo, e ciò che è vero per le persone è applicabile anche al Pinot grigio. Questa varietà impiegata anche per produrre bianchi delicati a prezzi bassi, è diventata così diffusa da venire spesso derisa”, scrive il giornalista Patrick Schmitt. Ma dall’altra parte, questo vitigno la cui popolarità parte dal Veneto, dona vini che sono “una delizia carica di frutti croccanti e scorza di limone, con note cremose e di mandorla amara”. Si tratta, inoltre, di un’uva multiforme che si comporta bene in un’ampia varietà di climi e terreni e che è adatta alla creazione di diversi stili e livelli di qualità: lo dimostra anche la quantità di medaglie conferite durante la competizione.

Un vecchio vitigno rivive in Toscana

In Toscana, grazie alla tecnologia moderna sperimentale, rivive un’antica varietà di uva. Si chiama Colombana e ne parla il giornalista W. Blake Grey su wine-searcher, così come ne avevamo raccontato anche su Civiltà del bere. La sua riscoperta ruota intorno alla Cantina Fattoria Fibbiano sulle colline pisane; la famiglia Cantoni la ritrovò tra i vigneti della proprietà e decise di studiarla fino a ricavarne un vino bianco venduto per la prima volta nel 2019. «Qui non produciamo solo vino», ha detto Matteo Cantoni a wine-searcher, «ma cerchiamo di dare nuova vita a vecchie varietà autoctone toscane perdute. (…) Sapevamo che il nostro vigneto più vecchio sarebbe stato il nostro futuro».

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© Riproduzione riservata - 04/02/2021

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