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Ottoviti acquista Castelluccio (e rilancia i cru di Sangiovese in Romagna)

30 Luglio 2020 Civiltà del bere

Agricola Ottoviti ha acquistato la storica azienda vinicola Castelluccio di Modigliana (Forlì-Cesena), fra le prime realtà d’eccellenza capaci di valorizzare il Romagna Sangiovese.

Agricola Ottoviti, società produttrice dei vini di Poggio della Dogana, ha acquisito l’azienda Castelluccio di Modigliana (Forlì-Cesena). L’operazione permetterà di inaugurare un interessante lavoro di valorizzazione dei terroir che Ronchi di Castelluccio – Poggio della Dogana (questo il nome dopo la fusione) ha a sua disposizione in un totale di 30 ettari tra Terra del Sole, Brisighella, Castrocaro Terme e Modigliana.

Riscoprire il potenziale enorme del Sangiovese di Romagna

I tre nuovi proprietari (i fratelli Aldo e Paolo Rametta e Cristiano Vitali) vogliono dare vita ad una delle più ambiziose realtà del Sangiovese italiano. «La Romagna ha un potenziale enorme che va comunicato adeguatamente con la promozione delle menzioni geografiche aggiuntive, seguendo l’esempio brillante del Piemonte e i tentativi in atto in Alto Adige, Chianti e Montalcino», spiegano. «Castelluccio è stata la prima esperienza di qualità della Romagna. L’idea era quella coltivare a vigneto piccoli appezzamenti, chiamati Ronchi, per produrre da ognuno di essi vini da singola vigna. Una filosofia che si sposa pienamente con la nostra battaglia per la valorizzazione del Sangiovese di Romagna e dei suoi cru».

La storia di Castelluccio

Castelluccio nacque negli anni Settanta per volontà di Gian Vittorio Baldi con la consulenza dell’enologo Vittorio Fiore e dell’agronomo Remigio Bordini. I primi 6 ettari di vigneto furono realizzati con innovazioni tecniche importanti e all’avanguardia per quei tempi. Scelte che ben presto portarono al raggiungimento di risultati di alto livello. Oltre quarant’anni di storia hanno rafforzato la nomea di vini come Ronco delle Ginestre, Ronco dei Ciliegi, Ronco della Simia, Ronco Casone e Ronco del Re, quest’ultimo da uve Sauvignon, il progetto più ambizioso mai immaginato in Romagna.

Aldo Rametta, Cristiano Vitali e Paolo Rametta

Guardare al futuro imparando dal passato

Nei prossimi anni Ronchi di Castelluccio Poggio della Dogana affronterà scelte coraggiose, riprendendo tutti i capisaldi del progetto originale: per ogni “Ronco” sarà prodotto un vino ottenuto con meticoloso rispetto della vigna di provenienza. A completare l’offerta commerciale contribuiranno poi il sangiovese “Le More” e il Sauvignon “Lunaria”. Su un totale di 20 ettari vitati –  9 dei quali a Castrocaro e 11 a Brisighella –  Poggio della Dogana produce Sangiovese di Romagna Doc e, dal 2020, Albana di Romagna Docg. La produzione totale nel 2019 è stata di 25mila bottiglie.  

Ronco Casone e Ronco della Simia saranno prodotti già nel 2020

Le vigne storiche di Castelluccio saranno restaurate, sin dalla vendemmia 2020, per rimettere in produzione il Ronco Casone ed il Ronco della Simia la cui produzione mancava ormai da oltre 15 anni. Per Ronco Ginestre e Ronco dei Ciliegi si renderà necessario un tempo di riposo ed attesa del ripristino delle vigne, le ultime vendemmie commercializzate saranno la 2013 e la 2015. Il Ronco del Re ritornerà ad essere l’eccezione alle regole e prodotto solo nelle annate più convincenti, per ora la commercializzazione si interromperà con la vendemmia 2011».

La direzione agronomica di Francesco Bordini

La conduzione dei quasi 30 ettari di vigneti di Ronchi di Castelluccio Poggio della Dogana (8 dei quali oggetto della nuova acquisizione) è affidata all’agronomo ed enologo Francesco Bordini, grande conoscitore dei vitigni romagnoli, noto come il “rivoluzionario del Sangiovese” e figlio di Remigio Bordini che partecipò al successo di Ronchi dei Baldi di Castelluccio. Nelle sue mani ora il compito di portare ad alti livelli la nuova realtà che ha un potenziale produttivo di 100mila bottiglie.

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