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Orsolani: un vigneto esaltante

15 Settembre 2009 Roger Sesto
La famiglia Orsolani, di San Giorgio Canavese (Torino), alleva la vite dal 1894. Oggi guidano l’azienda Angela e Gian Luigi Orsolani, coltivando 20 ettari di vigna nei comuni di Caluso, San Giorgio Canavese, Roppolo, Piverone e Mazzè, per una produzione di circa 160 mila bottiglie. Ed è proprio Gian Luigi a raccontarci del suo Vignot S. Antonio, Erbaluce di Caluso in purezza. «Nel 1996 nasce il Vignot, per celebrare una vigna, che abbiamo ritenuto potesse dare vita a un vino di particolare struttura e longevità, grazie all’Erbaluce. L’idea iniziale era quella di farlo fermentare in legno, ma negli anni tale pratica si è ridimensionata, sino al 2006, quando abbiamo deciso di abolire la barrique; inoltre parte delle viti a pergola dal 2000 sono state convertite a Guyot. Parlando delle annate, nella 1996 la parte che ha fermentato in piccoli fusti di Allier ha mostrato predominanza, facendo sì che il vino rimanesse chiuso per alcuni anni; ciò ha però giovato alla sua longevità, favorita dalla freschezza, e oggi questo millesimo mostra grande piacevolezza. La 1997 è stata viceversa un’annata caldissima; la raccolta è avvenuta nella terza settimana di settembre. Tutto ciò ha determinato un vino pronto, con una minor dominanza di legno, ma anche meno longevità. Nel 1999 la presenza del legno si è perfettamente armonizzata, con il risultato di un vino equilibrato ancora oggi. Il 2000 ha presentato un agosto più caldo del 1999; l’impiego della barrique per la fermentazione è stato ridotto, a beneficio del varietale: è un vino che sta invecchiando bene. L’annata 2001 è stata perfetta! Con piogge presenti in tutti i mesi, tranne in luglio. Ulteriormente diminuita la frazione di vino in barrique, oggi il 2001 si presenta lievemente ridotto al primo impatto, per poi aprirsi in modo complesso, con un potenziale di invecchiamento molto elevato. Nel 2003 abbiamo avuto calore elevatissimo, siccità, escursioni termiche nulle. Tutto ciò ha parzialmente bloccato la maturazione, determinando uve meno zuccherine, prive di acido malico, ma con un pH interessante. Nel 2004 abbiamo usato minimamente il legno e il vino sta dimostrando di evolvere virtuosamente. Nel 2006 è entrata in produzione la nuova vigna a Guyot, che ha determinato uve più zuccherine eliminando del tutto l’uso del carato».

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