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Oiv annuncia i dati della congiuntura vinicola mondiale 2016

19 Aprile 2016 Emanuele Pellucci
Il vigneto Cina che ha continuato ad espandersi (+34 mila ettari nel 2015), confermandosi al secondo posto nel mondo dietro alla Spagna; la produzione mondiale di vino che ha toccato i 274,4 milioni di ettolitri (+2,2%); il consumo che si è stabilizzato intorno ai 240 milioni di ettolitri dopo la crisi economica del 2008; gli scambi che continuano a progredire in termini di volume, ma soprattutto in valore toccando rispettivamente i 104,3 milioni di ettolitri (+1,8%) e i 28,3 miliardi di euro (+10,6%). Sono questi i dati salienti del settore vitivinicolo mondiale forniti dall’Oiv (Organisations Internationale de la Vigne et du Vin) nel corso della tradizionale conferenza stampa tenuta nei giorni scorsi nella sede parigina sul tema della congiuntura vinicola mondiale 2016. Per bocca del suo direttore generale, il francese Jean-Marie Aurand, sono state anche illustrate le fluttuazioni e le tendenze per questo 2016.  

Meno vigne in Europa. Cresce la Cina

Se il vigneto cinese e anche quello neozelandese continuano a crescere, al contrario il vigneto dell’Unione Europea subisce una nuova flessione (26 mila ettari in meno rispetto al 2014), con la Spagna largamente in testa (1,021 milioni di ettari) davanti alla Cina (0,82 milioni) e alla Francia (0,78 milioni). La superficie vitata mondiale complessiva ammonta a 7.534.000 ettari, con una flessione di circa 7 mila ettari rispetto all’anno precedente. Entrando più nel dettaglio, per quanto riguarda il vigneto Europa, l’Oiv rileva che dopo la fine del programma comunitario 2011-2012, gli espianti sono diminuiti fino a stabilizzare la superficie vitata a 3.362 mila ettari. In leggera crescita, invece, le superfici del resto del mondo, che si attestano a poco più di 3.500 mila ettari, grazie agli impianti nel continente australe e alla Cina, mentre in calo sono le superfici vitate di Turchia, Brasile e Sudafrica.  

Si produce di più, Italia in testa

A questo decremento di impianti vitati fa però riscontro l’aumento della produzione di vino (+5,8 milioni di ettolitri), con l’Italia che si piazza al primo posto (49,5 milioni) davanti a Francia (47,5) e Spagna (37,2), mentre gli Stati Uniti per il terzo anno consecutivo crescono fino ad arrivare a 22,1 milioni. Nettamente inferiori le produzioni dei Paesi dell’emisfero sud: in testa l’Argentina (13,4 milioni), che però arretra rispetto al 2014, aumenta invece il Cile (12,9) e resta stabile l’Australia (11,2). Leggere flessioni hanno fatto registrare nel 2015 sia il Sudafrica (11,2 milioni) che la stessa Cina (11 milioni). Sempre in relazione all’emisfero meridionale, le prime stime del raccolto 2016 parlano di una produzione in leggero calo rispetto al 2015, ad eccezione di Australia e Nuova Zelanda.  

La ripresa dei mercati nella congiuntura vinicola mondiale 2016

Nel corso della conferenza stampa, Jean-Marie Aurand ha voluto sottolineare il seppur leggero incremento dei consumi registrato lo scorso anno (+0,9%) nel quale gli Stati Uniti si confermano il primo Paese consumatore, con 31 milioni di ettolitri. Stabile il consumo in Italia (20,5 milioni) e in Spagna (10), mentre in Francia continua la forte caduta (27,2) anche rispetto al 2014. Quanto alla Cina, il consumo è stimato intorno ai 16 milioni di ettolitri, con un leggero aumento (+0,5%) rispetto allo scorso anno. Interessanti anche i dati sugli scambi internazionali, che vedono la Spagna al primo posto nell’export in volume con 24 milioni di ettolitri. In crescita le esportazioni dei vini effervescenti (+5,6%), che rappresentano l’8% dei volumi totali, mentre i vini sfusi e in contenitori superiori ai due litri rappresentano il 3,8%. Quanto all’export in valore, qui la Francia occupa tradizionalmente il primo posto, con 8,2 miliardi di euro nel 2015. Sul medio termine queste fluttuazioni corrispondono finalmente a una ripresa degli incrementi in volume e in valore del mercato mondiale dopo le “pause” del 2013 (in volume) e 2014 (in valore).  

Germania, Regno Unito, Usa: il podio degli importatori

Infine, per quanto riguarda i principali Paesi importatori, i primi dieci della graduatoria rappresentano il 70% delle importazioni mondiali in volume (+3%) e hanno visto una crescita in valore del 9,4% rispetto al 2014. Se in fatto di volumi il “podio” è composto, nell’ordine, da Germania, Regno Unito e Stati Uniti, diversamente avviene per quanto riguarda i valori dove le posizioni sono invertite, con gli Stati Uniti sul gradino più alto e la Germania al terzo posto, mentre il Regno Unito conserva anche in questo caso la seconda posizione.

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